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Genocidio dei meridionali? Non si dicono parolacce nei poteri occulti

Genocidio dei meridionali? Non si dicono parolacce nei poteri occulti
agosto 09
09:07 2016

Lasciamo perdere ciò che è avvenuto nelle Due Sicilie con l’unificazione d’Italia, stragi, fucilazioni senza processi, città saccheggiate, donne stuprate e abitanti arsi vivi, il tutto è ampiamente documentato, i fratelli coltelli sabaudi ne hanno compiuto di ogni colore: “Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti.” Antonio Gramsci dixit.
Eppure, qualche storico ostinato, iscritto al circolo vizioso che detiene il potere culturale “ufficiale”, quello trasmesso dai media di regime, continua a negare ciò che è stato, sostenendo che non è accaduto nulla di tutto questo, men che mai un genocidio, come quello postulato e dimostrato da Pino Aprile nel libro “Carnefici”.
Convenienza, forma mentis, malinteso amor di patria, ostinazione preconcetta, incapacità di cambiare idea, tipica dei poveri di spirito? Un po’ di tutto. Ma il sospetto che dietro questo negazionismo d’accatto vi sia una regia coordinata da parte dei poteri occulti in cappuccio e grembiulino, gli stessi che hanno fatto la mala unità, viene immediato.
Dopotutto in Italia, ciò che è stato è Stato, questa non è forse tra le ultime nazioni al mondo per libertà di stampa e per relativa diffusione della verità, storica o contemporanea che sia? Lo Stato turco non nega forse l’acclarato genocidio degli Armeni? La cosiddetta Umanità, da quando se ne conosce la storia, non è forse andata avanti per genocidi? Persino le bibliche punizioni divine ce ne danno memoria con città distrutte e popoli dannati. Il delenda Cartago dei romani che fu? La conquista delle Americhe quanti genocidi ha prodotto? Vi risparmio le altre centinaia o migliaia che conoscete o potete immaginare, tuttora in atto, da quello curdo a quello palestinese, fino a quelli operati anche da stati occidentali nei paesi da loro depredati.
Ma non lasciamo perdere quanto avviene tuttora al Sud, povertà diffusa, con il reddito medio pro capite metà di quello del Nord e ultimo in Europa occidentale, al di sotto anche di Grecia e portogallo, disoccupazione doppia rispetto al Nord, il 65% dei giovani disoccupati, centomila ne migrano ogni anno, aggiungendosi ai 20 milioni di meridionali emigrati dall’unità in poi, grazie al trattamento dello Stato italiano, che da 155 anni investe per un cittadino italiano il 40% in meno che per uno del Nord. In tutto.
Lo hanno detto fior di studiosi, di ogni orientamento politico, Salvemini, Nitti, Gramsci e chi più ne ha. Lo dicono oggi Svimez, Istat, affermati economisti di ogni estrazione, a partire da Gianfranco Viesti.
E non lasciamo perdere che a tutt’oggi il Sud è lasciato senza ferrovie, o con trenini della morte, con strade indecenti, senza aeroporti, ospedali adeguati, servizi essenziali, che le sue università sono condannate alla chiusura e che i suoi letterati, persino premi Nobel, quali Quasimodo, sono condannati all’oblio nei programmi di studio dei licei, per disposizione di un ministro italiano. E neanche lasciamo perdere la diffamazione e la denigrazione continua di tutto ciò che è meridionale: storia grandissima, antica cultura, tradizioni famose nel mondo, per l’Italia sono zero.
Qualcuno dirà ma che c’entra tutto questo con la parola genocidio? Ma scusate un popolo non lo si uccide anche in questo modo? La definizione di genocidio, come riportato in “Carnefici” si deve all’avvocato polacco Raphael Lemkin, la cui famiglia fu coinvolta nell’Olocausto: “si intende per genocidio un «piano coordinato di azioni differenti che hanno come obiettivo la distruzione dei fondamenti essenziali della vita dei gruppi nazionali attraverso la distruzione delle istituzioni politiche e sociali, dell’economia, della cultura, della lingua, dei sentimenti nazionali o della religione, della libertà, della dignità, della salute e perfino della vita degli individui non per motivazioni individuali ma in quanto membri di un gruppo nazionale”.
Non importa il numero dei morti, che pur ci sono stati a centinaia di migliaia nel Sud invaso e occupato dall’esercito sabaudo, ciò che è decisivo è l’annientamento dell’identità di un popolo. Con questo vanno fatti i conti. Fateli un po’, e decidete da che parte stare, da quella delle vittime o quella dei carnefici.

Sull'Autore

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

Giornalista e scrittore

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