NientediPersonale.com

Capire la storia della mafia per commentare la cronaca

Capire la storia della mafia per commentare la cronaca
novembre 19
06:23 2017

Le pagine dei giornali sono piene di commenti, interviste e racconti sulla vicenda criminale di Riina. Le cose scritte e interessanti sono poche e c’è molta paccottiglia. Sinteticamente una cosa saggia e vera l’ha detta Giancarlo Caselli quando ha affermato che “Cosa Nostra di allora non c’è più, il nemico è la Ndrangheta”. Su questo nodo c’è stata una dura polemica al tempo in cui il giurista Giovanni Fiandaca e lo storico Salvatore Lupo pubblicarono un libro in cui sostenevano che dopo le stragi della mafia di Riina lo Stato aveva reagito affrontando la situazione con determinazione e aveva vinto lo scontro. Infatti Riina e tutto il suo stato maggiore andarono in carcere, destinati a morirci. Ci fu la reazione di un gruppo di magistrati e noti giornalisti (quelli della “trattativa”) che si scagliarono contro Fiandaca e Lupo. Ma così stanno le cose e la morte in carcere di Riina, dopo quella di Provenzano, lo testimonia.

La questione storico e politica che occorre tenere invece ben presente è il perché e il come Cosa Nostra in Sicilia ha avuto un ruolo politico-criminale, sino al momento delle stragi. E cioè, quale fu il comportamento dello Stato negli anni del lungo potere della DC soprattutto dopo il 1948, quando la mafia fu inglobata nel fronte anticomunista. Nel 1950 con La Torre e altri compagni guidammo le occupazioni delle terre nel Corleonese: io ero a Corleone, La Torre a Bisacquino. E i giovani Liggio e Riina erano già in servizio nei feudi. In quella occasione e in tante altre gli apparati dello Stato si schierarono contro il movimento contadino e un commissario di polizia accusò falsamente La Torre di avergli dato un colpo di bastone in modo da poterlo arrestare (infatti Pio stette in carcere per sedici mesi). Io ero in libertà provvisoria e al processo fummo condannati a sedici mesi tanti quanti ne aveva scontato in carcere La Torre.

C’era già stata la strage di Portella delle Ginestre e anche i primi omicidi di dirigenti sindacali: Placido Rizzotto a Corleone fu ucciso prima delle elezioni del 1948 e i mafiosi arrestati dopo il voto furono tutti scarcerati. È bene ricordare che non ci fu nessuna condanna per l’uccisione di 36 sindacalisti. La mafia era usata dagli apparati dello Stato. Riina sterminò la mafia più inserita nella politica per sostituirla con il suo gruppo. Le cose sappiamo poi come si sono sviluppate sino all’uccisione di Falcone e Borsellino nel 1992. In quell’anno fu ucciso anche Salvo Lima, un degli intermediari tra la mafia e la politica.

Attenzione, la mafia c’è ancora anche se in Sicilia ha ricevuto seri colpi. Ma può tornare ad avere un ruolo importante se la politica resta spappolata e se qualcuno pensa di usarla per diventare a sua volta forte. Ecco perché occorre capire sino in fondo l’insegnamento che ci viene da questa storia che oggi torna in primo piano ritorna nella cronaca con la morte di Riina.

 

Sull'Autore

Emanuele Macaluso

Emanuele Macaluso

Cerca nel sito

Seguici su

Iscriviti al blog tramite email




live euronews

Commenti Recenti

Questo discorso sulla laurea in giurisprudenza è molto pernicioso. L'amministrazione prevede un sistema articolato...

Miccichè usci dal governo Lombardo lasciando aperta la porta agli inciuci di Lumia e Cracolici,...

Mi permetto di sottolineare che, se è vero che Armao sia stato uomo della squadra...

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial