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Con le olimpiadi al Sud riparte il Sud, si aggiusta l’Italia

Con le olimpiadi al Sud riparte il Sud, si aggiusta l’Italia
Settembre 20
08:12 2016

Vuoi vedere che questa idea delle Olimpiadi della Magna Grecia nel 2028 potrebbe diventare, vista la comune convenienza, la chiave di volta per la ripartenza del Sud e per realizzarvi le infrastrutture mai fatte; oltre alla possibilità di costruire una base d’intesa su cui le regioni meridionali, presidenti e sindaci, possano cominciare a incontrarsi per avviare progetti condivisi? (Mentre è escluso che possano farsi le Olimpiadi a Roma, ancora alle prese con le opere incompiute e tangentofore delle scorse “grandi manifestazioni”).

Le ragioni per cui la cosa potrebbe funzionare (il primo a proporla è stato Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza) sono molte, e tutte forti:

1 – Per i grandi appuntamenti internazionali, gli Stati, le Regioni e le città coinvolti devono dotarsi di strade, aeroporti, linee ferroviarie, ospedali, stadi che siano all’altezza del compito. Lo si è fatto (solo per ramazzare altri soldi e senza reale necessità) pure dove le infrastrutture esistevano già (vedi Expo), addirittura bruciando vagonate di milioni per acquistare il terreno da privati (mai avvenuto nella storia dell’Expo universale).

Quindi, le Olimpiadi della Magna Grecia sarebbero l’occasione per cogliere due piccioni con una fava: fare quello che comunque andrebbe fatto e farlo dove quelle cose, in un secolo e mezzo, non sono mai state fatte. Il che non porrebbe il problema di “cosa ne facciamo dopo” (falso problema: lo si usa solo per ruspare altre vagonate di milioni di soldi pubblici: vedi lo Human Technopole di Milano post-Expo). Al Sud, il presunto “dopo” risolverebbe il problema che c’era “prima”;

2 – L’obiezione: invece di fare le Olimpiadi, facciamo le strade, i ponti, eccetera, si esclude da sé, perché proprio per le Olimpiadi si sarebbe obbligati a provvedervi. In più, la necessità di far fronte a tali investimenti determina un afflusso aggiuntivo di risorse nel territorio coinvolto. Le opere progettate, quindi, non sottrarrebbero soldi ai bilanci degli enti locali, ma ne porterebbero altri (a Milano, per l’Expo, l’orgetta di lavori extra per “adeguare” le strutture ha fatto piovere circa 15 miliardi);

3 – Non concentrando i giochi in una sola città, ma in tutto il Sud, secondo vocazioni territoriali, l’intero Mezzogiorno trarrebbe beneficio e, soprattutto, renderebbe indispensabile collegarne le aree, eliminando il più grave dei problemi di cui soffre il Meridione: da Sud si può andare solo verso Nord (rotta degli emigranti) e viceversa (percorso delle merci dall’area incentivata quale produttrice, all’area condannata a essere solo mercato). Il peggior danno della privazione di treni, strade, linee aeree imposto dalla politica coloniale al Mezzogiorno è l’impossibilità del Sud di essere mercato per se stesso: se vuoi vendere a Bari o a Campobasso qualcosa fatto a Reggio Calabria, devi passare da Milano (lo denunciava già Salvemini un secolo fa).

Così, finalmente, per gli studenti universitari di Reggio andare al Politecnico di Milano non sarebbe più, come ora, meno faticoso e dispendioso che andare a quello, eccellente, di Bari; e per gli studenti pugliesi, frequentare la lodatissima facoltà di Sociologia di Catanzaro verrebbe più comodo che recarsi a Roma o addirittura Trento. Insomma: con la possibilità di muoversi nel Sud come da Sud a Nord e nel Nord, il Mezzogiorno avrebbe nelle mani le redini della propria economia;

4 – L’idea di fare le Olimpiadi sparse nel territorio oltre a distribuire più equamente i vantaggi, eviterebbe l’impatto ambientale derivante dalla concentrazione di troppe opere e troppa affluenza di visitatori in una sola città e susciterebbe una positiva competizione fra le comunità coinvolte, per presentarsi al mondo e allo sport nelle migliori condizioni, esaltando le proprie eccellenze storiche, culturali, culinarie, turistiche;

5 – In più, si avrebbero garanzie ormai rare, in Italia, di ostacoli alle infiltrazioni mafiose. Sì, perché quello che potrebbe sembrare l’argomento (disonestamente e pelosamente) più forte per dire no alle Olimpiadi al Sud, vale, in realtà, al contrario: i migliori esempi di grandi opere compiute senza che vi ponesse mano la mafia, attraverso le sue aziende o quelle di imprenditori prestanome sono al Sud.

