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SICILIA/Clinica Santa Teresa di Bagheria (PA): come fregare 27 milioni di Euro alla Regione siciliana

SICILIA/Clinica Santa Teresa di Bagheria (PA): come fregare 27 milioni di Euro alla Regione siciliana
maggio 16
07:02 2017

A norma dello Statuto siciliano il bene sarebbe già della Regione. Ma come avviene con i beni confiscati alla mafia, è finito allo Stato. Oggi la beffa: chi l’ha gestito, per conto dello Stato, ha prodotto un ‘buco’ di oltre 27 milioni di Euro. Che dovrebbero essere pagati dalla Regione (cioè dagli ignari cittadini siciliani) facendo acquistare alla stessa Regione un bene che già gli appartiene…

Si sa, di stranezze, nei disegni di legge omnibus ce ne sono tante. Ma nel disegno di legge sulla Finanziaria bis della Regione (detto altrimenti ‘Collegato alla Finanziaria’), ce n’è uno che non possiamo non commentare. Si tratta della clinica Santa Teresa di Bagheria. E’ il centro di eccellenza sanitaria per le cure oncologiche realizzato nei primi anni del 2000 dall’ingegnere Michele Aiello, poi condannato per mafia. La clinica, dopo la vicenda giudiziaria che ha colpito il già citato Aiello, è stata confiscata. C’è stata, da allora ad oggi, una gestione giudiziaria. Che non sembra essere stata brillante. Anzi.

La notizia che interessa noi non è tanto il debito accumulato da chi, nel passato, ha gestito questa struttura sanitaria, oltre 27 milioni di Euro. La notizia è che la Regione siciliana dovrebbe acquisire questa clinica pagando i debiti accumulati. Il tutto con un articolo della legge Finanziaria bis che l’Assemblea regionale siciliana deve ancora approvare.

Insomma, se proprio la dobbiamo dire tutta, i Siciliani – gli ignari contribuenti siciliani – dovrebbero pagare i debiti accumulati da chi ha gestito questa struttura sanitaria.

La cosa veramente strana, in questa vicenda, è che lo Statuto siciliano stabilisce che in Sicilia tutto il patrimonio e il demanio statale, tranne quello militare e pochi beni dichiarati di “interesse nazionale”, debbano essere considerati patrimonio regionale (artt. 32 e 33). Il Governo della Regione e il Parlamento dell’Isola, nell’articolo del disegno di legge, stanno provando, a far pagare ai contribuenti siciliani il ‘buco’ provocato da chi ha gestito questo centro sanitario per conto dello Stato. Se c’è un ‘buco’ di 27 milioni di Euro nella gestione di un bene che è stata assegnata agli amministratori giudiziari dallo Stato, a pagare dovrebbero essere o chi ha provocato queste perdite finanziarie, o lo Stato. Cosa c’entra, infatti, la Regione?

I beni confiscati alla mafia che si trovano in Sicilia, a rigor di logica, oltre che a norma dello Statuto autonomistico siciliano, dovrebbero essere di proprietà della Regione siciliana. Invece questi beni, come già ricordato, se li prende lo Stato.

Per la Sicilia è una doppia fregatura. La prima fregatura, per i siciliani, è rappresentata dal fatto che la mafia, per diventare ‘proprietaria’ di un bene nella nostra Isola, commette reati e toglie risorse all’economia siciliana legale (spesso lo fa taglieggiando i cittadini e le imprese sane della Sicilia).

La seconda fregatura è rappresentata dal fatto che quando il bene viene confiscato, invece di entrare a far parte del patrimonio della Regione – come prevede lo Statuto – diventa un bene dello Stato.

La Sicilia perde due volte. In questo caso – grazie all’articolo contenuto nel disegno di legge sulla Finanziaria bis – i Siciliani verrebbero fregati per la terza volta, perché, come abbiamo già ricordato, il ‘buco’ di oltre 27 milioni di Euro provocato da chi ha gestito questo bene confiscato, invece che essere pagato dallo Stato, verrebbe fatto pagare ai contribuenti siciliani, facendo ‘acquistare’ alla Regione siciliana un bene che è già della stessa Regione a norma di uno Statuto non applicato!

Tutto questo in un momento di grande difficoltà economica per la Regione siciliana e per le imprese e le famiglie siciliane. Superfluo aggiungere che questo articolo di legge è stato preparato dagli uffici dell’assessorato regionale all’Economia, retto dall’assessore Alessandro Baccei, l’uomo che il Governo Renzi ha imposto nel più importante assessorato della Regione siciliana. Non c’è da stupirsi se Baccei, come ha sempre fatto da quando è nel Governo della Sicilia, faccia gli interessi di Roma, piuttosto che gli interessi della Sicilia.

Resta da capire se i parlamentari dell’Ars troveranno la dignità culturale, prima che politica, per ‘bocciare’ un’iniziativa legislativa che non è soltanto furbesca, ma che è anche offensiva per gli stessi deputati del Parlamento della nostra isola, che dovrebbero approvare un articolo di legge che va contro gli interessi dei cittadini siciliani.

Vedremo come andrà a finire.

Un giorno qualcuno dovrà spiegare com’è che un centro per le cure oncologiche considerato all’avanguardia in Europa sia sprofondato sotto il profilo gestionale ed economico. Chissà se si scopriranno mai i responsabili…

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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