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La scissione tra politica e cultura

La scissione tra politica e cultura
maggio 14
20:22 2017

Qualche tempo or sono Eugenio Scalfari su “L’Espresso” intervenne sul tema della crisi del rapporto tra politica e cultura, dopo la fine della prima Repubblica. Il fondatore di “Repubblica”, ovviamente, affrontò il tema a modo suo, come colui che attribuisce posti e meriti nel suo personale Pantheon, che, in verità, sembra più da collezionista di figurine Panini con il solito livore antisocialista: democristiani, comunisti, repubblicani, liberali e azionisti citati quale esempio di politici attrezzati sul piano culturale, ma nessun socialista. Eppure, solo per ricordare qualche nome, Francesco De Martino, tra i più illustri accademici del diritto romano, Giuseppe Saragat, tra i più importanti studiosi di Hegel, Marx e Goethe, e ancora Riccardo Lombardi, Lelio Basso, Vittorio Foa, Antonio Giolitti e Giorgio Ruffolo, e, durante il “Nuovo corso”, Amato, Giugni e Martelli, sono solo alcuni esponenti del socialismo italiano portatori di un personale significativo patrimonio culturale nell’impegno politico realizzato.

In quell’articolo, comunque, Scalfari coglieva un dato incontrovertibile della politica della cosiddetta “seconda Repubblica”, la scissione con la cultura, trasformatasi in vera e propria incomunicabilità. Il ceto politico è divenuto vieppiù autosufficiente, indisponibile nei confronti di qualsiasi contributo culturale che potrebbe costituire controllo, verifica o denuncia. Una condizione a cui la crisi delle grandi ideologie che ispiravano i partiti di massa nel ‘900, ha dato un contributo decisivo.
E così all’intellettuale critico è subentrato il tecnico “usa e getta”, al quale si commissiona uno studio o una ricerca o si attribuisce un ruolo istituzionale temporaneo, ma non un impegno diretto e costante in politica. Proprio le “parentesi” dei governi tecnici subite dal paese, nelle fasi di crisi più drammatica, Ciampi, Dini e soprattutto Monti, testimoniano di questa mutazione del rapporto tra politica e competenza: la surroga tecnocratica è la prova dell’incapacità, al fondo, degli intellettuali di impegnarsi al di fuori dell’occasionalità e di una funzione “esterna”, che si configura come speculare all’autoreferenzialità di una politica senza cultura e programmaticamente fungibile attorno al “mito” del mercato. Politica e cultura incapaci, insomma, di comunicare e di dare corpo da una sintesi virtuosa ed efficace.
Sono sempre attuali gli studi di Norberto Bobbio, riassunti, tra l’altro, nel 1955 nel celebre volume “Politica e cultura” per Einaudi, su di una “politica della cultura” che fosse: “oltre che la difesa della libertà, anche la difesa della verità. Non vi è cultura senza libertà, ma non vi è neppure cultura senza spirito di verità. (…) Le più comuni offese alla verità consistono nelle falsificazioni di fatti o nelle storture di ragionamenti”. Affermazioni che sembrano scritte per i nostri giorni.

Sull'Autore

Maurizio Ballistreri

Maurizio Ballistreri

Gandolfo Maurizio Ballistreri ha due figlie, Matilde e Carlotta (e una gatta, “Miao Miao”). E’ stato Deputato all’Assemblea Regionale Siciliana, eletto in rappresentanza dei Socialisti Democratici Italiani (Sdi), presidente del Gruppo parlamentare di “Uniti per la Sicilia” nella XIV legislatura, durante la quale ha svolto l’incarico di componente delle Commissioni Bilancio e Unione europea. Socialista e convinto sostenitore dell’Autonomismo siciliano, ha fondato il movimento dei Democratici Autonomisti ed è il responsabile del ricostituito Partito Socialista Italiano a Messina. Entrato giovanissimo, già ai tempi del Liceo, nel Partito socialista, dopo il saggio su Proudhon scritto su “L’Espresso” da Bettino Craxi nell’estate del 1978. Ballistreri infatti, ha sempre sostenuto le idee del socialismo libertario. La sua formazione politico-culturale di schietta ispirazione socialista, legata ai temi del lavoro, anche per effetto dell’influenza familiare (il Padre Giorgio fu tra i fondatori della Uil e partecipò attivamente a tutte le vicende del socialismo democratico, autonomista e riformista nel dopoguerra), lo condusse all’impegno sindacale. Collaboratore dell’Ufficio studi confederale durante la segreteria di Giorgio Benvenuto, uno dei leader storici del sindacalismo italiano, ha diretto per 16 anni la Camera sindacale Uil di Messina. Eletto al Parlamento siciliano nel 2006 si dimise dagli incarichi sindacali, mantenendo sempre un saldo rapporto con il mondo del lavoro e contribuendo alla tutela dei diritti dei lavoratori, attraverso gli studi giuslavoristici. Laureato in Giurisprudenza nell’Università di Messina, ha conseguito il Master “Coecon” in Economia del lavoro al Cesec di Roma e ha svolto studi sulle relazioni industriali nella Suffolk University di Boston, nell’Università californiana di Los Angeles (UCLA) e al “George Meany Center” di Washington. Avvocato cassazionista, Revisore legale iscritto nel Ruolo tenuto dal Ministero dell'Economia, Giornalista pubblicista, è docente di Diritto del Lavoro nell’Università di Messina, dove insegna nelle Facoltà di Economia, di Scienze Politiche e di Giurisprudenza. Ha tenuto Seminari trilaterali dell’Università di Messina, dell’Università Economica di Cracovia, dell’Università di Kiev, della Sorbonne di Parigi, dellUniversita di Santiago de Compostela. Prima di vincere il concorso nell’Università di Messina, è stato professore a contratto di diritto del lavoro nello stesso Ateneo già dal 1991 e funzionario direttivo della Provincia regionale di Messina, quale avvocato dell’ufficio legale. Numerosi gli incarichi accademici e scientifici: Delegato del Rettore dell’Università di Messina per le Relazioni sindacali; componente del Consiglio di disciplina e del comitato tecnico-legale dell'Università di Messina; presidente del Comitato scientifico del Distretto Taormina-Etna; Presidente del Comitato scientifico de “I Quaderni dell’Autonomia”; componente della Redazione di “Mondoperaio” e dell’Area Lavoro de “Il Sole 24 Ore”. Intensa anche l’attività manageriale e di gestione: tra gli altri incarichi è stato consigliere della “Stretto di Messina” Spa dal dicembre 2009, dell’IRCAC, l’Istituto per il credito alla cooperazione della Regione siciliana, dell’Università degli Studi di Messina in rappresentanza del CNEL, della Cassa Edile di Messina; di EbiTemp (Ente Bilaterale per i lavoratori temporanei); dell’Istituto per la Cooperazione Internazionale “Progetto Sud” Ong in Roma. Per le sue attività sociali è stato insignito delle onorificenze di Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e di quella dei Cavalieri di Malta (Smom) con la Medaglia d’argento. Socio del Rotary Club International di Messina è stato presidente del Kiwanis Club Tirreno ed è membro dell’Associazione Nazionale Carabinieri (ANC) e dell’Associazione Nazionale Guardia di Finanza (ANFI). Socio dell’Associazione Italo-Americana “Amerigo” e sostenitore della “Lega del Filo d’oro” per i sordo-ciechi. Tra i premi e riconoscimenti si ricordano il Premio “Tindari” 1992 per gli studi sulle Relazioni industriali, il Premio Internazionale “Kaliggi d’oro” 2002 per l’impegno sociale, la laurea honoris causa in Scienze Politiche della Studiorum Universitas Sancti Jioacchini et Sanctae Annae. Il suo nome figura nel prestigioso Whos ’Who in Italy". Nel 2013 ha tenuto lezioni di Diritto della Previdenza nel Corso di Scienze delle Finanze della LUISS di Roma e nel 2016 all'Università di Extemadura in Spagna; visitor alla London School of Economics.

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