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LEGGE ELETTORALE/Ci hanno preso per stanchezza

LEGGE ELETTORALE/Ci hanno preso per stanchezza
ottobre 12
09:08 2017

La diciassettesima Legislatura repubblicana sta per concludersi ed è stata un patimento, con una forte rappresentanza dei deputati e dei senatori del Movimento Cinque Stelle, concentrati a ripetere quanto facesse “schifo” tutto ciò che c’era stato prima di loro, e con gli altri gruppi parlamentari intenti a competere con il Movimento Cinque Stelle sul piano della demagogia, per “recuperare il rapporto” con l’opinione pubblica.
Le forze responsabili dovrebbero preoccuparsi del fatto che nella prossima Legislatura non si ripresenti il medesimo scenario. Pensiamo a cosa succederebbe se si andasse a votare con leggi elettorali proporzionali, quali quelle risultanti dalle due pronunce della Corte Costituzionale, con le sentenze n. 1/2014 (riferita al cosiddetto “Porcellum”) e n. 35/2017 (riferita alla legge elettorale per la Camera, la legge n. 52/2015, approvata nella stessa diciassettesima Legislatura): verrebbe confermato un assetto tripolare nella composizione dei due Rami del Parlamento ed il Movimento Cinque Stelle, anche se non vincesse, continuerebbe ad avere un peso condizionante.
Dopo l’esito del Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, era doveroso che il Parlamento approvasse una nuova legge elettorale, anche perché, dopo le pronunce della Corte Costituzionale, c’erano delle evidenti disarmonie tra le norme per l’elezione del Senato e quelle per l’elezione della Camera. Bene ha fatto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad insistere affinché i gruppi parlamentari avvertissero la responsabilità di questo compito. Tra veti incrociati, piccole e miserabili furbizie, siamo arrivati all’11 ottobre 2017.
L’attuale composizione del Parlamento è quella che è; la cultura istituzionale è quella che è, ossia assolutamente deficitaria. Qui non mi riferisco soltanto al Movimento Cinque Stelle, ma penso, ad esempio, al modo in cui l’ex Presidente del Consiglio Berlusconi ha sempre posto in primo piano la propria convenienza elettorale. A Berlusconi non piacciano le preferenze e nemmeno i collegi uninominali. Gli piace, invece, predeterminare l’elezione dei propri deputati e senatori. Di conseguenza, tutti i sistemi elettorali più conosciuti, perché applicati dai più importanti Stati europei (Francia, Germania, Regno Unito) non vanno bene per l’Italia.
La legge elettorale n. 270/2005, cosiddetta “Porcellum”, è stata un tipico prodotto della volontà berlusconiana di fare i propri comodi con le istituzioni. Nell’Italicum del 2015 Berlusconi ha messo il suo rilevante zampino, fino a trovare l’intesa con un altro fine giurista, Matteo Renzi. Già, perché il Partito democratico non vuole essere da meno, in fatto di cura della propria convenienza elettorale. Come si dice: “ad un brigante”, “un brigante e mezzo”.
Arriviamo ora a questo nuovo sistema elettorale, che porta il nome di Rosato, capogruppo del PD alla Camera. Qualora venisse approvato, lo studieremmo con lo scrupolo e l’attenzione che una legge elettorale per l’elezione del Parlamento merita. Al momento, sarebbe davvero uno spreco di tempo e di energie scendere nei dettagli tecnici.
Mi limito ad osservare che il nuovo sistema elettorale prevede che 232 deputati (inclusi quelli del Trentino – Alto Adige e della Valle d’Aosta) siano eletti in collegi uninominali; anche al Senato 116 senatori sarebbero eletti in collegi uninominali. Dal mio punto di vista, è un rilevante passo avanti, un netto miglioramento, rispetto alla mai abbastanza deprecata legge n. 270/2005.
Osservo anche che la Commissione legislativa “Affari costituzionali” della Camera, a quanto risulta, ha lavorato davvero. Quindi non si tratta di un testo “paracadutato” nell’Aula parlamentare, come nel caso dell’Italicum berlusconian-renziano.
Questa è l’ultima spiaggia: o si mangia questa minestra, o non se ne fa niente. Avrei potuto stare alla finestra e farmi i fatti miei, ma sento il dovere di assumermi la mia parte di responsabilità, come cittadino che segue con partecipazione le vicende della politica.
La mia conclusione è che, a questo punto, la legge elettorale “Rosato” vada approvata così com’è. Anzi, il più presto possibile, come quando si tratta di farsi estrarre un dente dolorante. Ed il voto di fiducia sulla legge elettorale? Come ho scritto tante volte, la politica è cosa diversa dal diritto. In condizioni di emergenza, un politico può essere costretto ad assumere decisioni che un giurista non può approvare. Siamo veramente in condizioni di emergenza.
Ed il presunto “colpo di stato” contro cui manifestano gli aderenti del Movimento Cinque Stelle? Sono degli intemperanti verbali, privi di senso della misura. Per dire le cose come stanno, è falso che la legge elettorale sia stata pensata e costruita contro il Movimento. La legge elettorale, se approvata, potrebbe effettivamente ridurre il numero dei seggi del Movimento Cinque Stelle, ma ciò avverrà perché questo si rifiuta di stringere alleanze con altre formazioni politiche. Il Movimento Cinque Stelle è portatore di una logica totalitaria: i 5 Stelle pensano di essere i soli “puri” e vogliono sostituirsi a tutti gli altri partiti, governare da soli. É un atteggiamento democraticamente insano. Completamente contrario alla logica della democrazia liberale rappresentativa. Che prendano, dunque, la legnata che il ceto direttivo dei 5 Stelle pienamente si merita.

Sull'Autore

Livio Ghersi

Livio Ghersi

Livio Ghersi, laureato in giurisprudenza, è stato funzionario dell'Assemblea regionale siciliana, con la qualifica di Consigliere parlamentare. Oggi, pensionato, si dedica a studi di storia, filosofia, teoria politica.

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