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La crisi del M5s non è nello scandalo rimborsi ma nel programma

La crisi del M5s non è nello scandalo rimborsi ma nel programma
febbraio 20
08:36 2018

L’altro giorno, per strada sono stato fermato da uno sconosciuto, probabile sostenitore del Pd, a giudicare da quel che ha detto, che, con fare arrogante mi ha chiesto: “quanto costerà elettoralmente queste scandalo ai suoi amici dei 5 stelle? Vogliono fare i puri, ma rubano come tutti” proseguendo poi su questo tono. Non l’ho degnato di una risposta e gli ho girato le spalle.

A modo suo, il tanghero aveva ragione, perché questo è il messaggio che è arrivato agli italiani: i 5 stelle (poco importa che sono una decina o poco più, il 10% sul totale) rubano e sono stati scoperti. In realtà non hanno fatto nessun reato: si tratta del mancato versamento di un atto di liberalità promesso, ma in nessun modo di appropriazione indebita di denaro pubblico.

C’è l’aspetto sgradevolissimo del bonifico poi revocato, fatto solo per esibire la fotocopia, che denota un animus incline alla frode, ma che tradisce una regola interna al movimento, non una legge dello Stato. Che poi questo fosse un atto di liberalità che nessun altro gruppo parlamentare fa e che il 90% (o giù di lì) dei parlamentari grillini lo abbia eseguito fedelmente, non è cosa che interessa: quel che conta è poter dire che sono tutti uguali, perché, se tutti sono colpevoli, nessuno è colpevole. Così fan tutti. Il che è come mettere sullo stesso piano un ragazzino che ha falsificato la firma del padre su una giustificazione e quello che ha fatto una rapina in banca con il mitra. A proposito di Banche: il Pd non penserà di risolvere tutto scaricando su Bankitalia e Consob, vero?! Certo è che se i guai giudiziari dei renziani fossero come la questione dei rimborsi dei 5 stelle, si bacerebbero i gomiti.

Ma questo ceffone in pieno viso i pentastellati se lo meritano e può fargli bene: così magari imparano che fare la giusta battaglia per l’onestà nella gestione del denaro pubblico non significa fare questa grottesca esibizione di onestà per cui “noi siamo i più onesti del reame e gli altri sono tutti merde”. Anche perché, sin qui non hanno avuto occasione di governare e non sappiamo come si comporterebbero.

Io non mi fido di me stesso: non ho mai fatto nessuna scorrettezza nelle rare occasioni in cui ho gestito briciole infinitesimali di denaro dello Stato (questo posso dirlo con serenità) ma come mi comporterei di fronte ad una tangente di decine di milioni? Spero che saprei resistere, ma come posso saperlo di sicuro? Se non sbaglio c’era un Tale che insegnava ad implorare “Non ci indurre in tentazione”. La melma della corruzione non si risolve promuovendo un ceto politico sedicente più onesto, ma evitando che si formino troppe tentazioni e questo lo si fa con i controlli preventivi.

Se fossi ministro (tranquilli: non accadrà mai e non vorrò mai farlo) vorrei essere controllato molto strettamente per evitare tentazioni. Politici ed amministratori non devono poter rubare, scoprirli e punirli dopo serve a poco, perché il danno già c’è stato, mentre non deve esserci proprio. Certo: la sicurezza assoluta non c’è mai, ma, almeno, rendiamo la cosa un po’ più difficile. Se poi c’è un ladro così geniale da evitare tutti i controlli e, dopo, farla franca pazienza: che uno rubi un miliardo si può anche sopportare e metterlo nelle spese generali. Ma che centomila imbecilli rubino 10 milioni a testa non si può sopportare perché il danno all’erario sarebbe mille volte superiore, vi pare? E poi, essere truffato da un genio si può sopportare, esserlo da un cretino proprio no.

E qui i 5 stelle hanno mostrato di essere inadeguati: hanno gonfiato i petti in una grottesca esibizione di onestà, di spirito francescano, di eroico senso del sacrificio ma non hanno proposto niente di efficace nel contrasto alla corruzione. Cari amici, non è necessario che siate perfetti, ci basta che siate umani e mediamente corretti, che di questi tempi è già molto. Per il resto, applicatevi a studiare misure realistiche contro la corruzione e non fate cose inutilmente complicate.

Ad esempio, questa inutile esibizione di rigore con la raccolta di scontrini di bar, ricevute di taxi e di ristoranti eccetera è una buffonata. Sarebbe bastato calcolare una cifra forfettaria, tenendo conto delle diverse condizioni personali (avere tre figli non è la stessa cosa che essere single, abitare a Sondrio non è la stessa cosa che abitare al rione Nomentano di Roma, perché il primo deve prendere casa a Roma ed il secondo no eccetera), stabilire le quote da versare mensilmente con un rid bancario (poi, per spese eccezionali presentare al gruppo la domanda di rimborso) e controllare mensilmente l’addebito automatico. Ci voleva molto a pensarlo?

Ora non ci sarebbe questo “scandalo”. E poi: Fico ha ragione a dire che qualcuno ha voluto colpire il M5s (anche se, sia chiaro, le Iene fanno il loro mestiere di giornalisti e se hanno una notizia la danno) però, cari amici, ve la siete andata a cercare. I controlli che Di Maio va facendo ora andavano fatti a suo tempo e, al massimo un mese prima di fare le liste. E’ da imbecilli matricolati non aspettarsi che gli altri stiano con il fucile spianato per beccarti. Per fortuna la gente ha una sua intelligenza e non credo che questa vicenda peserà più di tanto sul risultato elettorale.

Insomma non è questo irritante episodio che danneggerà granché il M5s, quanto altre cose più serie come il programma sciatto e destrorso, le liste da incubo che hanno fatto dopo aver promesso il “controllo di qualità” (e meno male che hanno fatto questo controllo, perché sennò ci trovavamo Messina Denaro in lista!), ma delle liste parleremo ancora, la pessima campagna elettorale che stanno facendo. E poi c’è da capire che impatto avrà la freddezza di Grillo, la rinuncia di Di Battista, il mutamento del simbolo, la pessima ed illegittima riforma statutaria, la scissione di Borrelli e le critiche di Colomban eccetera.

Vedremo il 5 aprile. Per ora il M5s ha il problema di “uscire vivo” da questa campagna elettorale (cioè non scendere sotto il 25%) poi dopo occorrerà aprire una profonda riflessione su tutto: leadership, modello organizzativo, linea politica, stile di lavoro eccetera. Ma ne parleremo fra due settimane.

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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

Ricercatore in Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Milano

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