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Fassina e l’esercito industriale di riserva

Fassina e l’esercito industriale di riserva
marzo 26
10:47 2017

Vorrei tanto che mi si spiegasse che cosa ha dichiarato Fassina da meritarsi i più violenti insulti, tra i quali “fasciocomunista”.

Ha dichiarato: “E’ un fatto che il problema dell’immigrazione finisce per pesare sulle fasce più deboli del popolo italiano. Bisognerebbe affrontarlo considerando più in generale il problema economico-sociale“.

La sinistra cosmopolita cachemir e martello (grazie a Paolo Desogus per questa brillante definizione) pensa forse che non esistano disagi derivanti dall’afflusso di gente povera da altri Paesi? E in quale dei pianeti abitabili dell’Universi recentemente scoperti vive?

Oppure pensa che qualche problemino c’è, ma si riversa sui ricchi che vivono in eleganti quartieri al sicuro di ville munite di telecamere?

O ancora ritiene che la sinistra abbia sempre avuto questa concezione illuministica per cui basta predicare l’antirazzismo e il mondo diverrà tutto arcobaleno?

E quando pensa, questa irenica sinistra cachemir e martello, di riprendere in mano qualche testo di quel signore di Treviri dell’Ottocento, detto il Moro, (voglio sperare che sia ancora di agevole individuazione, se no do un aiutino: il cognome iniziava con la M) che includeva nella sua analisi il concetto di “esercito industriale di riserva“? Trattasi di sovrappopolazione di lavoratori che viene usata nel capitalismo per calmierare i salari e in generale abbattere le condizioni dei lavoratori. Esattamente quello che potenzialmente sortisce un potente afflusso di lavoratori stranieri. E tutto questo che i raffinati intellettuali non capiscono, il popolo, con la sua pancia sensibile, lo intuisce e vota di conseguenza, cioè per la destra nazionalista. Che cresce al 20% in un Paese come l’Olanda storicamente, cioè dai tempi di Spinoza, accogliente e tollerante.

E’ noto, sempre a questa sinistra frou frou, che nel 1870 Marx scriveva a Meyer e Vogt del conflitto tra proletari inglesi e irlandesi, che si odiavano a morte in quanto concorrenti nel mercato del lavoro? E ritiene che Marx pensasse di risolvere la faccenda con una bicchierata multietnica in un pub di Londra?

Per cui il “fasciocomunista” Fassina non ha fatto altro che avvertire la sinistra distratta nei salotti che ci sono le periferie dove la promiscuità interrazziale è vissuta drammaticamente, basta farci un giro.

E ne consegue che la risposta della sinistra non può limitarsi all’abbraccio fraterno, ma deve essere qualcosa di diverso sia dall’ottusità xenofoba delle destre sia dal moralismo senza progetto delle sinistre, della serie la libertà è essere cittadino del mondo.

Il vero diritto dei lavoratori è quello di vivere condizioni dignitose nella propria terra, senza dover essere sradicati dalla loro comunità e dai loro affetti. Ma l’avete mai incontrata una povera madre nigeriana che non sente i suoi figli piccoli da un mese lasciati nel suo Paese dai nonni?

Occorre che la sinistra elabori un approccio diverso, che peraltro non è nemmeno da inventare. Infatti nel Trentennio detto “glorioso”, dal ’45 al ’75, l’approccio era fornire aiuti, e non armi e guerre, ai Paesi in ritardo di sviluppo alla condizione di attuare politiche di crescita dell’occupazione.

E’ un approccio nazionalista questo? E’ fasciocomunista? Nossignore, è quello che dicevano i partiti socialisti e comunisti europei fino agli anni ’80, prima di diventare liberisti.

A ricordarsele le cose!

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Lucia Del Grosso

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