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Regione/ Il ‘caso’ di Patrizia Monterosso e i dirigenti di terza fascia che non piacciono al TAR

Regione/ Il ‘caso’ di Patrizia Monterosso e i dirigenti di terza fascia che non piacciono al TAR
dicembre 11
17:58 2017

Quanti sono, oggi, nell’amministrazione regionale siciliana i dirigenti che hanno vinto un concorso? E’ da lì che il Governo di Nello Musumeci attingerà per la nomina dei dirigenti generali? E come finirà la storia del TAR Sicilia che, qualche anno fa, ha posto rilievi sui dirigenti generali pescati dalla terza fascia?

A parte la sostituzione – e quindi il ‘siluramento’ – del Segretario generale della presidenza della Regione siciliana, Patrizia Monterosso, sostituita da Maria Mattarella, sta passando ancora una volta nel silenzio la vicenda dei dirigenti generali della Regione siciliana. Non ci riferiamo tanto ai nomi – che a parte qualche sostituzione sono sempre gli stessi – ma a una questione ben più importante: i titoli.
La prima domanda è: quanti sono, oggi, negli uffici della Regione siciliana i dipendenti che sono entrati con un concorso pubblico, così come prevede la Costituzione? E quanti sono i dirigenti regionali vincitori di concorso? Sarebbe eccessiva la richiesta al Governo di Nello Musumeci di fare chiarezza su questo punto?
I titoli, poi, meritano un discorso a parte. Dopo anni ci si accorge che il Segretario generale uscente di Palazzo d’Orleans, la già citata dottoressa Patrizia Monterosso, non avrebbe i titoli per accedere all’incarico di burocrate più alto in grado della Regione siciliana. Ma non era già noto da tempo che la dottoressa Monterosso è laureata in Filosofia e non in Giurisprudenza? Come mai tale rilievo emerge dopo che la dottoressa Monterosso ha occupato un ruolo così importante durante la vita di ben due Governi regionali, quello di Raffaele Lombardo e quello di Rosario Crocetta?
Addirittura, ci sarebbero degli ex assessori del Governo Crocetta finiti sotto inchiesta perché il giorno in cui la Giunta si riunì per confermare l’incarico di Segretario generale alla dottoressa Monterosso erano presenti.
Detto questo, ci permettiamo di ricordare che Segretari generali non laureati in Giurisprudenza si sono avvicendati anche a Palazzo Reale, sede del Parlamento siciliano. La nostra non vuole essere una difesa della dottoressa Monterosso, che è stata espressione di Governi regionali fallimentari, dal Governo di Totò Cuffaro a quello di Crocetta, passando per il Governo Lombardo. Insomma: forse la laurea in Giurisprudenza sarebbe gradita anche per la Segreteria generale dell’Assemblea regionale siciliana, visto che parliamo di leggi. O no?
Sul fatto che nella dirigenza della Regione ci sia molta confusione non ci sono dubbi. Perché se è legittimo che un ingegnere, da dirigente generale, si occupi di infrastrutture, di rifiuti, di acqua, di energie, al limite anche di urbanistica (anche se, in questo caso, sarebbe preferibile un architetto), è molto discutibile che un laureato in Architettura si occupi di finanza locale o di Formazione professionale, che un ingegnere scriva decreti, o che un agronomo vada a svolgere il ruolo di commissario nei Comuni e nelle Province.
Tutti d’accordo sul fatto che, nelle questioni tecniche amministrative, là dove si richiede la conoscenza del Diritto, è bene utilizzare i laureati in Giurisprudenza. E infatti torna la domanda che abbiamo posto all’inizio, anche se in modo più specifico: quanti sono, oggi, negli uffici della Regione, i dirigenti che si occupano di questioni amministrative con alle spalle un concorso superato dopo aver svolto un tema di Diritto amministrativo?
La nostra non è una domanda buttata così, per caso: perché non è concepibile che i cittadini siciliani paghino le tasse per avere un servizio, da parte dell’amministrazione regionale, che spesso è approssimativo, anche per mancanza di competenze specifiche. O è sbagliato pretendere – da parte dei cittadini – che i dirigenti regionali che si occupano di Diritto amministrativo l’abbiano studiato presso un’università?
