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PUGLIA/L’oncologo Serravezza, e altri 8, in sciopero della fame contro il Tap

PUGLIA/L’oncologo Serravezza, e altri 8, in sciopero della fame contro il Tap
maggio 10
08:32 2017

Ha perso 12 chili in dodici giorni, arrivando ai limiti del collasso. No, non si tratta dell’ultima dieta alla moda ma della scelta gandhiana di Giuseppe Serravezza, l’oncologo salentino responsabile scientifico del Lilt e uomo simbolo della lotta per la salute dei salentini, che ha deciso di portare avanti la protesta nella sua forma più estrema e pericolosa, lo sciopero della fame e della sete. La ribellione è rivolta contro il gasdotto Tap, il Trans Adriatic Pipeline, che dovrebbe portare il gas in Italia approdando su uno dei tratti di costa più belli e suggestivi del Salento, e dunque del Mediterraneo, a Marina di Melendugno, dove nel solo punto d’approdo sono stati già sradicati 200 ulivi secolari, nonostante le dure proteste dei No Tap, mentre altri diecimila saranno estirpati lungo il percorso di alcune decine di chilometri che seguirà in terra salentina per allacciarsi alla rete nazionale.

La protesta del dottor Serravezza alle ragioni di difesa paesaggistica della sua terra somma quella per la salute degli abitanti su cui andrebbe a gravare l’inquinamento ambientale prodotto dal gasdotto. Sull’impatto ambientale non esiste alcuna valutazione da parte della società Tap, ma esiste un chiaro parere negativo da parte dell’Arpa Puglia che definisce superficiali e approssimativi i dati forniti dalla società, in fase di realizzazione, esercizio e possibili incidenti, e boccia l’approdo del gasdotto sul tratto turistico di Melendugno, proponendone uno alternativo in non lontane zone industriali.

Protesta che Serravezza conduce insieme ad altri otto esponenti del mondo sanitario e ambientalista salentino, e che ha deciso di sospendere per tre giorni, fino a giovedì, al fine di riprendere le forze necessarie per arrivare a Roma, accompagnato da 94 sindaci salentini che porteranno la lotta No Tap davanti a Montecitorio per essere ascoltati dal governo, finora sordo alle loro domande.
I tumori in terra salentina, fino a 25 anni fa inferiori alla media nazionale per via dell’aria salubre e della dieta mediterranea, hanno ampiamente recuperato il 23% di differenza, attestandosi ora ben oltre la media nazionale, grazie alla devastante presenza della vicina Ilva di Taranto e della altrettanto archeologica centrale a carbone di Brindisi Cerano, nel loro campo le più grandi industrie monstre d’Europa.
Insomma, sostengono gli oppositori, la Puglia ha già dato all’Italia, senza ricevere alcunché in cambio se non devastazioni ambientali, alle quali il governo ha negato ogni forma di bonifica e di risarcimento.

Il gas in arrivo con il Tap sarà fornito alle industrie del Nord e non porterà alcun beneficio al territorio pugliese, che già produce il doppio dell’energia che consuma, al pari del grande giacimento metanifero esportato dalla Capitanata da alcuni decenni, e al pari del giacimento petrolifero più grande d‘Europa sito in Basilicata, regione che, pur essendo la più ricca d’Italia per risorse naturali, è tra le più povere per reddito dei suoi abitanti. E’ la logica coloniale dello “scambio ineguale”, denunciata da Gramsci un secolo fa, da parte di uno Stato che tratta il Mezzogiorno quale “colonia interna” cui bisogna prendere tutto dando in cambio solo briciole. Come non ricordare che, dalla sua unità, lo Stato italiano, in servizi essenziali quali trasporti, sanità, istruzione e altro, per un cittadino meridionale spende ben il 40% in meno che per uno del Centronord? Quel 40% che, non a caso, segna il divario di Pil pro capite Nord-Sud. Ecco spiegate le ragioni della crescente protesta dei meridionali verso lo Stato centrale che, mentre il Sud sprofonda, insegue un’inesistente “questione settentrionale” per soddisfare gli appetiti leghisti.

Al tutto, si aggiungono le ombre mafiose denunciate dai media sulla gestione del gasdotto, un’opera da 45 miliardi di euro, definita da più parti una colossale speculazione finanziaria di una compagnia privata a danno dei paesi che attraversa, per portare il gas dall’Azerbaigian, uno stato non propriamente democratico, coinvolto in numerosi scandali in cui sono stati implicati alcuni manager e politici italiani. Ultima, ma non ultima, tra le ragioni della protesta, lo straordinario legame esistenziale che i pugliesi hanno con l’ulivo, il cui abbattimento nell’antica Grecia, secondo il dettato di Aristotele, era punito con la pena di morte. La Puglia possiede 60 milioni di ulivi, uno per ogni cittadino italiano, alcuni millenari, alberi simbolo di pace e civiltà che rischiano lo sterminio dopo secoli di felice convivenza sulla terra di Puglia.

