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Fra congresso PD e Giorno della Memoria il futuro dell’Italia vince o si perde a Sud

Fra congresso PD e Giorno della Memoria il futuro dell’Italia vince o si perde a Sud
Febbraio 25
13:02 2017

Emiliano, Pd, Renzi e scissionisti: ecco qualche appunto preso e pubblicato in ritardo. Premessa: sappiamo quel che abbiamo visto e udito: informazioni scarne e incomplete. Le conclusioni del congresso Pd, però, possono aiutarci, ricordando che sono anche (o soprattutto?) frutto di intese, scontri e notizie in possesso dei protagonisti (per esempio: cosa si sono detti Renzi o Emiliano negli incontri extracongresso con Berlusconi e altri? Chi ha diretto chi dall’esterno, per conto di chi, a parte il solito Napolitano, si capisce? Chi ha garantito, e se sì, cosa, a Renzi, tanto che il fanfarone di Firenze se ne va, platealmente, negli Stati Uniti, a congresso in corso e votazione da fare, come se la cosa non lo riguardasse o sapesse già come andava a finire? Eccetera).

1 – Atto primo: minoranza via dal Pd di Renzi, ormai ricettacolo di dirigenti senza spessore o con addosso troppe ombre sullo sfascio di banche che faranno pagare noi e traffico di informazioni sospette su appalti colossali (senza fare nomi e includendo le parentele: Renzi, Boschi, Lotti… a li mejo a li mejo e tutti stabili al loro posto. Manco nella più sguaiata repubblica delle banane!).
Sì, sì: secessione! Bravo Emiliano, bravo Speranza, bravo Bersani, bravo Rossi, bravo persino D’Alema (chi ce lo doveva dire). Per la serie: scusate, ma a noi che ce ne frega del Pd? Ce ne frega eccome, perché se la batte con i cinquestelle quale partito di maggioranza; e nessun partito, manco la Lega, ha fatto al Sud più male del Pd di Letta e poi di Renzi (er più: in senso cattivo, ovvio).
Se mezzo Pd se ne va, e Pisapia da Milano, con il suo Campo, più Sinistra Italiana, e metti che de Magistris… Insomma, si cominciano a fare dei conti che ridurrebbero il Pd di Renzi a un partito di opinione o poco più, di stretta osservanza fanfarona (bullismo esaltato a ideologia); se accadesse, nella frammentazione della sinistra, potrebbero trionfare i cinquestelle o la galassia della destra, con Salvini che vuole fare il leader. E a sinistra, chi si volesse salvare, dovrebbe cercare di vincere a Sud. E far qualcosa per meritarselo.

2 – Atto secondo: ops…, si capisce che la scissione è proprio quello che Renzi cerca, per isolare “i comunisti irriducibili” (vabbe’…) a sinistra, la Lega a destra e accorpare al centro, intorno all’armata brancaleone renziana, pellegrini sparsi in cerca di “ditta” e reddito, qualcosa che somigli alla vecchia Dc, con Verdini, Alfano, incluso tutti, fa niente se pure pluri-indagati, pregiudicati, faccendieri… e chissà se anche Berlusconi e i suoi.
Quindi, andarsene è fargli un favore. Il peggio che gli possa accadere è che la minoranza faccia, come dire?, la “scissione interna”, resti da separata in casa e gli dia filo da torcere su tutto, su ogni decisione, ogni voto, magari segreto, tolga ogni sicurezza di maggioranza al fanfarone nel partito e al governo in parlamento. Né più né meno di quello che fece il Renzi sfasciotutto quando fece la scalata al partito e al governo, impallinando, preferibilmente alle spalle, Bersani e Letta.

3 – Atto terzo: troppo tardi, la minoranza se ne va e vedremo cosa succede con le altre meteore alla sinistra del Pd: agiranno insieme? Se sì, come? E chi comanderebbe fra D’Alema, Bersani, Speranza, Rossi, Pisapia, Vendola, pur se non ufficialmente alla guida di Sinistra italiana, eccetera? Speriamo che almeno loro lo sappiano.
Ma di tutti questi, c’è almeno uno che abbia qualche idea sul valore dell’equità fra italiani che dovrebbe portare al riallineamento delle risorse da destinare al Sud e delle infrastrutture di cui dotare il Mezzogiorno; al rigetto delle norme razziste sull’università, varate per chiudere quelle meridionali, spostare gli studenti terroni al Nord (solo se ricchi abbastanza per pagarsi il diritto costituzionale all’istruzione), così da svenare i loro genitori per mantenerli oltre la linea gotica e arricchire gli affittuari in nero di Bologna e altre civili città iperboree?
Di tutti quelli nominati, manco uno ha mai mostrato un minimo di attenzione al divario voluto e coltivato Nord-Sud. Peggio di tutti Vendola, che probabilmente teme di perdere appeal nazionale facendosi scoprire terrone (la Puglia da lui presieduta fu l’unica grande Regione del Sud a non fiatare quando poeti e scrittori meridionali furono esclusi, dalla Gelmini, dall’insegnamento della Letteratura italiana del Novecento. E ancora esclusi sono. Ma il leader poeta non ha mai detto “A”).
Quindi, da questa parte, abbiamo poco da sperare, a Sud. A meno di smentite (seee…).

