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L’opposizione è il Sud, l’opposizione sono i giovani

L’opposizione è il Sud, l’opposizione sono i giovani
dicembre 11
09:25 2016

 

Il No a mente fredda, ancora un’analisi. Perché? Per riflettere insieme a un’amica e un amico che hanno votato “sì”, per le stesse ragioni per cui io ho votato “no”, convinti che Renzi, burattino di Giorgio Napolitano, l’uomo di Kissinger, sia “finalmente qualcosa di nuovo”; e perché non si è compresa appieno la rivoluzione di questo voto, o forse la si è capita ma non se ne vuol parlare, continuando nella stupida, autolesionista idea che se fingo di non vederlo, quello che non mi piace non esiste, e se non ne parlo, gli altri non sapranno che c’è.

La valanga dei no dice che il tacere ha funzionato, ma non funziona sempre, perché prima o poi in troppi sanno, specie oggi che, per comunicare, ci sono altri mezzi, persino più potenti di quelli che lorsignori controllano. La fotografia del risultato è quella di una doppia rivoluzione: l’opposizione è il Sud, l’opposizione sono i giovani.

In un Paese in cui si vince o si perde per decimali o pochi punti, più di 8 giovani su 10 hanno votato contro l’asfissiante bombardamento dei giganti della comunicazione privata e pubblica (asservita). L’81 per cento è quella che si chiamava “percentuale bulgara”, ovvero risultato di un voto non libero, imposto e con il rischio gulag per chi vota “sbagliato”. Non solo, ma con 100 mila giovani all’anno che abbandonano il Sud e i loro padri che hanno ricominciato a emigrare, il dato è inferiore al vero, perché moltissimi non si son potuti permettere di rientrare a casa per il voto.

Ed è quasi incredibile che uno schieramento così alto e compatto di “no” sia stato raggiunto nonostante l’uso spregiudicato del potere clientelare, da parte del governo (dai “tanti soldi che arrivano” attraverso il governatore della Campania, Vincenzo De Luca e altri; ai “tanti soldi che vi porto” a Milano e in Lombardia) e vere e proprie minacce, nemmeno tanto velate (la Puglia vuol votare “no” come il suo presidente? Non avrà i soldi per i malati di cancro).

Si può arrivare a tal punto di auto-inganno, da tentare di cavarsela come quella Testa di Chicco diposto a credere e a volerci far credere che il “no” è frutto di clientela, insomma, un voto “pagato”. Curioso: a pagare era Renzi (con soldi nostri, si capisce) e il voto comprato è contro Renzi? E chi avrebbe pagato il voto contro: “la Casta”, come dice il Fanfarone scoppiato di Firenze?

Con il ducetto del “sì” c’erano Barak Obama, Angela Merkel, l’Unione Europea, la JP Morgan, le banche; le multinazionali interessate a fare shopping di quel che è rimasto da fottere, in Italia; le compagnie petrolifere; Giorgio Napolitano, sospettato di legami con poteri di cui non conosciamo l’estensione, e all’obbedienza di una super-loggia massonica statunitense dal 1978; mister Marchionne con la Fiat; la tv di Stato e Mediaset (per acchiappare parte del canone che paghiamo per la Rai e per il timore di ritorsioni, secondo quanto dichiarato dal proprietario, Berlusconi); i più grandi quotidiani italiani che sono in mano ai Debenedetti o al club della finanza nazionale (ma pure tutti gli altri, meno due-tre, più liberi, perché appartengono a chi li fa, come Il Fatto, La Verità, Manifesto)… E la Casta, i “poteri forti” sarebbero i giovani disoccupati e i meridionali?

