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Se si cede agli opportunismi la politica di ritira

Se si cede agli opportunismi la politica di ritira
settembre 30
15:47 2017

La vicenda candidature che ha coinvolto Angelo Forgia, se non fosse che ne conosco il pensiero, la storia (che condividiamo) e il senso della partecipazione alla politica, andrebbe annoverata tra le classiche diatribe di bassa lega della politica e dei politicanti.
Invece, proprio perché conosco Angelo Forgia ed il suo percorso, mi sento di dire che ci troviamo di fronte ad un uomo che ha il senso della politica e che dà un senso alla politica contro politicanti che, per tentare di utilizzare la politica, trovano fantasie, pretesti e stratagemmi pur di trovare spazi personali o pur di fare numeri elettorali (ammesso che poi risultino).
Ecco, conosco con quale determinazione e convinzione Angelo aveva abbracciato l’idea di una sinistra che si ispirasse al riformismo più coerente, soprattutto nei fatti oltre che alle parole.
Fui proprio io, quando ancora Fassina era nel Pd, a presentarlo ad Angelo Forgia, proprio per condividerne la proposta di un cambiamento dell’Unione europea, ispirata a quel neo Keynesismo, capace di superare la politica del rigore e dell’austerità, per affermare una nuova iniziativa fondata sugli investimenti, quale motore per una politica di crescita per alimentare la domanda interna, la cui flessione era divenuta la vera causa della crisi e della difficoltà delle famiglie e delle imprese italiane.
In quel percorso, pur continuando a discutere, a confrontarci sui temi della sinistra e del riformismo (per noi socialista), le nostre strade si divisero, ritenendo ognuno di noi di poter contribuire a quel percorso comune da posizioni distinte (ma non diverse).
Angelo seguì la scelta di Fassina. Io rimasi nel Pd, anche quando vi fu la scissione che portò alla nascita di Mdp.
L’occasione delle regionali era un passaggio che Angelo – per quel che ne so da lui – avrebbe seguito direttamente, da vicino, convinto che dovesse segnare l’inizio di un processo di maturazione dentro quella sinistra.
Nella sua intenzione non c’era l’ipotesi di una sua candidatura.
Ma gli fu chiesta. Anzi, richiesta.
E lui, ancora convinto – in buona fede – di poter parlare di politica e di essere stato chiamato per quello che per lui avrebbe significato di importante la partecipazione in prima persona, aveva persino riflettuto sulla possibilità di raccogliere l’invito e la sfida elettorale.
Oggi, ancora una volta, viene confermato che la politica delle idee è costretta a cedere alla dinamica dei numeri e degli opportunisti.
A questo punto, Angelo Forgia non è più della partita perché i motivi che lo avevano appassionato e convinto sono stati sopraffatti dal calcolo, senza un’idea di sinistra, di riformismo, né un’idea di Sicilia.
In queste condizioni capisco che non è più il suo posto.
Spero che le nostre strade tornino a coincidere anche nella sede del confronto.

Sull'Autore

Giuseppe Lauricella

Giuseppe Lauricella

Professore di diritto pubblico e costituzionale, avvocato cassazionista. Deputato nazionale del Partito Democratico. Commissione affari costituzionali.

  • Tony

    Ma su una strada nuova che non hai praticato ci sono nuovi e vecchi percorsi e chi ha il senso di un percorso nuovo lo metta a disposizione di coloro che lo intravedono ma che non ne hanno contezza

  • Ettore

    É sempre il vecchio mondo politico che resiste

    Quanta tristezza vedere gli apparati che offuscano le idee e reprimono chi le idee rappresentano

    Ma la storia ricorda le idee e schernisce gli apparati grigi di partito

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