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Perché la legge sui vitalizi non mi piace

Perché la legge sui vitalizi non mi piace
agosto 06
07:04 2017

Prima di tutto facciamo a capirci: la norma sui vitalizi dei parlamentari è stato uno sconcio giuridico sino ai giorni nostri. Già Aldo Bozzi, nel suo manuale di diritto pubblico, scriveva mezzo secolo fa che una “indennità” non tassabile però pensionabile era una bruttura giuridica totale. Ciò non di meno, la classe politica non se ne è data per intesa, ha proseguito per il mezzo secolo successivo e se il M5s non avesse sollevato la questione non se ne sarebbe neanche parlato. Per cui, aver abolito quello che sicuramente è un ripugnante privilegio mi sta benissimo: d’ora in poi che i parlamentari siano trattati come tutti i cittadini.

Quello che mi fa drizzare le orecchie è l’altra parte della norma, quella che cancella retroattivamente il trattamento pensionistico precedente e ricalcola le pensioni degli ex parlamentari al ribasso. Non che mi facciano particolare pietà i poveri parlamentari che vedono decurtate del 35-40% le loro pensioni: se penso ai disastri che la classe politica ha fatto in questo paese, fosse per me non gli darei un euro bucato.

Il problema è un altro: questa legge, di fatto, sopprime il principio dei diritti acquisiti, per cui introduce la possibilità di rivedere il trattamento pensionistico di qualsiasi categoria di cittadini in ogni momento.

Il Pd, con la disonestà ideologica che gli è propria, ha sostenuto che no, questa legge riguarda solo i parlamentari perchè ricevono più di quel che hanno versato e questo non è giusto. Peccato che quel che si dice nelle aule parlamentari non ha alcun valore giuridico vincolante per il futuro, D’altro canto, nessuno dice che questa legge riguardi altri che gli ex parlamentari. Il problema è un altro: stiamo facendo passare un precedente pericolosissimo per tutti i pensionati nati prima del 1952 (sia chiaro che, appunto, il problema non mi riguarda personalmente, perché, essendo nato in quell’anno, appartengo al primo scaglione cui si applica la legge Fornero).

Spiego perché: se stabiliamo il principio per cui i diritti acquisiti non valgono più per i parlamentari, non si capisce perché questo non debba essere applicabile agli altri cittadini, per cui, tutti quelli che ricevono una pensione calcolata sul metodo retributivo, prendono di più dei futuri pensionati e, quindi, godono di un privilegio da eliminare, soprattutto per un riguardo verso i giovani che pagano la pensione per i vecchi e che loro forse non avranno mai. Quindi il nemico dei giovani sono i vecchi con le loro pensioni-privilegio. E c’è già chi lo scrive come Luciano Capone sul Foglio del 28 luglio scorso (pag due) con titolo e occhiello che non lasciano dubbi. Titolo: “Basta privilegi! Adesso ricalcolo delle pensioni e legge Richetti per tutti” Occhiello “Se ne va la casta del vitalizio, ma resta la casta del retributivo.”

Capito? E giù numeri: la spesa pensionistica italiana è troppo alta con 265 miliardi ogni anno, “il 17% del Pil, il 33% di tutta la spesa pubblica”.

Quindi questa legge è il prologo di un taglio generalizzato delle pensioni che, pudicamente, l’articolista quantifica fra il 3 ed ol 7%, ma poi si può anche fare di meglio, anche perché, stabilito il principio che le pensioni sono sempre rinegoziabili, dopo, per ragioni di risanamento finanziario, possiamo sempre tagliare ulteriormente tutte le pensioni, del retributivo e del contributivo. Ed a mio modesto avviso, ci stanno già pensando. Ma non vi dice nulla che un partito come il Pd, che è quanto di più marcio e corporativo esista nella casta politica, all’improvviso diventi così sensibile alla pressione che sale dal popolo? Certo: il provvedimento non riguarda gli attuali parlamentari, che al massimo subiscono il passaggio al contributivo, ma non patiscono il taglio di pensioni già percepire. Quelli colpiti sono fuori del palazzo per cui chi se ne frega?!

Il Pd è l’aggregato più infame, disonesto e ignobile della storia repubblicana. Ha fatto tutto il possibile per legalizzare il lavoro gratuito ma obbligatorio dei giovani: dal tempo di lavoro nel periodo scolastico alla legalizzazione dei trattamenti di ingresso nel mondo del lavoro (vedi pratica professionale), ha il coraggio di riproporre il servizio militare però sostituibile con il servizio civile (altra prestazione di lavoro gratuita), ha distrutto l’articolo 18 e fatto il job act, però adesso si ricorda dei giovani per aizzarli contro i “vecchi” che sono i loro nemici. Riuscite ad immaginare qualcosa di più indegno. Mi dispiace che il M5s, nel suo slancio anti casta, sia caduto in questa trappola che potrebbe essergli rinfacciata pesantemente in campagna elettorale da Forza Italia. Prima di votare al Senato, amici, ripensateci come si deve.

Sull'Autore

Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

Ricercatore in Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Milano

  • Pasquale Hamel

    D’accordo, nella sostanza, vorrei fare rilevare che la citazione di Bozzi riguardava un tempo in cui le indennità parlamentari non venivano tassate o godevano di un trattamento impositivo privilegiato, oggi questo non accade più

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