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Siria, altri pretesti per altre guerre

Siria, altri pretesti per altre guerre
aprile 08
05:59 2017

Trump ha dato ordine di attaccare militarmente la Siria, scatenando una pioggia di missili che hanno distrutto un aeroporto, dal quale si presume sarebbero partiti aerei siriani per spargere armi chimiche che hanno prodotto un centinaio di morti tra cui molti bambini. Non c’è alcuna prova e nessuna certezza che la Siria possegga armi chimiche. Gli Usa sono nemici mortali di Assad, a sua volta alleato dei russi che in Siria hanno uno sbocco sul Mediterraneo e che accusano gli americani di aggressione ingiustificata contro uno stato sovrano. Dov’è la verità? Per capirci qualcosa facciamo un passo indietro.

Il 20 marzo 2003, dopo una pilotata campagna di stampa sul possesso dell’Iraq di armi di distruzioni di massa, i governi americano e inglese, sciaguratamente appoggiati da quello Italiano, scatenarono una guerra distruttiva contro quel libero stato con lo scopo dichiarato di deporre Saddam Hussein, presidente o dittatore che dir si voglia, iracheno. Lo slogan giustificativo fu quello di “portare la democrazia”. Noi tutti esultammo, per la “liberazione” dell’Iraq. Vi fu un numero incredibile di morti, tanti civili massacrati dalle bombe. L’Iraq era uno stato laico e indipendente in crescita economica, che perseguiva una politica petrolifera nazionale, in cui tutte le componenti religiose, anche quella cristiana, partecipavano al governo, ora è un paese devastato, in mano a fazioni pilotate da vari stati occidentali e non, in guerra tra loro.
A distanza di qualche anno, l’ex premier inglese Tony Blair ha confessato candidamente che la storia delle armi chimiche in mano a Saddam Hussein era stata inventata di sana pianta per giustificare l’invasione dell’Iraq. Era una guerra del petrolio, come tante scatenate dall’imperialismo inglese per il dominio del Medioriente e del Mediterraneo. Stessa sorte è toccata alla Libia di Gheddafi. La stessa invasione e conquista delle due Sicilie per mano piemontese, pilotata dalla corona inglese, rientrava in questa strategia di dominio.
Blair non ha pagato alcun prezzo per tale crimine contro l’umanità, mentre in Iraq, paese devastato dal terrorismo, si continua a morire per la folle azione dell’Isis e di chi vi sta dietro.

Non mi stupirei se tra qualche anno diranno che anche la storiella delle armi chimiche è inventata di sana pianta. Vedremo. Di sicuro c’è che la democrazia non si esporta, si esportano solo guerre e bombe che massacrano i civili e provocano esodi di massa, il cui prezzo viene pagato dalle vittime dei paesi invasi e dagli stati a loro vicini.

Sull'Autore

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

Giornalista e scrittore

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