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SECONDA PARTE/Audizione svolta alla Commissione bilancio della Camera sul controverso accordo di finanza pubblica concluso tra il Ministro dell’economia ed il presidente della Regione

SECONDA PARTE/Audizione svolta alla Commissione bilancio della Camera sul controverso accordo di finanza pubblica concluso tra il Ministro dell’economia  ed il  presidente della Regione
luglio 22
16:56 2016

di Gaetano Armao (docente di Contabilità pubblica nell’Università di Palermo)

A tal proposito basti guardare al trattamento ben diverso che sta ricevendo la Sardegna alla quale, con il d.lgs. 114 del 2016, viene riconosciuta la gran parte del gettito fiscale richiesto, un arretrato di quasi 1md€, accise ed imposte di spettanza, ma sopratutto la fiscalità di sviluppo, e comunque coinvolgendo per una preventiva valutazione il parlamento regionale, cosa che non accade per l’Ars trasformata in un organo di mera ratifica non solo delle risultanze finanziarie dell’accordo, ma addirittura di atti normativi ancora in corso di formazione (punto n. 3).
C’è poi da osservare che mentre gli (stringenti) adempimenti a carico della Regione sono accompagnati da un puntuale apparato sanzionatorio, nulla si dice per gli adempimenti di pertinenza statale (che purtroppo la prassi amministrativa dimostra spesso disattesi). Circostanza, questa, che rende più che evidente l’asimmetria delle posizioni delle parti involte nel negoziato di cui l’accordo in esame costituisce l’approdo.
Se si vuol correttamente inquadrare questo accordo riduttivo delle prerogative regionali va precisato che esso trova giustificazione solo quale rassicurazione ai mercati a fronte del sostanziale “default” della Regione (la circostanza che i 500mn€ siano destinati a stipendi e ratei di mutuo questo conferma), situazione peraltro acclarata dallo stesso accordo che nel preambolo prende atto “della situazione di grave sofferenza finanziaria del bilancio della Regione” e ciò a costo di vulnerare l’autonomia finanziaria regionale
E che questo sia il clima si evince dalla Relazione della Corte dei conti nel giudizio di parificazione del rendiconto della Regione siciliana per il 2015 presentata questa mattina a Palermo. Il Giudice degli equilibri di finanza pubblica ritiene il debito regionale (accresciuto di oltre 40% in cinque anni), che ha ampiamente superato gli 8 md€, di dubbia sostenibilità per le finanze della Regione siciliana. Contesto che non potrà non determinare effetti di “downgrading” sul rating della Regione.

Come noto lo Statuto della Regione siciliana prevede un’elencazione dettagliata delle funzioni attribuite dallo Stato alla Regione, nella forma della competenza esclusiva con l’art. 14, e nella forma della competenza concorrente con l’art. 17, lasciando, con l’art. 20, la possibilità di delega di altre funzioni.
Nel contempo, prevede, agli artt. 36 e 37, le entrate con cui far fronte all’esercizio di tali funzioni, a tale fine prefigurando, rispetto anche alle entrate oggi previste per le altre Regioni, l’integrale attribuzione di ogni tributo erariale con esclusione delle imposte di fabbricazione (accise), nonché i monopoli, tabacchi e lotto, così come specificato poi dalle norme di attuazione emanate con il D.P.R. 26 luglio 1965 n. 1074 (norme di cui l’accordo più volte richiamato prevede la modificazione)
L’interpretazione delle prescrizioni statutari deve avvenire alla luce delle norme di attuazione dello Statuto, in particolare, sugli artt. 1-7 del citato d.p.r. 16 luglio 1965, n. 1074.
Una siffatta previsione combinata, di funzioni e di entrate regionali, intendeva assicurare l’integrale copertura dei costi discendenti dall’esercizio delle funzioni attribuite alla Regione siciliana. Ciò almeno secondo il disegno originario dell’autonomia della Regione. Ma il progetto postulava che alla nascente Regione si attribuissero simultaneamente, o, quanto meno, in tempi ragionevolmente brevi, da un lato le funzioni e dall’altro lato le previste entrate.
Ora, non può negarsi che, nel trascorrere dei primi decenni di vita della Regione siciliana, il processo devolutivo delle funzioni fu molto più graduale rispetto a quello concernente le entrate, in quanto, prima che intorno alla metà degli anni settanta si facesse luogo alla emanazione di numerose e incisive norme di attuazione dello Statuto, ai fini del trasferimento delle funzioni nelle materie nello stesso ascritte formalmente alla competenza regionale, solo sparute e sommarie norme di attuazione erano precedentemente intervenute in talune materie, che in tal modo venivano acquisite alla sfera operativa della Regione.
Da considerare, nella prospettiva interpretativa della giurisprudenza costituzionale, che la stessa subordinazione dell’effettivo trasferimento di funzioni alla emanazione di specifiche norme attuative dello Statuto, nelle determinate materie di volta in volta riguardate, costituiva una barriera al concreto estrinsecarsi delle funzioni statutariamente attribuite.
Tale barriera, nel tempo, e’ stata consapevolmente manovrata, da parte statale, per circoscrivere l’effettivo trasferimento di funzioni statali nel quadro di un’ottica centralista, di guisa che, ancora oggi, si deve prendere atto che rimangono non effettivamente trasferite funzioni come la pubblica istruzione, l’assistenza pubblica e l’insegnamento universitario, la sanità nella sua interezza.
Sul fronte delle entrate previste dallo Statuto autonomistico, invece, la Regione sia nel regime provvisorio dei rapporti finanziari fra lo Stato e la Regione la cui disciplina era fissata dal D.Lgs. 12 aprile 1948, n. 507, sia nel successivo regime determinato dalle norme di attuazione dello Statuto in materia finanziaria, approvate con D.P.R. 1074 del 1965, ha potuto fruire, salvi striscianti ostruzionismi spesso insorgenti nella stessa indicata ottica, delle entrate previste dagli artt. 36 e 37 dello Statuto.

Sull'Autore

Gaetano Armao

Gaetano Armao

amministrativista siciliano e meridionalista resiliente, appassionato di Sicilia, istituzioni autonomistiche, musica, montagna e di Francesca Emma

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