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Caporalato: no clima da “caccia alle streghe” nei campi, agricoltura settore con meno irregolarità

Caporalato: no clima da “caccia alle streghe” nei campi, agricoltura settore con meno irregolarità
luglio 18
19:42 2017

 quasi un anno dalla nuova legge, il convegno della Cia a Roma con i ministri Orlando e Poletti. Per gli agricoltori norme giuste che hanno margini di perfettibilità: nella loro applicazione serve un netto distinguo tra chi recluta e sfrutta i lavoratori e chi sbaglia una procedura amministrativa.

Il fenomeno del caporalato e del lavoro nero è un’odiosa pratica ancora presente nel nostro Paese. C’è, però, intorno al tema un difetto di comunicazione, circa la sua proporzione reale negli ambiti in cui viene esercitato. Nell’immaginario collettivo, infatti, il caporalato viene collegato sempre all’agricoltura ma -dati alla mano- questo non risponde al vero. A fronte di un numero ridotto di denunce per irregolarità, sono oltre un milione le aziende agricole che operano nella totale trasparenza e nel pieno rispetto delle regole e dei lavoratori. Comparti come l’edilizia e le costruzioni, l’industria e i trasporti appaiono più toccati rispetto al settore primario, con un numero di irregolarità accertate molto più allarmante. A sostenerlo è la Cia-Agricoltori Italiani, che ha promosso oggi a Roma un convegno per analizzare gli effetti della legge 199 del 2016 a quasi un anno dalla sua approvazione, confrontandosi con i ministri Andrea Orlando e Giuliano Poletti.

La Cia da sempre si è spesa per dare il proprio contributo al varo di una legge a tutela dei lavoratori in agricoltura e punitiva verso ogni comportamento di sfruttamento. Tra l’altro, l’organizzazione si è dotata da tempo al suo interno di un Codice etico, il cui mancato rispetto comporta l’espulsione dell’associato. Anche perché -ha evidenziato la Confederazione- il caporalato, oltre ad essere una pratica disdicevole, crea anche concorrenza sleale nel settore: i costi previdenziali hanno inevitabilmente una ricaduta diretta sulla formazione dei prezzi dei prodotti che l’agricoltore immetterà sul mercato.

Lo sguardo dal campo dell’iniziativa di oggi a Roma è necessario per comprendere meglio come la nuova legge impatta realmente sulla realtà agricola. Il rischio che la Cia intende scongiurare è quello di innescare un clima da caccia alle streghe verso gli imprenditori, generato da eventuali precipitose disposizioni delle Procure, con ordinanze non commisurate al tipo di reato compiuto. Infatti, se c’è un margine di perfettibilità della legge non è sul testo, ma sulla sua interpretazione. Nel documento normativo in cui si individuano gli indici di sfruttamento del lavoro, per esempio, non si è operata la dovuta distinzione tra reati gravi/gravissimi e violazioni, anche solo meramente formali, della legislazione sul lavoro e della contrattazione collettiva. Questo determina una totale discrezionalità da parte di chi è deputato all’applicazione della legge, in primis gli Ispettori del lavoro e, a un secondo livello, la stessa Magistratura, considerata la mole importante di contenzioso che presumibilmente si andrà a produrre. Secondo la Cia, piuttosto, gli aspetti penali dovrebbero concentrarsi sulla figura dell’intermediario, che opera sia come soggetto fittiziamente proprietario di terreni e titolare di imprese oppure come soggetto che gestisce illegalmente il mercato del lavoro. Non si può mettere sullo stesso piano penale chi recluta e sfrutta la manodopera e chi commette un’infrazione amministrativa.

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É sempre il vecchio mondo politico che resiste Quanta tristezza vedere gli...

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E'una scelta coerente,che merita grande rispetto,difficile costruire la sinistra senza i sinistri della sinistra......

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