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Cosa ci aspettiamo dal nuovo Governo regionale di Nello Musumeci

Cosa ci aspettiamo dal nuovo Governo regionale di Nello Musumeci
novembre 19
12:43 2017

Egregio presidente, la partenza del suo Governo non è stata delle migliori. Confermare in Giunta personaggi legati al passato (per esempio, al Governo Lombardo) non è un buon viatico. Ma noi la vogliamo sfidare sulle cose concrete, dalla questione finanziaria alle Province, dallo scandalo dei debiti fuori bilancio di Comuni e Regione all’agricoltura, tra cantine sociali abbandonate, aranceti attaccati dal virus della ‘Tristeza’ e crisi del grano duro siciliano

Bene. Nello Musumeci si è insediato a Palazzo d’Orleans. E’, ufficialmente, il nuovo presidente della Regione siciliana. Possiamo ragionare sulle cose che il suo nuovo Governo dovrebbe fare e non dovrebbe fare?
Un punto ci sembra essenziale: segnare la discontinuità con il passato. Con i Governi regionali del passato. Questo significa cambiare ‘filosofia’ di Governo. Ci sarà questo cambiamento?
La partenza, in verità, non ci sembra delle migliori. Perché sul Giornale di Sicilia leggiamo che Musumeci dà per ormai scontata la designazione dell’avvocato Gaetano Armao alla guida dell’assessorato all’Economia.
Ebbene, il presidente Musumeci ne converrà, la nomina di Armao – a quanto pare imposta da Berlusconi – non è un segnale di discontinuità, ma di continuità con il passato, se è vero che Armao è stato assessore alla Presidenza, assessore ai Beni culturali e assessore all’Economia dei Governi regionali di Raffaele Lombardo.
Questo, è inutile che ci giriamo attorno, non depone bene. E sa perché, presidente Musumeci? Perché alla Regione siciliana, dopo i disastrosi cinque anni di Rosario Crocetta, in materia finanziaria, serve una svolta vera. E non crediamo che Armao sia la persona giusta per assicurare una svolta alla gestione economica e finanziaria della Sicilia. Per due motivi.
Il primo motivo è che questo ruolo Armao, come già ricordato, l’ha già ricoperto nel Governo Lombardo: e se non ricordiamo male non si è coperto di gloria.
Il secondo motivo è legato al rapporto di Armao con Berlusconi. Ci spieghiamo meglio.
Come lei sa, presidente Musumeci, i Governi nazionali a guida PD – soprattutto con Renzi Presidente del Consiglio – hanno imposto alla Regione siciliana pesanti penalizzazioni economiche a finanziarie. L’ormai ex presidente Crocetta ha firmato due ‘patti’ con Renzi che hanno dissanguato le finanze regionali.
Il nuovo Governo regionale, a nostro modesto avviso, dovrebbe contestare gli accordi finanziari siglati tra Renzi e Crocetta. Ma, come non le sarà sfuggito, Renzi, a Roma, è, di fatto, alleato con Berlusconi. Insieme – Renzi e Berlusconi – hanno fatto approvare dal Parlamento nazionale di ‘nominati’ la nuova legge elettorale detta ‘Rosatellum’.
Con molta probabilità, se né il centrosinistra, né il centrodestra, né i grillini vinceranno le elezioni politiche nazionali della primavera prossima, l’Italia varerà un Governo sostenuto da una ‘Grossa coalizione’: e poiché i grillini non si alleano con nessuno, il Governo non potrà che nascere da un accordo tra Renzi e Berlusconi.
E lei, presidente Musumeci, va a nominare un assessore all’Economia che poi dovrebbe farsi restituire da un Governo Renzi-Berlusconi i soldi che il Governo Renzi ha scippato alla Sicilia?
La questione finanziaria è la chiave di tutto, oggi. Se non si affronta questo problema tutto diventa difficile, se non impossibile, per la Sicilia. Ricordiamo sommessamente al nuovo presidente della Regione che le Province siciliane sono sull’orlo del fallimento. E lo sono non soltanto perché lo Stato ha ridotto a zero le erogazioni; lo sono non soltanto perché la Regione, ridotta al quasi fallimento dallo stesso Stato, non eroga più i trasferimenti alle stesse Province.
L’aspetto grave – di cui quasi nessuno parla – è che qualche anno fa, unilateralmente, il Governo Renzi ha sottratto alle nove Province siciliane i fondi della cosiddetta RC auto. Sono – anzi erano – 220 milioni di euro all’anno con i quali le Province avrebbero potuto continuare a pagare gli stipendi ai circa 6 mila e 500 dipendenti, occupandosi delle strade provinciali dell’Isola, oggi abbandonate, e della manutenzione delle scuole, competenze ‘scaricate’ in modo improprio sui presidi, che vi fanno fronte a fatica togliendo i pochi fondi disponibili alla didattica.
