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Non volendo, Banfi ha reso nazionale la protesta di Manfredonia per il mostro

Non volendo, Banfi ha reso nazionale la protesta di Manfredonia per il mostro
Ottobre 20
08:38 2016

Credo alla buona fede di Lino Banfi; ma capisco la delusione di chi cerca di impedire l’ennesimo scempio del territorio e delle doti turistiche della Puglia, in cambio di niente. Conosco Banfi, anche se non ci frequentiamo (alcuni incontri per ragioni professionali o in casa di amici comuni) e lo so diretto e sincero. Non mente se dice di aver accettato di girare lo spot pubblicitario per Energas, ignorando il peso ambientale del progetto (un mega-deposito di gas a Manfredonia, la porta del Gargano, già ferocemente danneggiata da scorse iniziative dell’industria chimica): «Su questo argomento non ho un’opinione precisa, perché non me ne intendo», ha ammesso Lino. Il gas, per lui, è quello che serve per cucinare, riscaldarsi; non ci vedeva nulla di male, quando, circa un anno fa, firmò il contratto e otto mesi fa girò le scene.

Ma ho anche tanti preziosi amici che si battono contro mostri esistenti o in progetto che sono pugni nell’occhio al territorio, squalificano turisticamente un’intera costa e possono costituire fonti di seri pericoli; conoscendo i loro sacrifici e il loro impegno, capisci che ci restano male se alla faccia facciosa del “nostro” Lino fa ricorso un’azienda che ha in cantiere una iniziativa come quella giustamente osteggiata dal sindaco di Manfredonia e dagli ambientalisti, e non solo da loro. Il volto pacioso, rassicurante di nonno Libero può smorzare i timori per il mega-deposito Energas.

E questo aumenta l’amarezza di chi al mostro si oppone. Da qui i toni durissimi sotto il post con cui abbiamo informato della polemica. Ma è utile analizzare a mente più fredda la cosa (che ormai è fatta e, quindi, capo ha). Potremmo scoprire che quella che pareva una buona idea pubblicitaria ha generato esiti opposti a quelli sperati.

Insomma: non volendo, Banfi ha prestato la faccia a una cosa che non immaginava così brutta; e sempre non volendo, potrebbe aver fatto un favore a chi è contro quel deposito. Fate un piccolo sondaggio spannometrico (a spanne…): a dieci persone con un livello medio di informazione (o, che sarebbe più corretto, di disinformazione) chiedete del mega-deposito della Energas a Manfredonia e contante quanti ne erano al corrente; poi chiedete se hanno idea di cosa significhi, sia per i danni all’industria turistica, che per la pericolosità. Il risultato potrebbe sorprendervi.

Se la Energas non avesse fatto scelto un volto noto come quello di Banfi, suscitando le reazioni di cui discutiamo, quanti avrebbero saputo del progetto per Manfredonia? La curiosità legittima di chi legge e vuol capire cosa sta succedendo ha avuto un effetto moltiplicatore altissimo. E ora, la questione che pareva riguardare Manfredonia, al più la Puglia, è diventata nazionale e con toni che di sicuro non sono favorevoli al progetto Energas.

Quello che per Lino era uno spot come un altro («Poteva essere Eni, Q8, Esso, o chi volete voi») e per Energas era un modo per dire: “la Puglia simpatica è con noi”, è diventato un boomerang e il mezzo per mettere al corrente della faccenda l’Italia intera e indurre i distratti e gli indifferenti a dire: «Ma che è ‘sta roba?» e a informarsi.

Non è un bicchiere mezzo pieno, è la bottiglia piena!

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Pino Aprile

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