Certo, possiamo stabilire che il titolo di studio non ha valore e contano solo le competenze. Bene. Però questo va detto prima, non a ‘partita iniziata’. Precisando che le competenze debbono essere sostanziate da un curriculum corredato da incarichi legittimi e non illegittimi, come succede nell’amministrazione pubblica regionale. Giudizio esagerato, il nostro?
Non esattamente. A proposito dei dirigenti generali della Regione ci permettiamo di ricordare che, qualche anno fa, i giudici del TAR Sicilia (Tribunale Amministrativo Regionale) hanno respinto un ricorso presentato da due dirigenti generali proprio avverso la nomina di Patrizia Monterosso a Segretario generale della presidenza della Regione.
Sono interessanti le motivazioni addotte dai giudici del TAR nel respingere il ricorso dei due dirigenti generali. I giudici amministrativi non sono entrati nel merito della questione: si sono limitati a dire che i due dirigenti generali non hanno titolo per presentare ricorso perché non possono essere nominati alla Segretaria generale della presidenza della Regione siciliana in quanto privi di titoli.
La questione è seria, anche se è stata subito ‘archiviata’ dalla politica siciliana. I giudici del TAR sostengono una tesi – che hanno messo per iscritto respingendo il citato ricorso di questi due dirigenti generali – che, se applicata, provocherebbe un terremoto nell’alta dirigenza regionale. Con effetti incalcolabili anche nel caso in cui dovesse intervenire la Corte dei Conti.
In pratica, per i giudici del TAR, i dirigenti regionali che il Governo Cuffaro, nei primi anni del 2000, iniziò a nominare dirigenti generali, non potrebbero svolgere tale ruolo. Questo perché sono stati ‘promossi’ dirigenti generali ignorando un passaggio della legge regionale n. 10 del 2000 che, proprio per il passaggio a dirigente generale, prevede una sorta di concorso mai celebrato.
Ci spieghiamo meglio. Con la legge regionale n. 10 del 2000 vengono ‘promossi’ dirigenti circa 2 mila soggetti. Un fatto incredibile, perché dirigenti si diventa per concorso. E alla regione non servivano certo 2 mila dirigenti! Era, insomma, una legge clientelare.
Con la legge 10 viene istituita – unico caso in Italia – la terza fascia dirigenziale. Per passare dalla terza alla seconda fascia – questo il punto centrale di questa storia – i dirigenti della terza fascia avrebbero dovuto sostenere un concorso.
Ma il concorso non c’è mai stato. A un certo punto i vari Governi regionali che si sono succeduti fino ad oggi hanno iniziato a nominare dirigenti generali attingendo dalla terza fascia. E continuano a farlo.
Ma qualche anno fa – lo ricordiamo ancora una volta – il TAR ha detto che i dirigenti generali provenienti dalla terza fascia hanno qualche problema…
Come finirà questa storia? Il Governo Musumeci nominerà dirigenti generali i vincitori di un concorso per dirigente regionale (sono figure che esistono nell’Amministrazione, anche se sono ormai minoritarie)? O continuerà con la terza fascia facendo finta di niente?

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

  • Claudia Desirèe Lentini

    Questo discorso sulla laurea in giurisprudenza è molto pernicioso. L’amministrazione prevede un sistema articolato in ruoli unificati e coordinati, basati sul principio del merito, dell’aggiornamento e della formazione continua e caratterizzato dalla piena mobilità tra i ruoli. Ad es. abbiamo avuto ottimi dirigenti generali laureati in architettura che si sono occupati di programmazione e di finanza pubblica. Aggiungo che nel futuro, l’amministrazione pubblica dovendo stare al passo con i tempi e con il CAD dovrà reperire sul mercato (attraverso concorsi speriamo) competenze assai diversificate e interdisciplinari proprio come le Lauree/Dottorati aggiornati al 2017 (promossi da Dipartimenti afferenti alla facoltà di ingegneria e lettere es. semantica, programmazione etc..) . Ecco al di là della questione di specie su quel nome/cognome e/o su quel dirigente, l’affermazione che il Segretario Generale debba essere indubbiamente laureato in giurisprudenza ha il sapore del secolo scorso, quando l’amministrazione era roba per ragionieri e avvocati.

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