Che contro tutto questo i giovani si siano scagliati in blocco ha il senso di una rivolta generazionale, altro che le stronzate dei Chicchi Testa esperti nell’arte di restar a galla in qualsiasi condizione e con chiunque. Il futuro ha parlato, quel giovanile tuono di “no” è una pernacchia galattica che denuncia un rifiuto di appartenenza; una tribù a parte, estranea, che è stata sacrificata (per garantire privilegi ai soliti noti e spesso ladri) e che, avendone preso atto, condanna ed esclude chi li tiene fuori (i giovani italiani e greci sono i meno garantiti d’Europa; fra i più penalizzati nel mondo occidentale, specie se ragazze).

Renzi giovane? All’anagrafe! Tutto il vecchio e marcio lo ha raccattato lui, incluso cascami, ma proprio il peggio del peggio del centrodestra di cui doveva essere il contrario: dal patto del Nazareno con Berlusconi, a Denis Verdini (il macellaio a cui fa riscrivere la Costituzione), plurindagato e il cui “punto di riferimento” è Marcello dell’Utri, in galera per mafia, che in una intervista al Corriere della sera, dice: siete sicuri che Verdini abbia dato la maggioranza al governo Renzi in disaccordo con Berlusconi? E la domanda fa riflettere.

Una rivolta giovanile così non si vedeva da mezzo secolo. Quasi una sorta di nuovo Sessantotto, anche se i paragoni con il passato son sempre fuorvianti: il mondo in cui questo avviene non ha quasi più nulla in comune con quello del Sessantotto. Insomma, è solo un modo per dire: i giovani tutti da una parte, i loro padri tutti dall’altra. Ma… quali padri?

Perché l’altro dato enorme è quello del Sud all’opposizione: uno scenario che non rimanda certo al Sessantotto, se vogliamo restare ai paragoni storici, ma alle stagioni della rivolta sociale, delle lotte per la terra, per la presa di coscienza, da parte dei contadini del Sud, grazie a giganti come Peppino Di Vittorio, Peppino Di Vagno, Gaetano Salvemini, Antonio Gramsci, don Luigi Sturzo, della condizione di subordinati, oppressi.

Ragioni, tempi, circostanze, metodi sono imparagonabili, con quelli di oggi, ma la dimensione della protesta e la sua compattezza, la sua diffusione in tutto il Sud, sì. A ridurre le cose all’osso, quella rivolta storica e quella di oggi hanno in comune l’aver portato il Mezzogiorno, a furia di tagli, esclusioni, emarginazione, assenza di investimenti pubblici, a superare le divisioni interne per opporsi unito allo Stato centrale e razzista. La “riforma” prevedeva persino, con il “Federalismo differenziato”, la contrazione di diritti “costituzionali” e dei poteri sul territorio per le Regioni più povere. In sintesi: Nord più ricco e autonomo e Sud colonia, come ora, ma a norma di Costituzione!

Il Sud non ne può più. I giovani non ne possono più. I giovani meridionali sono la sintesi del voto che ha travolto la compagnia di guitti al servizio dei poteri italiani e no. È successo qualcosa; e questo qualcosa segnala la fine di un tempo (l’era della civiltà industriale, degli Stati nazionali, dei giornali di carta, dell’etere dominato dai pochi e forti) e l’avvio delle mutazioni indotte dall’ingresso nella civiltà informatica, l’abbattimento delle frontiere, l’omologazione planetaria bilanciata dalla riscoperta di valori locali e, soprattutto (cosa che si ostinano a non capire) la comunicazione non più per informare (il giornalismo dell’era industriale), ma per creare comunità, ritrovarsi in una parte del tutto.

È questa l’enormità del risultato di questo voto: la comunità meridionale ha trovato una ragione per esprimersi con una sola voce, riconoscersi tale; la comunità del futuro, i giovani, ha parlato per condannare un sistema, anche di potere, in declino. Non illudiamoci: ne stanno già usando altri, di sistemi, e forse persino peggiori, ma questa inaspettata, colossale compattezza è un avvertimento serio; dice: “Noi ci siamo”.

Vallo a spiegare a Testa di Chicco.

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