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#REGIONALISICILIA/Il magro risultato dei ‘ Cento Passi’ di Fava: anatomia di una sconfitta

#REGIONALISICILIA/Il magro risultato dei ‘ Cento Passi’ di Fava: anatomia di una sconfitta
novembre 08
17:48 2017


Serve a poco chiudere l’analisi sui risultati politici delle elezioni regionali siciliane dicendo che nella nuova Assemblea regionale siciliana, con Claudio Fava tra gli scranni parlamentari, è tornata l’opposizione di sinistra. E’ necessaria un’analisi un po’ più dettagliata. Anche guardando a un futuro che si annuncia di possibili inciuci all’insegna del mantenimento delle poltrone

Dice Claudio Fava, unico eletto nella lista ‘Cento Passi’ alle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana: “Nel Parlamento siciliano ritorna l’opposizione di sinistra”. Sicuramente ha ragione, sia perché il PD è stato al governo dal 2008 ad oggi, sia perché, anche quando stava all’opposizione, di opposizione ne faceva poca. Dopo di che, da Fava, ci si sarebbe spettati un’analisi politica un po’ più dettagliata: sulle elezioni siciliane in generale, sul risultato della sua lista e sul futuro. Invece, niente di tutto questo.

Angelo Forgia

Proviamo noi ad analizzare i risultati di un’esperienza politica e parlamentare che, forse, avrebbe potuto dare risultati diversi. Una premessa è d’obbligo: chi scrive ha già espresso – in tempi non sospetti, cioè prima del voto del 5 novembre – le perplessità sulla lista ‘Cento Passi’ e, soprattutto, sulle modalità con la quale è stata portata avanti tale esperienza.
Ricordo a me stesso che mi era stata offerta la candidatura: una candidatura che ho rifiutato dopo aver valutato quello che stava succedendo. Cosa stava succedendo? L’ho già illustrato e, adesso, riprendo il ragionamento alla luce del magro risultato elettorale raggiunto dalla lista ‘Cento Passi’: risultato elettorale che non mi ha stupito, se è vero che mi sono chiamato subito fuori non appena ho capito la piega che aveva preso questa esperienza.
Tutti sappiamo che le attese per una sinistra alternativa al PD, in Sicilia, erano tante. Alcune settimane prima del voto sono stati diffusi sondaggi che davano il candidato alla presidenza della Regione, Fava, avanti al candidato del centrosinistra, Fabrizio Micari. E c’era chi dava la stessa lista di Fava avanti rispetto alla lista del PD.
Alla conta dei voti abbiamo appurato che il PD siciliano ha grosso modo riconfermato i voti di cinque anni fa (circa 250 mila). Mentre la lista ‘Cento Passi’ ha raggranellato poco più di 100 mila voti, superando di poco lo sbarramento del 5%. Alla fine, come già ricordato, un solo deputato regionale, lo stesso Fava. Di fatto, è stato un insuccesso. E un insuccesso del genere lo liquidiamo dicendo che bisogna costruire su questo risultato?
E sui voti che sono venuti a mancare non c’è nulla da dire? E sulla sostanziale scomparsa di Rifondazione comunista? E della mancata ‘nascita’ di Sinistra Italiana in Sicilia?
Certo, c’è stato l’astensionismo. Ma l’astensionismo non riguarda i vecchi partiti di centrodestra e di centrosinistra, che anzi lo provocano, perché così a votare vanno solo i loro ‘clienti’ e quei pochi che ancora ci credono. L’astensionismo è un problema delle forze politiche che vogliono cambiare e che non riescono a portare alle urne gli elettori: e non ci riescono perché le proposte che presentano agli stessi elettori non sono appetibili o credibili.
Siamo sicuri che i protagonisti della lista ‘Cento Passi’ hanno fatto di tutto per convincere gli elettori incerti – anche di sinistra – ad andare a votare? Ad avviso nostro, no.
Ho già ricordato che l’esperienza era iniziata con qualche contraddizione e anche con qualche speranza. La contraddizione stava nell’atteggiamento di Articolo 1 MDP e di Sinistra Italiana, formazioni politiche che, dopo le elezioni comunali di Palermo, si sono attardate sul sindaco della città, Leoluca Orlando. La speranza stava nei tanti gruppi spontanei, sorti in tante parti della Sicilia, pronti a dare vita a una esperienza di sinistra alternativa al PD.
