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Dall’Union sacrée antifascista all’Union sacrée per l’Europa

Dall’Union sacrée antifascista all’Union sacrée per l’Europa
maggio 12
08:41 2017
 Mi rivolgo agli opinion leader della sinistra in stato confusionale che hanno rivolto il drammatico invito ai cittadini francesi a votare, o turandosi il naso, o dando di stomaco, o contorcendosi per terra, non importa, quel campione di democrazia che sarebbe Macron, per sbarrare il passo a quella caricatura di fascismo che sarebbe la Le Pen: ma non vi siete sentiti un po’ ridicoli leggendo i giornali la mattina dopo, che titolavano sulla grande vittoria dell’Europa? Archiviato il mostro fascista. Sparito in nemmeno 24 ore, anzi quella stessa stessa notte.

Ora il fronte non passa più tra fascisti e antifascisti, non serve più l’appello no pasaran, il discrimine è tra forze responsabili e forze populiste, come ha tradotto per i meno attenti Franceschini, a scanso di equivoci sul mainstream partito già a chiusura delle urne. Depennando il conflitto destra/sinistra: ma quale sinistra? Esistono i tecnocrati che fanno le cose per benino e i pagliacci che agitano il popolo contro l’Europa, la sinistra che sarà mai, una porzione del caos degli irresponsabili, per carità! Invece è affidabile Berlusconi, il Banana, capito? Dal che si deduce che va bene pure una destra in bandana, ma di più, con le orecchie d’asino, purché non metta in discussione l’ordine europeo.

E questo è il ringraziamento per aver starnazzato allarme i fascisti come se ci fossero stati i carrarmati con le svastiche alle porte di Parigi. E pensare che avete quasi dato del rossobruno a Mélenchon per aver sparigliato il giochetto o Macron o morte. Invece di riconoscergli che possiede almeno una delle doti di un leader: quella di capire la reale portata di un fenomeno e in base a tale comprensione elaborare la tattica opportuna. Nel caso che ci riguarda: la probabilità di vincere della Le Pen era pari alla mia di vincere il Nobel, per cui era tatticamente sbagliato fare professione di codismo. Che peraltro non paga mai, ci si consegna all’irrilevanza politica e ci si preclude il ruolo di terzo polo, autonomo e non gregario.

Ma poi perché tutto questo soccorso rosso strumentalizzato e poi disprezzato? Ed è tanto sicuro che sia antifascismo e solo antifascismo? O invece si aggiunge un sovrappiù che carica di enfasi e devia la difesa dei principi costituzionali?

Che non sia la paranoia antipopulista, una sorta di monomania che alberga in certa sinistra e che dilata la percezione di questo pericolo impedendone un’analisi centrata e corrette previsioni?

Già non ci siamo con la descrizione dei rapporti di causa ed effetto tra sistema malato e populismo: non è che il sistema è malato a causa del populismo, è il populismo che è effetto del sistema malato. Eppure c’è nel dibattito a sinistra la tendenza ad invertire i termini. E non è nemmeno una tendenza minoritaria.

Ma vogliamo parlare di quell’altro equivoco, l’equazione non dimostrata populismo uguale fascismo?  Come se tra i due termini corresse una corrispondenza biunivoca, che invece nei fatti non sussiste: ci può essere populismo senza fascismo.

 Però attenzione, perché la paranoia è il contrario della lucidità e in politica non è ammessa: imparate da Mélenchon, che non conosce isterie e sa riconoscere una tigre da una gatta spelacchiata.  In alternativa ci sono le lezioni di Franceschini.

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Lucia Del Grosso

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La sinistra unita si forma sui contenuti fuori il Palazzo,non dentro il palazzo,e' quella sinistra...

Occorre scongiurare un ritorno del vecchio , incarnato da un centro destra, sempre più rancido...

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