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#REGIONALISICILIA/ I partiti nazionali stanno usando la Sicilia, ignorati i problemi veri della Regione

#REGIONALISICILIA/ I partiti nazionali stanno usando la Sicilia, ignorati i problemi veri della Regione
ottobre 09
14:10 2017

Berlusconi vuole il centrodestra vincente in Sicilia per vincere poi in Italia. Per questo si è accollato Nello Musumeci. I grillini, meno ‘nuovi’ rispetto a cinque anni fa, sperano nel voto dei giovani. Fabrizio Micari parla di programmi, non sapendo che Crocetta e il PD si sono messi sotto i piedi gli impegni assunti cinque anni fa con gli elettori: quindi non sono credibili. Le divisioni prive di senso politico degli autonomisti-indipendentisti

Angelo Forgia

Le liste per le elezioni regionali siciliane sono state presentate, con i soliti problemi per i neofiti che debbono raccogliere le firme (ma non sarebbe il caso di abolire questa legge che serve solo a tutelare i vecchi partiti?). A questo punto un’analisi ci sembra quanto mai opportuna.

Cominciamo con un elemento comune a quasi tutte le forze politiche e a quasi tutti i candidati: tranne pochissime eccezioni, si parla poco di programmi, mentre trionfano gli slogan. In questa assenza pressoché totale di impegni da assumere con gli elettori spiccano centrosinistra e centrodestra.

Nel centrosinistra il candidato alla presidenza della Regione, Fabrizio Micari, si vanta di parlare di “programmi, mentre nel centrodestra litigano”. Con molta probabilità, il rettore dell’università di Palermo – che sta affrontando la campagna elettorale da rettore in carica, coinvolgendo l’istituzione universitaria che avrebbe fatto bene a lasciare fuori dalla competizione tra i partiti – non sa che la sua parte politica, negli ultimi cinque anni, governando la Regione, si è messa sistematicamente sotto i piedi gli impegni assunti cinque anni fa con gli elettori.

Rosario Crocetta il presidente uscente, aveva promesso di bloccare il Muos di Niscemi. Invece il sistema satellitare americano è in funzione e, da mesi, bombarda 5 milioni di siciliani con potenti onde elettromagnetiche con effetti che nessuno conosce.

In questa storia non ne esce male solo Crocetta: ne esce malissimo il PD siciliano che, nei fatti, ha rinnegato le lotte contro la militarizzazione della Sicilia combattute nei primi anni ’80 del secolo passato dall’allora segretario regionale del PCI dell’Isola, Pio la Torre che, con molta probabilità, è stato ucciso anche per questa sua lotta testarda contro i missili Cruise USA.

Clamoroso il voltafaccia di Crocetta e del PD siciliano sull’acqua: l’impegno era quello di tornare, in Sicilia, alla gestione idrica pubblica, in accordo con il referendum del 2011 il cui risultato è stato un plebiscito per il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. Invece il governo regionale di centrosinistra, su input di Renzi, ha lasciato tutto nelle mani dei privati.

Disastrosa anche la gestione dei rifiuti: pur sapendo che le discariche, oltre ad inquinare l’ambiente e a danneggiare la salute delle persone, sono oggetto di interessi criminali, il Governo regionale uscente è andato avanti privilegiando le discariche rispetto alla raccolta differenziata dei rifiuti.

Ora arriva Micari e parla di “programmi”, non rendendosi conto di far parte di una coalizione che, agli occhi di 5 milioni di siciliani, non gode di alcuna credibilità!

E, sempre a proposito di deficit di credibilità politica, non possiamo non sorridere ironicamente davanti all’alleanza elettorale, che definire farsesca è poco, tra il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e il solito Crocetta. Per cinque anni i due se ne sono dette di tutti i colori. Fino a poche settimana addietro Orlando propugnava la “discontinuità” del centrosinistra siciliano rispetto all’esperienza di Crocetta. La stessa candidatura del già citato Micari è stata imposta da Leoluca Orlando e da Renzi contro Crocetta (che è stato costretto a ritirare la propria ricandidatura da Renzi). Ebbene, che succede alla fine? Che i due vanno insieme!

Per chiudere con il centrosinistra, va segnalata la pessima figura del sindaco di Palermo, Orlando. Per mesi ha parlato di una fantomatica ‘lista dei territori’, fatta da sindaci e amministratori comunali. Qualche giorno prima della chiusura delle liste si è scoperto che Orlando aveva candidati solo nel collegio di Palermo e solo chiacchiere nel resto della Sicilia. Un flop! A questo punto è andato da Renzi che ha costretto il solito Crocetta a fare sparire la lista del Megafono e ‘regalare’ i propri candidati a un’altra lista di Micari che aveva gli stessi candidati di Orlando: cioè quasi zero.

Con molta probabilità, conoscendo i tipi – e conoscendo soprattutto il senatore Giuseppe Lumia, che è il ‘Pier delle Vigne’ di Crocetta – il ‘regalo’ dei candidati non è ‘gratuito’: sarà interessate vedere cosa ‘incasserà’ Lumia (ennesima ricandidatura a Roma). Mentre abbiamo la sensazione che a Crocetta prometteranno la candidatura  alle elezioni europee nel 2019… Campa cavallo!

Morale: le sette liste annunciate in sostegno di Micari sono diventare quattro.

Non va meglio per il centrodestra. Nello Musumeci è di certo una persona per bene. Ma non può negare che è sostenuto da soggetti che hanno già dato prova di non tenere in alcuna considerazione gli interessi della Sicilia. Tra questi partiti spicca tra tutti Forza Italia: ma veramente ci vogliono far credere che Berlusconi e Gianfranco Miccichè farebbero gli interessi dei siciliani?

