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Musumeci e Armao facciano chiarezza sui 5 miliardi di euro di crediti cancellati dal Bilancio

Musumeci e Armao facciano chiarezza sui 5 miliardi di euro di crediti cancellati dal Bilancio
Gennaio 15
13:31 2018

Cerchiamo di essere seri: questi 5 miliardi di euro tolti ‘temerariamente’ dal Bilancio della Regione li stanno pagando i siciliani con le proprie tasse! E li stanno pagando con servizi e pagamenti che la Regione non riesce più ad effettuare. Se in questa storia qualcuno ha sbagliato è bene accertarlo. Altrimenti avremo tutto il diritto di definire il Governo Musumeci politicamente colluso con il PD renziano!

La campagna elettorale per le elezioni politiche nazionali è entrata nel vivo. E appunto per questo il nuovo Governo regionale di Nello Musumeci ha il dovere di fare chiarezza sui conti della Regione siciliana: cosa che fino ad ora non è stata fatta, nonostante le promesse in campagna elettorale e nonostante la conferenza stampa tenuta nelle settimane scorse dallo stesso Musumeci e dall’assessore all’Economia, Gaetano Armao.
I siciliani hanno il diritto di conoscere qual è la reale situazione del Bilancio della Regione, a meno che, sottobanco, il Governo Musumeci non si sia già messo d’accordo con il PD (leggere accordo romano tra Renzi e Berlusconi esteso fino alla Sicilia).
Due sono i dati che il Governo regionale ha il dovere di illustrare.
Il primo dato – che a noi sembra enorme – è il disavanzo di 5 miliardi e 900 milioni di euro di cui hanno parlato Musumeci, Armao e gli organi di informazione che hanno dato per buono questo numero che definire eclatante è poco.
Di solito, in una conferenza stampa, quando si parla di dati di Bilancio, un Governo li illustra per filo e per segno. Cosa che avrebbero dovuto fare Musumeci e Armao, visto che hanno a disposizione gruppo di docenti universitari e professionisti che hanno affiancato – così abbiamo letto – il Governo regionale in questa sorta di due diligence del Bilancio regionale.
A noi questo dato sembra incredibile: perché 5,6 miliardi di “disavanzo” – ovvero un’eccedenza delle uscite sulle entrate di tale portata – rispetto a un indebitamento complessivo della Regione pari a 8 miliardi e 300 milioni di euro, non avrebbe precedenti nella storia di una pubblica amministrazione.
Ma visto che è stato certificato da docenti universitari e da professioni (commercialisti ed esperti di contabilità pubblica: materia universitaria, del resto, che l’assessore Armao conosce bene), ok: che lo illustrino e ci dicano come ha fatto la Regione a raggiungere un’eccedenza delle uscite sulle entrate di 5,9 miliardi di euro!
L’unica cosa che non è accettabile è il silenzio su questo dato: se per caso qualcuno ha preso una bella cantonata, ebbene, non c’è niente di male: che lo ammetta. Viceversa, spieghi il dato.
La seconda notizia che i siciliani hanno il diritto di conoscere si sintetizza in questa domanda: a chi sono stati ‘regalati’ i 5 miliardi di residui attivi che la Regione siciliana, nel 2015, ha cancellato dal Bilancio regionale su proposta del Governo di Rosario Crocetta? (in realtà, l’operazione è stata disposta dall’allora assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei).
Questo è un punto centrale. L’ex assessore Baccei ha sempre giustificato questo atto dicendo che la ‘ripulitura’ del Bilancio dai residui attivi era un’operazione richiesta dalla Corte dei Conti e prevista dalla riforma della contabilità pubblica introdotta in Italia con il Decreto legislativo n. 118 del 2011.
L’argomento, dagli addetti ai lavori, è reso estremamente tecnico per non fare capire niente ai cittadini. Ora noi proveremo a illustrarlo con parole semplici, se ci riusciamo comprensibili se non a tutti, almeno a chi ha un po’ di buona volontà.
Nel Bilancio ci sono, semplificando al massimo, le entrate e le uscite. Noi esamineremo una sezione delle entrate della Regione siciliana: i residui attivi.
Si tratta di fondi iscritti in Bilancio fra le entrate che, però, per vari motivi, non si materializzano e vengono riportati di anno in anno fra le entrate in attesa che chi deve pagare paghi.
La Regione siciliana, o meglio, il Bilancio della Regione siciliana, fino al 2015, teneva fra le proprie entrate circa 10 mila miliardi di residui attivi, cioè di soggetti che non pagano.
Su un punto l’ex assessore Baccei ha ragione: da anni la Corte dei Conti chiedeva alla Regione chiarezza su questi residui attivi. Chiedere chiarezza, però, non significa cancellarli sic et simpliciter: al contrario, significa verificare chi sono questi creditori, vedere se sono nelle condizioni di pagare (capire, ad esempio, perché non hanno pagato se possono pagare) e, solo nel caso in cui si dovesse accertare che questi soggetti debitori sono morti o falliti (e quindi nell’incapacità di pagare), cancellare questi crediti dal Bilancio della Regione.
Quello che diciamo noi è scritto, del resto, nel citato Decreto n. 118: il “riaccertamento straordinario dei residui attivi” consiste proprio in questo: un’amministrazione pubblica deve accertare se tra i residui attivi ci sono soggetti che non possono pagare e, di conseguenza, eliminare queste entrate dal Bilancio.
Quello che, però, l’ex assessore Baccei non dice è come sono andate le cose negli uffici della Regione.