Ulivi che i pugliesi vogliono difendere con le unghie e con i denti, anche a rischio della propria vita, come il dottor Serravezza, il quale, come riportato da ”La Gazzetta del Mezzogiorno”, così ha dichiarato: “Sospendo per tre giorni lo sciopero della fame e della sete in vista della manifestazione dei sindaci del Salento in programma per giovedì prossimo a Roma, dinanzi a Palazzo Chigi e Parlamento, alla quale intendo partecipare. Tutti insieme chiediamo, ancora una volta, di essere rispettati ed ascoltati dal Governo nazionale, così come chiediamo che finalmente Regione e Governo riprendano un sano confronto per il bene di tutte le comunità pugliesi. Il Salento non può più permettersi ulteriori pressioni di carattere ambientale e sanitario, tanto alto è il prezzo che questo territorio sta già pagando e del quale le istituzioni nazionali e comunitarie sono drammaticamente a conoscenza. Invito i salentini a non abbassare la tensione morale di questi giorni: siamo solo agli inizi e sappiamo che la lotta sarà lunga e dura, ma lo dobbiamo alle generazioni future di questa terra».
E con lui gli altri partecipanti allo sciopero della fame, il prof. Ippazio Antonio Luceri, Boris Tremolizzo, Tiziano Ivan Cozzolino, Silvia Starace, Sandra Sozzo, Mirella Pangia, Anita Rossetti, Simone Calati.

Sull'Autore

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera è nato a Foggia, dove vive. Dalla lettura infantile di Robin Hood, e dai racconti della nonna sulla vita dei briganti, eredita la passione per i banditi giustizieri. Si occupa di giornalismo politico e culturale dagli anni ’70, facendo altri mestieri per vivere. Scrive il suo primo romanzo nel 1992: Inganni, ovvero le memorie ritrovate del barone Nicola Scassa di Lucera, carbonaro poi brigante per guasto d’amore. Il romanzo, scritto con una lingua “in costume”, edito da una piccola editrice foggiana, la Books e News, e riedito da Claudio Grenzi nel 2006, piacque al compianto Gesualdo Bufalino, che così disse: “ Raffaele Vescera l’ho trovato interessante assai rispetto alla media delle scritture odierne. Si distingue per originalità e pregnanza di scrittura. Mi ha abbastanza impressionato, anche perché tocca certe musiche e certi temi che mi erano cari quando ho scritto Le menzogne della notte. Ho trovato un vigoroso ingegno…” Dell’esordio scrivono vari critici tra i quali Michele Trecca sulla Gazzetta del Mezzogiorno. E’ del 1994, la pubblicazione di un romanzo breve, dal titolo Cacciabriganti pensato come testo narrativo per i ragazzi delle scuole medie, ed adottato da alcuni istituti scolastici. Mentre è del 2001 la scrittura e l’editing per “Stampa Alternativa” delle memorie del cantastorie pugliese, analfabeta, Matteo Salvatore, raccontate ad Angelo Cavallo: La luna aggira il mondo e voi dormite, che, scritto in “lingua sporca” ottiene un buon successo con varie riedizioni. Pubblica vari racconti su giornali e riviste. Finalmente, nel 2003 dopo una lunga gestazione, pubblica il secondo romanzo con l’Asefi di Milano “La mala vita di Nicola Morra”. La storia di un celebre bandito pugliese vissuto nell’Ottocento. Il libro, anche questo scritto in pseudo lingua d’epoca, presto andato esaurito, e non ancora riedito, ha meritato un servizio di radio RAI e l’interesse della radio nazionale bulgara, per via delle affinità emerse tra i comportamenti del bandito in questione e quelli degli “haiduti” balcanici”. Raffaele Nigro ha dedicato un intero capitolo ai romanzi di Raffaele Vescera nella sua antologia della letteratura “brigantesca”: Fucilateli sul campo, edita da Rizzoli. Nel 2012, collabora allo spettacolo "Profondo sud" con Pino Aprile ed Eugenio Bennato. Nel 2013, partecipa con il racconto "Naufraghi" all'antologia "I fuggiaschi" edita dalla Stilo di Bari, con prefazione di Franco Arminio. Dopo le tante incursioni nella storia della Puglia, utili anche per ricostruire un grande passato ottocentesco, mai raccontato, incontra l’avventurosa storia del barone Felice Lombardo di San Chirico, narratagli da un suo discendente. Si può liberare dall’insostenibile fascino di quella storia solo scrivendola. Nasce così, nel 2014, dopo una breve gestazione, Il barone contro. Don Felice e gli altri baroni di San Chirico tra Borbone e Savoia, con prefazione di Pino Aprile, edito dalla Magenes di Milano. Presentato in Rai, ad Uno Mattina, e recensito da alcune importanti testate, consegue un discreto successo.

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