Abbiamo citato l’esempio delle Province. Ma potremmo continuare con altri esempi. Lo sa, presidente Musumeci che, negli ultimi anni, lo Stato, per risanare i propri conti (che poi non sono stati risanati!) ha imposto alla Regione siciliana il pagamento di una cifra annuale – un miliardo e 300 milioni di euro – che è quasi uguale a quella della Lombardia, che ha il doppio degli abitanti della Sicilia e un’economia molto più sviluppata della nostra Isola?
Ci auguriamo che, a differenza di quanto hanno fatto Crocetta e il PD, lei faccia notare questa ‘particolarità’ al Governo nazionale. Così come ci auguriamo che risponda per le rime a certi sindaci siciliani che, in questi anni, davanti agli scippi romani, non hanno aperto bocca per non disturbare il ‘manovratore’ che, guarda il caso!, coincideva con il leader del loro partito, Renzi.
Ci auguriamo – contrariamente a quello che, oggi, dice il presidente dell’ANCI Sicilia, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando – che i Comuni siciliani non diventino la priorità del suo Governo: noi ci auguriamo che tra le sue priorità ci siano i cittadini siciliani e non i sindaci, soprattutto se, come Orlando, di centrosinistra: sindaci che per cinque anni, tra Crocetta, Renzi e Gentiloni non si sono mai lamentati dei tagli operati dal Governo nazionale.
Tra l’altro, le ricordiamo che tanti Comuni della nostra Isola che, in questi anni, hanno tagliato i servizi sociali – soprattutto agli anziani e ai disabili, compresi i disabili gravi, per non parlare del trasporto a scuola degli studenti disabili – hanno invece trovato i soldi per pagare i debiti fuori bilancio. Se vuole segnare un elemento politico di discontinuità rispetto al passato avvii un controllo a tappeto su tutti i debiti fuori bilancio dei Comuni siciliani, per accertare se sono il frutto di fatti improvvisi e inaspettati o se, invece, sono il prodotto di  ‘patteggiamenti’ tra amici & compari.
Lo stesso discorso vale per i debiti fuori bilancio della Regione lasciati in eredità del passato Governo: li blocchi e li metta a turno, nei pagamenti, nell’esercizio finanziario 2018, fatti salvi, naturalmente, i casi in cui il ricorso a questa formula di pagamento comunque sbagliata e da censurare, se è vero che nel Bilancio regionale esistono già i fondi di riserva e le regolazioni contabili.
L’agricoltura, infine. Cominci a dare segnali di discontinuità anche in questo settore. Rispetto a Totò Cuffaro, Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta, invece di continuare a sostenere aziende private dal gran nome, provi a fare quello che fino ad oggi nessuno ha fatto: si occupi anche delle aziende medio piccole.
Non sta a noi ricordare a lei – che per passione coltiva agrumi nel Catanese – i problemi che il virus della ‘Tristeza’ sta provocando nei aranceti del Catanese e del Siracusano, con riferimento soprattutto alle arance pigmentate o ‘rosse’. Il Governo Lombardo e il Governo Crocetta, con tutti i loro assessori all’Agricoltura, non hanno fatto nulla. Ci auguriamo che lei non li imiti.
Discorso a parte per il grano duro siciliano. Lei, da parlamentare, è stato uno dei pochi a dimostrare sensibilità verso questo settore. Oggi lei è il presidente della Regione: dimostri concretamente che rilanciare il grano duro siciliano è possibile, ponendo fine alla triste stagione delle navi che scaricano anche in Sicilia grano duro canadese pieno di glifosato e micotossine!
Da lei, onorevole Musumeci, noi ci aspettiamo interventi concreti, Le auguriamo buon lavoro.

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

  • Pasquale Hamel

    Mi permetto di sottolineare che, se è vero che Armao sia stato uomo della squadra di Lombardo non si può dire che si sia appiattito sullo stesso ex presidente. Per mia conoscenza ha sempre mantenuto una sua autonomia onorando quel profilo tecnico che aveva giustificato la sua chiamata

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