Forse hanno fatto gli interessi della Sicilia quando hanno governato l’Italia dal 2001 al 2006? Forse hanno fatto gli interessi della Sicilia quando hanno governato l’Italia dal 2000 al 2011?

Berlusconi e Miccichè, fino all’ultimo, hanno provato a tagliare la strada a Musumeci. Alla fine hanno ceduto non perché gli interessi che Musumeci vinca le elezioni regionali, ma perché se il centrodestra unito vince le elezioni in Sicilia lo stesso centrodestra unito le vincerà in Italia la prossima primavera.

A Berlusconi interessa che il centrodestra siciliano sia unito e vinca per giocare, da vincitore in Sicilia, la carta alle elezioni politiche nazionali.

A Miccichè interessa solo che vinca Musumeci e che le liste del centrodestra, nel complesso, prendano la maggioranza nella futura Assemblea regionale siciliana che, lo ricordiamo, sarà composta da 70 e non da 90 deputati. A Miccichè interessa essere rieletto presidente del Parlamento dell’Isola (ruolo che ha già ricoperto dal 2006 al 2008).

Sia Berlusconi, sia Miccichè sanno che Musumeci, una volta eletto, non prenderà ordini da loro, ma farà di testa sua: ma è un prezzo che pagheranno, perché, come già accennato, sono interessati non alla Sicilia, ma al contesto politico nazionale.

Sul centrodestra non ci sembra opportuno aggiungere altro. Il vero dato politico abbiamo provato a descriverlo. Anche i capricci dell’avvocato Gaetano Armao, già assessore del Governo Lombardo, e ora designato alla vice presidenza, sono velleitari, perché a comandare, in caso di vittoria del centrodestra, sarà Musumeci.

Andiamo ai grillini. I sondaggi danno il loro candidato alla presidenza della Regione, Giancarlo Cancelleri, indietro rispetto  Musumeci. Ed è anche logico: le liste di Musumeci – nelle quali sono confluite tutte le forze politiche del centrodestra – sono molto forti: e questo avvantaggia lo stesso Musumeci.

Storicamente, in Sicilia, quando il centrodestra è unito, i suoi elettori vanno a votare. Quando è diviso, almeno in parte, disertano le urne. Oggi il centrodestra è unito e, con molta probabilità, gli elettori di questo schieramento politico torneranno a votare.

Ma se i circa 800 mila giovani siciliani di età compresa tra 20 anni e 30 anni si recheranno a votare lo scenario potrebbe cambiare radicalmente. Se i giovani andranno a votare, molto difficilmente premieranno la vecchia politica siciliana di centrodestra e centrosinistra: è più probabile che premino altri schieramenti politici: per esempio il Movimento 5 Stelle, ma anche altre formazioni. Se ne potrebbe dedurre, sul piano delle ipotesi, che se in Sicilia, il 5 novembre, dovesse scattare il voto dei giovani Musumeci potrebbe scontare non poche difficoltà. Vedremo.

Ad ogni modo, va detto che i grillini siciliani sembrano un po’ meno ‘nuovi’ rispetto a cinque anni fa. Su Palermo, ad esempio, sembrano addirittura vecchi, ed è vero che il capogruppo in Consiglio comunale regge i ‘giochi’ dell’amministrazione di Leoluca Orlando, ZTL in testa.

Poi c’è la lista ‘Cento passi’ di Claudio Fava. Come ci è capitato di scrivere nei giorni scorsi, il progetto politico iniziale era molto diverso da quello che è maturato poi. Si era partiti con un collegamento con i movimenti della sinistra alternativi alle politiche renziane. Alla fine è prevalso il ‘politicismo’ esasperato, governato con maestria dai dalemian-bersaniani di Articolo 1 MDP.

Di ‘movimentismo’, in questa lista, non c’è più nulla. Sembra un’esperienza voluta da D’Alema e Bersani per dare una lezione a Renzi in Sicilia, magari per replicare alle prossime elezioni politiche nel caso in cui Renzi non dovesse ‘capire’…

A pari di Berlusconi che gioca in Sicilia una partita che nulla a che vedere con gli interessi dei siciliani, la lista di Fava gioca una partita per conto di D’Alema e Bersani. E lo si vede anche dai temi scelti dallo stesso Fava: non programmi per la Sicilia, che non sembra possedere, ma polemiche sulla solita antimafia di maniera – i candidati non presentabili e armamentari vari.

Per carità, denunciare i candidati impresentabili è giusto: si rimane perplessi se questa è la ‘linea politica’ e il ‘programma’ di una forza politica.

Di altro vediamo poco. Per esempio, la presenza dei leghisti in Sicilia, peraltro alleati di Berlusconi: quindi un siciliano dovrebbe votare, contemporaneamente, chi non ha mai fatto gli interessi della Sicilia (Berlusconi) e chi ha sempre denigrato Sicilia e siciliani.

Incomprensibile, infine, il perché due forze politiche autonomiste e indipendentiste si presentino divise. Parliamo di ‘Siciliani Liberi’ del professore Massimo Costa (candidato alla presidenza Roberto La Rosa) e della lista di Franco Busalacchi (candidato lo stesso Busalacchi). Tra l’altro, quest’ultima si presenta alleata dell’unica novità politica del panorama italiano: i ‘Sovranisti’, cioè un movimento nazionale che si batte per il ritorno alla Costituzione italiana del 1948 e al keynesismo in economia.

Sono  due movimenti autonomisti che avrebbero fatto bene a presentarsi insieme. Ma come ci ricorda Luigi Pirandello “in Sicilia ogni uomo è un’isola…”.

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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