Gli uffici dell’assessorato regionale all’Economia, prima di cancellare i crediti considerati inesigibili, devono scrivere ai creditori e accertare che tali creditori non siano nelle condizioni di pagare.
Gli uffici della Regione hanno inoltrato ai creditori dei 5 miliardi le lettere (una per ogni creditore) chiedendo conto e ragione di questi crediti?
A noi risulta di sì: a noi risulta che un dirigente ha inviato la richiesta di notizie sullo stato di questi crediti a tutti i soggetti che erano debitori di questi soldi alla Regione.
A noi risulta – questo il punto – che quasi tutti questi soggetti non abbiano fornito alcuna risposta agli uffici della Regione.
Ebbene, in assenza di questa risposta – e quindi in assenza dell’accertamento dello stato di questi crediti da parte dell’amministrazione regionale – il Governo regionale ha disposto comunque la cancellazione di questi 5 miliardi di crediti!
Che dire? Che l’assessore Baccei si è assunta una bella responsabilità politica. Ma ancora più coraggiosi sono stati i dirigenti dell’assessorato all’Economia della Regione, che si sono assunti la responsabilità amministrativa di questo atto forse un po’ troppo temerario.
Coraggiosissimi, poi, sono stati i parlamentari della vecchia Assemblea regionale siciliana che hanno votato sì al Bilancio che prevede questa cancellazione.
Perché diciamo che sono stati coraggiosissimi? In primo luogo perché, come già accennato, hanno cancellato questi 5 miliardi di residui attivi senza aspettare la risposta dei creditori (che, lo ribadiamo, non hanno mai risposto). E poi perché – fatto contabilmente importante – questi 5 miliardi di euro tagliati dal Bilancio regionale sono stati ‘spalmati’ nei trent’anni successivi: in pratica, sono gli ignari cittadini siciliani che stanno pagando a rate, con le tasse, questi 5 miliardi di fondi tolti dal Bilancio della Regione.
Non solo. Oltre a pagare a rate questi 5 miliardi, i cittadini siciliani sono rimasti senza soldi per pagare i Comuni, per pagare le Province (sull’orlo del fallimento), per pagare i precari dei Comuni e della stessa Regione, per pagare gli interventi in agricoltura (si pensi ai 2 mila dipendenti dei Consorzi di Bonifica che vengono pagati con uno spropositato aumento dei canoni idrici agli agricoltori!), per pagare gli interventi nei beni culturali. E, soprattutto, fatto gravissimo, per far funzionare bene la sanità, visto che, anche per mancanza di questi 5 miliardi di euro, la Regione toglie i soldi alla sanità pubblica per pagare le rate dei mutui, i dipendenti della SAS e l’ARPA!
Ci fermiamo qui per carità di patria, perché i soggetti che la regione non può pagare, o che paga in ritardo sono tanti!
Da qui la domanda centrale: è corretto far pagare ai cittadini siciliani questi 5 miliardi di crediti tolti dal Bilancio senza che sia stata del tutto accertata l’inesigibilità di questi fondi?
Oggi – rispondendo al professore Massimo Costa, leader di Siciliani Liberi e docente universitario di Economia che contesta questa manovra – Baccei rivolta un po’ la ‘frittata’ e sul quotidiano Live Sicilia scrive:
“La cancellazione non elimina il diritto e il dovere di mettere in campo tutte le procedure per riscuoterlo, ma se le possibilità sono pochissime (o nulle) meglio non iscriverlo a bilancio, per non metterlo piu a rischio. Tutto qui”.
Quello che scrive Baccei è vero: i 5 miliardi di euro cancellati possono sempre essere iscritti di nuovo nel Bilancio (e già questa sarebbe una bella forzatura: non a caso – cioè proprio per evitare anche questo – il citato Decreto n. 118 prevede il “riaccertamento straordinario dei residui attivi”, che vanno verificati prima e non dopo l’approvazione di un Bilancio pubblico!).
C’è, però, un piccolo particolare che Baccei non ha calcolato (o che fa finta di non conoscere: e cioè che il Bilancio della Regione, dopo la cancellazione di 5 miliardi di residui attivi, è stato ‘parificato’ dalla Corte dei Conti (cioè approvato dalla magistratura contabile).
Sarebbe singolare – molto singolare! – che, dopo aver ottenuto la ‘parifica’ del Bilancio dalla Corte dei Conti, la Regione rimette nel Bilancio i 5 miliardi di euro cancellati!
Per carità: tutto può succedere.
Quello che, invece, non deve succedere è che l’attuale Governo regionale non faccia chiarezza su questa storia.
Il presidente Musumeci e l’assessore Armao hanno il dovere di far conoscere ai siciliani i nomi dei soggetti ai quali la Regione non ha chiesto indietro questi soldi, di fatto regalandoli a tali debitori. Se non altro perché si tratta di 5 miliardi di euro che, come già accennato, i siciliani stanno pagando a rate e con enormi penalizzazioni in tanti settori della società.
Musumeci e Armao debbono chiarire anche un altro aspetto di questa vicenda: e cioè capire perché i creditori, pur sollecitati dagli uffici dell’assessorato all’Economia a fornire informazioni su tali crediti, non hanno fornito alcuna risposta.
Chi sono questi ‘fortunati’? Per caso abbiamo regalato soldi anche allo Stato?
Se Musumeci e Armao non faranno chiarezza su questi due punti, bene, sarà legittimo affermare che l’attuale Governo regionale è politicamente colluso con il passato Governo regionale a guida PD e, in particolare, con il PD di Renzi, stante il fatto che Baccei, questo lo sanno tutti, è stato la lunga mano dello stesso Renzi alla Regione siciliana.

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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