4 – Atto quarto: Michele Emiliano resta nel Pd. Fosse andato via, avrebbe dovuto battersela, per la guida dell’area antagonista (vabbe’…) con una mezza dozzina di aspiranti. Nel Pd si propone quale anti-Renzi, alla segreteria. Possibilità di vincere? Salvo sorprese, per cose che non sappiamo: zero. E allora? Due notazioni, una negativa, una positiva: se la minoranza fosse rimasta, aveva speranza (con la “s” miniuscola) di guidare il gruppone; ora guida molto meno, quindi ha una mano legata dietro la schiena. Eppure il suo ruolo è cresciuto: era l’anti-Renzi in Puglia, ora lo è in campo nazionale. Scrissi una volta, quando venni a sapere delle sue esperienze sportive, che il suo modo di agire è collezionare sconfitte durante tutta la partita, per vincere con l’ultimo punto. La carriera politica non è andata diversamente (ministro? Sottosegretario? Capolista alle europee? Eccetera; però, dopo ogni caduta, lo ritrovi in piedi, dieci centimetri più avanti).
Emiliano è una garanzia per i temi meridionali? Di tutti i presidenti di Regione è l’unico che almeno li abbia citati, che mantenga contatti con l’area (De Luca non è credibile, ma ha modo di dimostrare che stiamo sbagliando, se non ostacola la mozione presentata dai cinquestelle sul Giorno della Memoria, per esempio. I meridionalisti alleati di De Luca potrebbero aiutarlo a non sbagliare).

Rischiamo che, per proporsi quale leader nazionale, faccia scelte come quella di Vendola? Sarebbe un errore colossale, per lui e per lo stesso Pd. Il suo partito è ormai in estinzione in larghissima parte del Mezzogiorno; a Napoli, da 20mila iscritti, si sono ridotti a meno di duemila. L’odio per il Sud dimostrato dal governo Renzi è ampiamente ricambiato. Emiliano è l’unica speranza (“s”) di non sparire. Ma deve guadagnarselo e far dimenticare che è nel partito di Renzi. Per esempio: come lavorare con de Magistris, stando nel Pd? E davvero ha possibilità di poter convincere i cinquestelle a far insieme cose utili per ristabilire un minimo di equità in questo Paese profondamente razzista?
Mi fermo alla domande, perché è lui che deve dare le risposte. Su Emiliano ci sono attese da lui stesso generate (a proposito, la mozione per il Giorno della Memoria presentata alla Regione Puglia: farla passare, pur se proposta dai cinquestelle, sarebbe un bel segnale circa quel che si può fare per il Sud, pure restando ognuno dalla sua parte).

Insomma, Emiliano ha possibilità di contare davvero nel Pd, solo se ci va da leader meridionale che salva il partito, conservandogli base larga di consenso al Sud; ma può avere quel consenso solo se induce partito e governo a smetterla di derubare il Mezzogiorno e a riequilibrare gli investimenti pubblici, per dare al Sud quel che gli è negato da un secolo e mezzo: strade, treni, porti, rilanciare le università…, ovvero lavoro, rispetto, futuro. In una parola: equità, equità, equità!!!
In caso contrario, farà la fine del Pd, con il Pd.

E sarebbe un brutto giorno anche per il Sud, perché io vorrei gli Emiliano, i cinquestelle della mozione, le Di Girolamo svelte di interrogazione parlamentare, in ogni partito, per scatenare, sui temi veri (sanità, scuola, trasporti, disoccupazione) la gara virtuosa che stiamo vedendo sul Giorno della Memoria. Appena il M5S ha presentato le sue mozioni in quattro Regioni del Sud (le altre tre seguiranno), Forza Italia ha depositato una interrogazione alla Camera (le prime notizie parlavano di mozione), firmata da almeno una ventina di deputati e portando la questione in sede nazionale. Il M5S che, come si capisce dalle reazioni, già stava lavorando a qualcosa del genere, ha dato una sana accelerata alle sue iniziative nazionali in tal senso e dovremmo vederne delle belle. Alcuni lo fanno per convinzione, senso di giustizia, altri potrebbero farlo per convenienza, persino paraculaggine. A me interessa che lo facciano.

Il Pd tace, arranca, annaspa, non capisce e rischia di essere schiacciato, a Sud, su tali argomenti, fra cinquestelle e forzitalioti. Magari succedesse anche per tutto il resto e, per salvarsi, facesse di più e prima, e meglio, nella direzione giusta!
Ripeto, in queste cose sono maoista: non importa che il gatto sia nero e bianco, purché acchiappi il topo. E, alla luce di questi svuluppi, va citata un’altra massima del grande mandarino: grande confusione sotto il cielo, dunque, la situazione è eccellente.

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Pino Aprile

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