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Il vuoto nel voto Adoro il decoro, ma non c’è

Il vuoto nel voto Adoro il decoro, ma non c’è
maggio 18
14:11 2017

Ho visto passare tanti appuntamenti elettorali nella mia vita e mi bastano per essere disincantato, come la maggior parte dei cittadini. Ogni elettore ha le proprie ragioni per votare, ragioni che non sempre può confessare… Io voto solo per la persona candida, eletta ancor prima di essere candidata:mi dite dov’è? In alternativa sceglierei chi sinceramente propone di lavorare per l’ordinaria amministrazione, già un successo porla in atto. Non sogno più che qualcuno farà la rivoluzione!
Per me sarebbe già rivoluzione che il candidato ad amministrare possa segnare un solo punto nel suo programma: licenziare il lavoratore inadempiente. Sarebbe un buon passo avanti, intanto; poi si potrebbe assegnare la retribuzione in base a quanto il dipendente produce, così come avviene nelle aziende private. Altrimenti è fallimento.
La burocrazia pubblica ha portato già lo Stato nella palude del fallimento. Vogliamo che vi rimanga? Sì, da quanto ci è dato vedere. Lo vuole e vi sguazza anche la consorteria, pardon, la “maffioneria” col cappuccio, quella che comanda e nessuno osa disturbare nella consolidata segretezza e nella felpata prepotenza del suo potere. Sotto lo stesso cappuccio possono stare, infatti, il magistrato e il politico, il primario e il direttore, il professionista affermato e il questore, il generale e il cardinale… L’umile cittadino non ha la forza di scoperchiare queste pentole del sistema.
Ad un recentissimo convegno sulla mafia, tenutosi a Palazzo Steri a Palermo per gli studenti universitari, ho chiesto agli autorevoli relatori perché nei loro discorsi non hanno proferito la parola massoneria, e anche perché non si lavora per rendere pubblici gli elenchi degli affiliati alle logge massoniche per capire chi è “fratello” di chi.
Potrebbe servire molto la trasparenza! Mi è stato risposto che se non è ravvisabile un reato non si può parlare di consorteria e di illegalità ai danni dell’ignaro cittadino. E ti pareva… Quella rivoluzione che, per l’appunto, potrebbe fare proprio la trasparenza fa la differenza. Ma chi la vuole?
E la libertà? Chi la desidera? La libertà di stampa non fa gola, mentre si aspira visceralmente a quella economica, alla possibilità di fare soldi e di spenderli come si desidera, non importa come vengano prodotti. Il nostro periodico ha da sempre assicurato la libertà di opinione, di pensiero. Rare, interessanti e belle menti utilizzano in pieno questa prerogativa umana che ci rende diversi dalle bestie.
Allora tutto nero? Parrebbe di sì, per essere realisti. Ma io sono un idealista e sogno un mondo migliore. Non c’è? Lo vado a cercare, percorro centinaia di chilometri, batto la Trinacria in lungo e in largo alla scoperta del saper fare, quello – per intenderci – che ha avuto successo perché ha fatto grandi sacrifici e ha alle spalle la sofferenza, la capacità di superare gli ostacoli. Così mi sono imbattuto nella bellezza, nell’autenticità, nella storia di persone che non interessano ai giornalisti se non fanno vendere copie di giornali. Eppure sono i fiori all’occhiello, l’esempio da diffondere, da tramandare, da lasciare impressi per le nuove generazioni. Questa è la vera ricchezza della nostra terra da incoraggiare, non da ignorare!
Vi ero sembrato pessimista, cari lettori, vero? Non lo sono per niente.
La positività, la generosità e la buona volontà, invece, danno energia per vivere meglio. Sulla palude melmosa stendiamo un velo, miriamo al decoro!
Al vuoto del voto meglio preferire la pienezza del fare, dell’agire. Per non mettere in pentola ancora aria fritta.

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Ignazio Maiorana

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