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Si al TTIP solo se saranno rispettati i parametri e gli standard europei. Dobbiamo garantire la salute dei cittadini

Si al TTIP solo se saranno rispettati i parametri e gli standard europei. Dobbiamo garantire la salute dei cittadini
Giugno 27
08:38 2016

Fino a qualche tempo fa i miei dubbi e i miei timori nei confronti del TTIP erano forti.

Ho sempre pensato che non avremmo potuto accettare alcun Trattato che conducesse alla dissoluzione di ogni parametro di protezione dei nostri prodotti, anche con riguardo alla qualità e alla salute.

In tali condizioni, non mi sfiorerebbe l’idea di approvare o ratificare un Trattato lesivo delle nostre prerogative, anzi, mi batterei per evitarlo.

Nella seduta del 15 giugno 2016, il Ministro Calenda ha riferito in ordine al Trattato TTIP, e, in particolare, circa la natura, la struttura e le finalità dello stesso.

Importante l’affermazione del Ministro, laddove sottolinea che “il TTIP ha innanzitutto l’obiettivo di riportare il timone della globalizzazione nelle nostre mani; si tratta cioè di un indispensabile antidoto agli squilibri causati dalla globalizzazione”.

Altrettanto, rilevanti le precisazioni quando dichiara che “le barriere regolamentari penalizzano, poi, soprattutto, le nostre piccole e medie imprese (…). Per questo il TTIP, e in particolare il capitolo della convergenza regolamentare, è soprattutto un accordo a favore della PMI. Allo stesso modo, giova ricordarlo, in nessun caso il Trattato potrà portare ad un abbassamento degli standard. Su questo punto entrambi i negoziatori sono stati molto chiari: se convergenza ci sarà, sarà verso l’alto, altrimenti ognuno terrà i suoi standard”.

Fondamentali le richieste che provengono, in primo luogo, dall’Italia in ordine agli “appalti pubblici” e, in particolare, in ordine alle “indicazioni geografiche”, soprattutto sull’uso dei simboli e dei segni grafici, che esigono una protezione che ritengo irrinunciabile.

Di rilievo la previsione del passaggio dal sistema ISDS alla istituzione dell’ICS, International Court System, per la definizione delle controversie tra Stato e investitori (alias, multinazionali), passando da un sistema di tipo arbitrale, con tutti i suoi limiti e rischi di interferenze, ad un sistema giurisdizionale internazionale, con due gradi di giudizio e con la garanzia dell’indipendenza dei giudici.

Semmai, il punto che ritengo problematico – e che sarà oggetto di una mia questione che porrò a breve al Ministro – è, dunque, conseguentemente, non tanto chi e come decide, ma quale possa essere l’oggetto della controversia tra Stato e investitore, proprio per comprendere fino a che punto un investitore possa agire contro una legge dello Stato, ritenendosi lesa negli interessi, rischiando di limitare ulteriormente la sovranità nazionale.

Non va sottaciuto che, sul piano delle materie che possono essere oggetto delle controversie e, dunque, della competenza della ICS, nella relazione del Ministro viene, espressamente, affermato che “è garantito il pieno diritto degli Stati a regolamentare senza subire interferenze nell’ambito della protezione dei diritti quali salute, ambiente, sicurezza e così via”.

Dunque, alla luce di tali considerazioni e delle importanti dichiarazioni del governo, per il tramite del Ministro Calenda, si può ritenere che l’Italia (come, ritengo, i principali membri dell’Unione europea) sarà disponibile a sottoscrivere il Trattato solo e a condizione che siano garantiti i parametri e gli standard che l’Europa e le norme vincolanti degli Stati hanno costruito negli anni, a garanzia della salute e della produzione dei nostri cittadini.

Per tali ragioni, ritengo il cammino verso il TTIP complicato, perché considero di difficile accettazione da parte degli Stati Uniti e degli interessi, attesi gli standard (modesti, se non minimi) assunti al loro interno.

Sull'Autore

Giuseppe Lauricella

Giuseppe Lauricella

Professore di diritto pubblico e costituzionale, avvocato cassazionista. Già Deputato nazionale del Partito Democratico. Commissione affari costituzionali.

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