A un certo punto Articolo 1 MDP e Sinistra Italiana si sono staccate da Leoluca Orlando. Fin qui tutto giusto. Anzi, se ciò fosse avvenuto prima sarebbe stato meglio. Dopo di che si è deciso che tutte le aree alternative al PD avrebbero dovuto dare vita a una lista comune. Comprese Articolo 1 MDP e Sinistra Italiana. E fini qui, sempre tutto giusto.
Poi ‘qualcuno’ ha deciso che il candidato di questo schieramento alternativo al PD sarebbe stato Fava. Questo è stato il primo errore, che ha messo in crisi il rapporto con il territorio.
Il secondo errore è apparso in tutta la sua chiarezza quando si è capito che Fava, in realtà, era il candidato di D’Alema e Bersani. Così, un’esperienza che avrebbe dovuto vedere la luce in alternativa al PD, con il concorso e la ‘freschezza’ del territorio, è stata trasformata in una vicenda tutta interna al PD, con D’Alema e Bersani che, utilizzando la Sicilia e la candidatura di Fava, avrebbero voluto regolare i conti con Renzi. Nulla di più sbagliato e devastante!
Così facendo la lista ‘Cento Passi’ ha perso il contatto con il territorio, legandosi a soggetti politici già sperimentati senza successo, da SEL a Rifondazione comunista. Un progetto politico – e non soltanto elettorale – che era partito con un respiro ampio, si è trasformato in un’operazione elettorale al ribasso.
I risultati – deludenti – delle elezioni di domenica scorsa raggiunti dalla lista ‘Cento Passi’ non sono altro che la sommatoria di tutta la sinistra siciliana ‘ufficiale’ alternativa al PD. Dobbiamo pensare che la sinistra alternativa a Renzi, in Sicilia, si fermi a poco più di 100 mila persone? Noi non lo pensiamo: noi, al contrario, pensiamo che Fava, D’Alema, Bersani e via continuando, con i loro ‘giochi’ tutti interni al PD, abbiano convinto tantissimi elettori siciliani della sinistra a restare a casa!
Poi c’è il futuro. ‘Il Fatto quotidiano’, con una ‘botta’ di ottimismo, si augura che D’Alema e Bersani non tornino nel recinto del PD e che portino Articolo 1 MDP verso il Movimento 5 Stelle.
Ora, a parte il fatto che i grillini vanno notoriamente da soli, noi siamo invece convinti che tutti i soggetti della cosiddetta sinistra – da Renzi a Bersani e D’Alema, passando per Civati, Pisapia e pure per i Radicali, ormai privi di soggettualità politica – finiranno in un unico e indistinto calderone in vista delle elezioni politiche nazionali di marzo.
Perché ne siamo convinti? Intanto perché questi signori, così facendo, conserveranno le proprie poltrone parlamentari.
Vi anticipiamo un di più: si metteranno tutti insieme senza dire che cosa vogliono fare: la loro parola d’ordine sarà una: battere Berlusconi e la Lega di Salvini.
Non vi diranno mai che sia che vincano Berlusconi e Salvini, sia che vinca il centrosinistra delle ammucchiate, tutto resterà come prima: i soliti 90 e più miliardi di euro di interessi sul debito da pagare ogni anno all’Unione Europea dell’euro, le solite fesserie sulla crisi che sta per passare, il solito Sud sempre più abbandonato a se stesso e, forse, se riusciranno a portare l’età pensionabile a 67 anni, magari con un bell’aumento della mortalità dei settantenni negli ospedali pubblici sempre più abbandonati (tanto chi è che parla degli anziani che muoiono negli ospedali ogni giorno, magari mandati a morire a casa, così i dati Istat sono a posto…), si potrà pure evitare, nel 2018, di portare l’IVA al 24%. Se ne parlerà nell’anno successivo.
L’importante è tenere fuori dal Governo i ‘populisti’ del Movimento 5 Stelle: ci pensano Berlusconi, Renzi e Salvini (che non vuole più uscire dall’euro e che ha tolto la parola Nord: ormai è solo Lega…) a risolvere i problemi dell’Italia…

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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