Basterebbero appena due-tre esempi: le tangenti più alte della nostra pur ricca storia della corruzione sono venete, per quell’inutile, costosissimo e forse persino dannoso Mose che non fermerà l’acqua alta, ma alimenta il magna-magna e costerà, di questo passo, come rifare le ferrovie (o buona parte delle) in Italia; per l’Expo di Milano fra un po’ dovranno costruire nuove carceri per metterceli dentro tutti. Un centinaio e passa li avevano presi prima che aprisse la fiera, poi c’è stata una sospensiva per la “sensibilità istituzionale” della Procura milanese (almeno a stare ai pubblici ringraziamenti del capo del governo: strano, di solito si ringrazia perché i delinquenti li arrestano…); poi, finita la fiera meneghina spacciata per planetaria (tale solo per costi e deficit), sono ricominciati gli arresti di maneggioni e mafiosi.

Per capirci: per i soli lavori dell’Expo sono state interdette per mafia più aziende che in mezzo secolo di Salerno-Reggio Calabria (sulla quale, bene ricordarlo, lavorano solo società del centro-Nord che subappaltano in loco… a chi?). Mentre non c’è una grande opera, al Sud, negli ultimi anni, in cui ci siano stati tali problemi. Sia perché non si fanno grandi opere, al Sud, ma anche perché si fanno meglio: la metropolitana di Napoli, definita la più bella e una delle migliori del mondo, è stata ampliata in tempo-record, con la spesa di un miliardo e manco un euro per tangenti;

6 – E non dimentichiamo che a far da guardiani al cantiere ci sarebbero, fra gli altri, due dei leader politici più amati e rispettati d’Italia, ora: Luigi de Magistris e Michele Emiliano, magistrati passati alla politica dopo aver condotto grandi inchieste contro il malaffare, specie quello a cavallo fra crimine organizzato e politica al servizio dell’economia “grigia”. Non vuol dire che siano esenti da critiche e che tutto quel che fanno lo fanno bene; vuol dire che nemmeno i loro oppositori li hanno mai chiamati ladri.

Paragonateli a un Sala qualsiasi che all’Expo vede finire sotto inchiesta e in galera una bella fetta di suoi collaboratori (ma come li sceglie?); mischia, per non far scoprire quanti furono, il numero dei veri visitatori alla fiera, con quello di chi ci entrava per lavoro; giura sul suo onore. ma omette il possesso di una società in Italia, una all’estero e una villa in località turistica alpina; assume un capo di gabinetto che non ha i titoli per firmare e la “gara” per individuare chi merita l’assunzione la fa dopo averlo assunto e non prima:

7 – Alla mafia riesce tutto così facile, al Nord, per la presenza di una nutrita élite politica e imprenditoriale disponibilissima a fare affari con i criminali, tanto quel che conta sono i soldi (terreno reso fertile da decenni di studi legali milanesi e banche dediti al riciclaggio).

Ma la mafia è favorita soprattutto dall’incapacità della popolazione di capire e combattere criminali che si presentano senza lupara e con il portafogli pieno: versano soldi, non sangue. Ora, molti stanno cominciando a rendersene conto e a reagire; ancora pochi, però, se i magistrati (a cominciare dalla Ilda Bocassini) dicono che mai al Sud c’è stata omertà così tenace e diffusa, come al Nord.

Decenni di lotte hanno educato i meridionali al contrasto del crimine; il coraggio di opporvisi ha avuto un prezzo mostruoso: almeno mille vittime (altri conteggi portano la cifra ben più in alto), fra cui sindacalisti, imprenditori, magistrati, investigatori, cittadini comuni (si fa per dire…), giornalisti. Tutto questo manca, al Nord, e riesce troppo facile a quella manica di figli di puttana che si siede a tavola con delinquenti e assassini, vendere alla mafia la propria gente. Spostare il centro di lavori così importanti a Sud potrebbe scombinare quegli equilibri politico-criminali.

8 – Un risultato nazionale importantissimo si avrebbe con le Olimpiadi a Sud: secondo la Banca d’Italia, ogni euro in più prodotto nel Mezzogiorno, attiva una ricaduta (con commesse, ordini fatti al Nord) di 1,40 euro di ricchezza nazionale; quell’euro, prodotto ancora a Nord, dà una ricaduta di solo di 1,10 euro. Nel primo caso di guadagnano tutti, nel secondo, quasi nessuno;

9 – Insomma, meglio che mi fermi qui, per ora. Ma una cosa mi appare chiara: tutto il Sud (e non solo, a esser furbi) deve muoversi per avere le Olimpiadi del 2028.

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Pino Aprile

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