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Venezuela: finale di partita per Maduro

Venezuela: finale di partita per Maduro
luglio 20
08:00 2017

Proviamo a ragionare freddamente su quel che succede in Venezuela: il Presidente in carica, che aveva giurato fedeltà alla Costituzione vigente, rifiuta di indire nuove elezioni che verifichino la sua legittimità, nonostante le forti manifestazioni contro di lui, anzi scioglie il parlamento, per nominare una pseudo Assemblea Costituente espressa dalla burocrazia del suo partito, non rispetta alcuna delle norme previste per la revisione costituzionale e non indice neanche un referendum che legittimi questa decisione.

Anzi, contro l’opposizione che ha indetto un referendum fai-da-te (cui, comunque, hanno partecipato circa 7 milioni di venezuelano) ha scatenato non solo la polizia, ma anche i suoi colectivos (in italiano: squadracce) e sta portando il paese alla guerra civile. Direi che la misura è colma: non solo Maduro deve essere deposto e con qualsiasi mezzo, ma deve essere processato, insieme al suo governo, per aver violato il giuramento di fedeltà alla Costituzione ed aver attentato ad essa. Vi sembra eccessivo? Pensate se Renzi avesse fatto solo la metà delle cose che sta facendo Maduro, come avremmo reagito. Certo la riforma che Renzi stava cercando di far passare (e che comunque disegnava un assetto incomparabilmente più democratico di quello che dovrebbe varare la pseudo Assemblea di Maduro) non ha seguito scrupolosamente i dettami dell’art 138 e dei regolamenti parlamentari, ma, al confronto con quel che sta succedendo in Venezuela, quella di Renzi è stata una procedura da parlamento inglese. E, comunque, ha fatto un referendum che ha bocciato la sua riforma e non mi pare che abbia scatenato squadracce di gangster. Né può assolverlo il fatto che lui manterrebbe la proprietà statale del petrolio perché qualsiasi fine, per quanto nobile, può giustificare procedure golpiste di questo genere. E peraltro, quanto a nobiltà di fini e di rappresentanza sociale, non passiamo la mano troppo leggera sul fatto che lui è a capo di una banda di corrotti e malversatori.

Chi difende Maduro, dimostra di non aver capito molto dello stalinismo e… del fascismo.
Maduro non vuol fare regolari elezioni per una semplice ragione: sa di perderle, ma essendo un dittatorello sudamericano come tutti gli altri, non si pone il problema di capire dove ha sbagliato e risponde con la repressione. Alla base sono gli errori del governo chavista dalla crisi in poi.

La crisi economica che investe il Venezuela ha due cause.

In primo luogo un errore strategico (ma scusabile) fatto da Chavez : aver dimensionato il welfare al massimo di entrate potenziali della rendita petrolifera, quando il barile era a 100 dollari. Questo è un errore frequentissimo fra i paesi produttori di materie prime (soprattutto estrattive) che, per ragioni di consenso, tendono a spendere tutto il ricavato in tempi brevi, senza investire una parte di esso in impieghi produttivi (essenzialmente manifatturieri), nella convinzione che la rendita estrattiva durerà all’infinito, trascurando sia che essa tende ad esaurirsi, quanto che la domanda non è sempre costante, per cui è classico che nei periodi di grande crisi, quando l’industria entra in recessione, i primi ad essere colpiti dalla crisi sono, appunto, i paesi produttori di materie prime.
Nel caso venezuelano questo errore è stato particolarmente grave perché la previsione di spesa è stata fatta sull’irrealistica aspettativa che il petrolio restasse ai suoi massimi (peraltro, a sbagliare non furono solo loro: molti economisti sostenevano che si fosse ormai giunti al pick oil, per cui il prezzo sarebbe stato flessibile solo al rialzo) mentre la comparsa del fracking ed altre tecniche estrattive più efficienti hanno provocato un forte aumento dell’offerta, mentre la domanda, per effetto della crisi internazionale, restava costante. Risultato: il prezzo del barile precipitava a 50 dollari. I dirigenti venezuelani, forse confidando in una pronta ripresa dell’economia mondiale, hanno insistito sulla stessa strada, senza alcuna riduzione dei programmi di welfare né di impieghi alternativi dei profitti, ricorrendo sempre più al debito che è sempre una scelta molto pericolosa, perché poi carica i conti degli interessi che occorre, a loro volta rifinanziare. Come era prevedibile, il debito si è messo a galoppare, la moneta è precipitata, le importazioni sono diventate sempre più costose, sono iniziati a scarseggiare gli alimentari, i farmaci, le protesi, i prodotti per l’igiene eccetera. Anche per l’effetto del contrabbando (unico a fornire molti dei prodotti scarsi, ovviamente a prezzi proibitivi) i prezzi sono saliti vertiginosamente, l’inflazione si è impennata al 500% ed oltre, ed anche la limitatissima industria manifatturiera del paese (il Venezuela esporta essenzialmente cioccolato e Rhum, peraltro di ottima qualità entrambi) ha iniziato a fermarsi.

La crisi economica e sociale del paese, peraltro è stata inasprita (e questa è la seconda causa dell’attuale situazione) dalla dilagante corruzione. Per anni ed anni, è continuato indisturbato il contrabbando con la Colombia e per grandi volumi di merci. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la compiacenza delle forze di polizia che, al pari dell’amministrazione pubblica e dello stesso partito di governo, è fortemente pervasa da fenomeni corruttivi. In diversi discorsi ne disse lo stesso Chavez, lamentando come la corruzione non fosse stata estirpata. Per la verità, questa della corruzione è una malattia endemica in tutto il Sud America, ma l’impegno insufficiente del governo ha avuto l’effetto di ingigantire il fenomeno che è la seconda causa della situazione attuale. E peraltro questo non è capitato causalmente perché la burocrazia del Psv profondamente pervasa dal fenomeno corruttivo.

Ora siamo al finale di partita che difficilmente sarà positivo per Maduro.

Sull'Autore

Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

Ricercatore in Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Milano

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