NientediPersonale.com

Folle di giovani emigrano dal Sud? Il governo esulta

Folle di giovani emigrano dal Sud? Il governo esulta
gennaio 10
14:52 2018

Sì, siamo al paradosso, alle comiche se non fosse una tragedia per il Sud. Il governo esulta nel diffondere i dati sull’occupazione che cresce proprio nei giorni in cui sui social impazzano le foto delle stazioni meridionali prese d’assalto dai giovani che, a centinaia di migliaia, lasciano la loro terra ricca di bellezza, di storia e cultura, insieme agli affetti, il sole, i profumi, il mare per stiparsi in autobus per il Nord che attraversano lo stivale in dodici, quindici, venti ore, preferibili a treni improbabili che nelle regioni meridionali, quando ci sono, viaggiano a un velocità media inferiore a mezzo secolo fa. In quanto agli aerei, da Roma o Milano per Calabria e Sicilia, costano più che per New York. E’ la legge di mercato, dicono, confondendola con quella del ricatto.

Quanti sono i giovani disoccupati al Sud? Il 65%, tra le donne l’80%, mentre il governo diffonde i nuovi dati Istat: “Creati 458.000 posti di lavoro in un anno, occupazione all’11% tornata a livelli precrisi, quella giovanile scesa al 32%”. Dov’è l‘inganno? I posti a tempo indeterminato sono meno di 50.000, ovvero solo il 10% del quasi mezzo milione sbandierato, gli altri 400.000 sono lavori finti, tutti a tempo determinato, per pochi mesi, settimane, addirittura giornate che, facendo ruotare i disoccupati a turno per un “lavoretto”, a fine anno li fa apparire tutti “occupati”, anche se hanno guadagnato cento euro. E’ il jobs act bellezza. Ci affliggono con queste americanate semantiche per prenderci per i fondelli?

L’inganno al Sud è doppio perché i dati diffusi dal governo sono medie nazionali e non dicono che i dati della disoccupazione sono esattamente il doppio che al Nord. Non dicono che ogni anno dal Mezzogiorno emigrano oltre cinquantamila giovani qualificati , 656.000 in dodici anni, in gran parte laureati, che desertificano le loro città per apportare altra ricchezza in una terra già ricca, impoverendo ancor di più quella propria. E già, perché se nel passato l’Italia s’è fatta grande con le rimesse degli emigrati meridionali all’estero, oggi ‘sti ragazzi del Sud, con quel poco che guadagnano nell’Oltrepò, non ci campano nemmeno senza i pacchi alimentari e i soldi della famiglia rimasta “giù”. Giù dove, di grazia, se il pianeta è tondo?
Colpa del Sud, dicono, dei meridionali tutti mafiosi che non hanno cultura del lavoro, né voglia di fare impresa, di rimboccarsi le maniche come fanno al Nord e altre stupidaggini razziste diffuse a iosa dal sistema mediatico italiano, al servizio del potere finanziario e politico stabilmente insediato al Nord. Potere che ha bisogno di forza lavoro a poco prezzo da sfruttare al meglio. A tal fine, necessita di territori più poveri, dove attingere manodopera da un esercito di disoccupati secondo necessità. Sapete quanto costa in più fare impresa al Sud in termini di trasporto, interessi bancari, premi di assicurazioni, mafie scarsamente combattute dallo Stato?

In quanto al potere mediatico, è esemplare l’immagine diffusa ieri da un quotidiano nazionale in cui, a Milano, si vedono alcuni pendolari spingere a braccia un autobus cittadino in panne per farlo ripartire. I titoli? “Milano non perde tempo”, “I milanesi si rimboccano le maniche”, “Dinamismo milanese” etc. Fosse accaduto a Napoli, ma anche a Roma: “Si attaccano al tram”, “E’ tutto uno sfascio”, “Amministratori incapaci” etc.
In quanto al potere economico-politico nazionale, nessuno dice quanto lo Svimez certifica. Ovvero che negli ultimi dieci anni il sostegno all’industria al Sud è calato dell’80,5%, che tra il 2007 e il 2012 il governo, per l’internazionalizzazione industriale al Sud ha destinato 11,6 milioni di euro a fronte dei 351,5 dati al Centronord. Nessuno dice che su quasi cinque miliardi di euro per le infrastrutture ferroviarie, al Sud ne è stato destinato solo il 2%. Nessuno dice che per il cosiddetto piano “Industria 4.0” di 8,6 miliardi di euro, al Sud andranno 656 milioni, l’8%. Questo e altro l’Italia fa, e non da adesso, al 34% degli italiani che vivono nelle regioni meridionali, anche per l’istruzione, la salute, la sicurezza, l’ambiente e quant’altro possa creare sviluppo a un territorio.

Nonostante ciò, il sud reagisce, il 50% delle start up giovanili italiane sono meridionali, la necessità aguzza l’ingegno. Nonostante la continua denigrazione e la scarsità di trasporti, il turismo è in fortissima crescita, a partire da Napoli. Nonostante quest’Italia, il Sud nel 2017 è cresciuto qualche decimale in più del Nord. Nonostante ciò il Sud non muore e può urlare, come Steve Mc Queen in Papillon, “Sono ancora vivo, figli di p…..”.
Pensiamo che cosa potrebbe diventare se lo Stato facesse il suo dovere nel dare al Sud quanto gli spetta, ovvero il 34% di tutto, come chiede la petizione “Agenda Sud 34%” lanciata online il mese scorso da una nutrita schiera di giornalisti, scrittori e docenti universitari affermati, personaggi dello spettacolo famosi, imprenditori e politici importanti, etc. petizione prossima alle 15.000 firme.

Sull'Autore

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

Giornalista e scrittore

Cerca nel sito

Seguici su

Iscriviti al blog tramite email




Commenti Recenti

Questo discorso sulla laurea in giurisprudenza è molto pernicioso. L'amministrazione prevede un sistema articolato...

Miccichè usci dal governo Lombardo lasciando aperta la porta agli inciuci di Lumia e Cracolici,...

Mi permetto di sottolineare che, se è vero che Armao sia stato uomo della squadra...

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial