NientediPersonale.com

POLITICA/”Dall’alto e dal basso»

POLITICA/”Dall’alto e dal basso»
maggio 13
10:46 2017

Se proviamo a considerare questa coppia topologica dall’ alto e dal basso dal suo versante politico, è facile riconoscere come essa abbia sempre espresso quella dialettica (a volte, in tensione) in grado di connotare lo scambio e le relazioni intercorrenti tra i luoghi di determinazione della politica, del fare politico, dell’agire politico. Sino a quando c’erano e tenevano i grandi aggregati/soggetti collettivi i partiti politici di massa , unificati da una condivisione ideale/ideologica e d’azione, in grado di mediare i rapporti/relazioni tra cittadini e Istituzioni, entrambi l’alto e il basso riuscivano a svolgere quella funzione “inaugurale” e diffusiva dell’azione politica, con la conseguente ricaduta negli ambiti territoriali minori le città, le regioni, ecc , del ruolo e del peso dei partiti politici, dando senso (ideologico, mobilitante, di azione ecc..) all’attività dei militanti, dei gruppi dirigenti locali, all’elettorato. In tal senso, la circolarità di una relazione ascensionale ed una discendente legava i due “luoghi”, nell’operatività dell’azione politica. Questo vale(va) senza alcuna differenza anche quando l’interscambio agiva in forme di trasmissione differenti se prendiamo ad esempio i due grandi partiti di massa del secondo Novecento italiano, riguardanti, o le forme del centralismo democratico per il PCI, o le grandi correnti di interessi (culturali e di consorterie) su cui si reggeva la DC. L’alto e il basso esprimevano entrambi i due luoghi di incontro/traduzione della proposta/azione politica di tali partiti. Tuttavia, non va mai dimenticato il fatto che la storia (la storia politica, a maggior ragione) è sempre stata (ed è) storia dei gruppi dirigenti, vale a dire di coloro (le Élite) che, sapendo interpretare/corrispondere alla profonde domande in emersione nella società, nei contesti storicamente determinati da Spartaco e alla rivolta degli schiavi a Lenin: solo per fare due esempi lontanissimi e impareggiabili , sono riusciti così a incarnare valori/domande di quelle moltitudini desiderose di modificare alle radici le condizioni del loro presente. In ciò esprimendo quello che in termini generali, con Karl Marx, potremo dire, “per analogia”, che non solo «il comunismo ma anche l’agire politico è quel movimento reale che abolisce lo stato di cose presente». E ciò potremmo dire, a prescindere dal fatto che la rivolta degli schiavi di Spartaco, o la rivoluzione guidata da Lenin siano riuscite davvero nel loro intento vittorioso. Ma cosa accade di questa dialettica dall’alto e dal basso, quando i partiti di massa del 900 non ci sono più? Ma che cosa, dal basso, è possibile creare/inaugurare dal punto di vista dell’azione politica , quando dall’alto non pervengono input, stimoli, orientamenti, proposte, narrazioni politiche? Non risiede in questo paradosso la ragione dell’impasse che vive da qualche anno il frastagliato, disperso, frammentario arcipelago della sinistra italiana? Davvero, non si comprende che la storia è sempre. storia delle classi dirigenti (le Élite)? Basterebbero due esempi clamorosi per dare conferma a questo nostro assunto. Lo stesso mutamento radicale della natura e composizione del PD, non è infatti il frutto di un’azione dall’alto di conquista di un’altra Élite, che ha avuto in Renzi la figura che l’ha saputa incarnare? Cos’altro esprime e rappresenta Renzi se non la “figura”, o il Leader che ha saputo rappresentare con l’Opa lanciata su partito nel 2013 quella domanda inespressa (ed il nostro non è un giudizio di valore) che si è tradotta nella nuova antropologia politica che da allora va connotando lo stesso PD, coprendo il pauroso vuoto d’egemonia che dentro la Ditta (sic!) era da tempo presente, sino a prosciugare il terreno di consenso del vecchio ceto dellex DS? E per restare al secondo esempio: come non riconoscere che lo stesso impetuoso successo del M5S è il frutto della mente abile, adrenalinica, sino all’invasato, di Beppe Grillo? Oppure riteniamo che sia frutto di Di Maio o Di Battista? Due emeriti sconosciuti sino a poco tempo fa, questi ultimi, e che oggi rappresentano nel loro linguaggio telerappresentativo fortemente ideologico, pur nella banalità e nel semplicismo del loro generico frasario quel vuoto di domanda che Grillo ha saputo costruire/rappresentare in questo decennio, dando senso e significato ad una montante rabbia sociale, per effetto della profonda crisi di rappresentanza che incartava da gran tempo la politica italiana. E per restare all’ultimo episodio politico di forte impatto mediatico, come non giudicare su questa stessa lunghezza donda, il successo di Macron alle Presidenziali francesi? Qui non è in questione ciò che accadrà d’ora in poi con Macron o con altri. Qui si intende confermare che anche la cronaca politica di questi giorni attesta che a partire da essa, la “storia” che si costruisce è sempre storia delle classi dirigenti con al seguito masse (più o meno ampie) che seguono queste Élite. Qui si prova a far comprendere per restare alla dialettica circolare con cui avevamo esordito all’inizio: dall’alto e dal basso che se permane il vuoto pauroso (il vuoto che viene dall’alto), che connota la scena politica italiana, è evidente come non possa scaturire dal basso una qualche “azione politica costituente” in grado di riuscire, prima ancora di poter aggredire i luoghi reali del potere (compito velleitario), a dare visibilità e praticabilità “costituente” ad un processo politico che possa corrispondere all’altezza delle sfide politiche dell’oggi. Ed è chiaro che tale discorso riguarda la sinistra italiana, la sinistra nei suoi frammenti, nelle sue inconcludenze attuali (da Art. 1 a Sinistra Italiana, a “Possibile”, sino a questo campo progressista, cui aspira e lavora nella sua oscillazione e scarsa consistenza lo stesso Pisapia) altro che «la Ditta sì, e persona/Leader no» che, come un mantra, fa da patetico controcanto all’afasia che connota il crepuscolo del ceto politico di quella che fu la tradizione di sinistra in Italia. Questa sinistra troppo frammentata e frammentaria, chiusa nel proprio individualismo interessato non è in grado di offrire una nuova narrazione politica. Ecco dove risiedono i limiti profondi dei vari e sparsi gruppi di sinistra che non riescono dall’alto a saper (o non volere? Forse, in attesa di capire che tipo di legge elettorale sarà approvata?) inaugurare un «processo politico costituente», unitario, indicando con un forte sguardo impersonale una figura nuova e autorevole di Leader che accompagni e espanda il percorso del proprio insediamento sociale e strategia di governo per il Paese. Ecco perché dal basso non si è più in grado di smuovere alcunché!

Se posso fare un riferimento concreto con un cortocircuito che prova a tradurre questa nota dal carattere politologico generale , tra poco più di 6 mesi (compresa la stagione estiva che di solito ann’acqua ogni attenzione) si voterà per l’Ars, dopo la penosa stagione crocettiana, tra un PD in confusione e rischi politici di inconsistenza la cui tattica delle primarie del grande Faraone serve solo a neutralizzare le mire, o i ricatti di Crocetta , un M5S che annaspa tra velleitarismi e firme false, ed un centro-destra che mira ad una agognata rivincita dopo la scempiaggine divisiva del 2012, qualcuno sa dirmi dove risiede l’arcipelago frammentato della sinistra-sinistra? Oppure occorre rivolgersi a «Chi l’ha visto?».

Sull'Autore

Roberto Fai

Roberto Fai

Roberto Fai, già Presidente del Collegio siciliano di Filosofia, ideatore e promotore del Premio di Filosofia Viaggio a Siracusa, è dottore di ricerca in “Profili della cittadinanza nella costruzione dell’Europa”. Collabora con la cattedra di Filosofia del diritto e Metodologia della Scienza giuridica dell’Università di Catania. Ha curato con Elio Cappuccio il volume Figure della soggettività, 1995, e insieme a Pietro Barcellona e Fabio Ciaramelli il volume Apocalisse e post-umano. Il crepuscolo della modernità, 2007.

Articoli correlati

0 Commenti

Non ci sono ancora commenti!

Non ci sono commenti. Vuoi aggiungerne uno tu?

Scrivi un commento

Scrivi un commento