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La Mossa del cavallo

La Mossa del cavallo
Febbraio 27
14:00 2018

Ieri sera la RAI ha messo in onda lo sceneggiato, anzi, scusate, la fiction, basata sul romanzo di Andrea Camilleri. Ne è venuta fuori una molto ben fatta opera televisiva che descrive la capacità siciliana di “armare mutuperio”, di creare le storie parallele, utili a disegnare realtà inesistenti ma di certo ben più comode di quelle vere.
Lo sappiamo, lo abbiamo più volte vissuto, la facilità con la quale l’ucciso piuttosto che essere la vittima diviene colpevole della sua morte per comportamenti “immorali”. Così come il “parrino” viene ucciso perchè “fimminaru”, delitti come quello del Sindaco Giuseppe Insalaco (Gennaio 1988) vennero fatti passare come questioni d’onore.
Una Sicilia che ha la mafia nel DNA, che ha nel suo stesso esistere la connivenza, la naturale propensione a organizzarsi per stati e strati paralleli, il considerare positivo l’esser parte di consorterie.
La storia, non lo ha detto Camilleri nella sua appassionata presentazione, prende spunto da un fatto veramente accaduto a Barrafranca, nel 1876.
Il fatto, ripreso da Leopoldo Franchetti, un politico italiano che, insieme a Sidney Sonnino, gettò le basi per la “Questione Meridionale”, vede la uccisione di Don Andrea Vasapolli, Parroco, esponente di una importante famiglia di possidenti barresi. Del delitto viene immediatamente ed artatamente accusato un giovane ispettore dei mulini, Francesco Costero da Moncalieri, un “piemontese”, peraltro per provenienza e professione, malvisto dalla gente del luogo. Solo dopo complicati passaggi, poi romanzati magistralmente dal Camilleri anche con l’uso di “documenti”, si perverrà alla verità. Ad uccidere il prete era stato il cugino dello stesso, Eugenio Vasapolli, intento ad evitare che i beni di famiglia potessero finire nelle avide mani del cugino “parrino”.
Intorno, la società siciliana, barrese. La stessa che accoglierà anni dopo il giovane pretore Giuseppe Guido Lo Schiavo, anch’egli coinvolto in questioni di mafia ed omertà poi narrati nel romanzo autobiografico “Piccola Pretura” e nel film di Pietro Germi “In nome della Legge”.
Insomma, Barrafranca come luogo letterario, anzi location, come si dice oggi.

Sull'Autore

Giuseppe Maria Amato

Giuseppe Maria Amato

Consulente ambientale

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