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Il voto: il nuovo è “contro. Il meglio del vecchio, assente per vergogna

Il voto: il nuovo è “contro. Il meglio del vecchio, assente per vergogna
Giugno 21
10:33 2016

La danza della pioggia, anche se si sa che non fa piovere. Però, ci si muove…
A questo pareva ridotto il ricorso alle urne, in questo Paese che non crede più in se stesso; i cui dirigenti non si fidano degli elettori (infatti, è invalso l’uso, poco importa se anticostituzionale, di nominare i governi, e poi rimediare loro una maggioranza purchessia, magari fidando nel potere di influenza su lotti di parlamentari, di personaggi impresentabili, persino galeotti).

Per la serie: la democrazia è una cosa troppo seria per lasciarla nelle mani del popolo; meglio tangentisti, detenuti per mafia, piduisti, pitreisti e piquartisti condannati e sotto inchiesta per un’altra mezza dozzina di porcheria, ma messi lì a dare la maggioranza di destra a un governo sinistro, ben imparentato con banche fatte fallire a danno di soci e correntisti truffati e a vantaggio di pochi impuniti.

Poi, si va a votare e si scopre che la danza della pioggia forse ancora fa piovere e addirittura può provocare una mezza alluvione. C’è poco da commentare sui risultati delle amministrative appena concluse: ha vinto il disgusto: i non votanti sono il primo partito; il che dovrebbe condannare una intera classe dirigente, che invece si attacca ai “d’altronde, pertanto, per quanto, del resto”, per restare dov’è, a dispetto dei santi (o, almeno, dei tanti, comunque dei più).

La minoranza che vota, a maggioranza sfancula questa banda di usurpatori con la complicità del presidente della Repubblica (Napolitano, emerito ed effettivo; Mattarella, di diritto e apparente).

Al noto rottamatore-bla-bla di Firenze bisogna riconoscere che il suo partito ormai ce l’ha fatta a rottamarlo: ne rimane sempre meno, e quel poco quasi da schifo, salvo eccezioni a volte incomprensibili, se non con la confidenza che mi ha fatto uno dei migliori, meridionale, ormai defilato: «So che dovrei andarmene, ma sarebbe come andarmene dalla mia vita: ci sono entrato che si chiamava Pci e avevo i calzoni corti; sono stato con i braccianti nelle campagne, nelle scuole con gli studenti, ho ottenuto cose belle, importanti, per la mia città. A quel punto, mi hanno messo da parte, perché la regola è che non devi crescere troppo, per non infastidire i padroni del partito. Così, non so se faccio meglio e soffro meno a restar dentro e lottare o a uscire e ricominciare, o proprio ritirarmi».

Questo dovrebbe spiegare il dato pazzesco di Napoli, dove solo un terzo degli elettori è andato a votare. Invece di inginocchiarsi e chiedere scusa, un tizio che non nomino per il decoro di questa pagina, ma che appariva quale rappresentante del quotidiano del Pd (ma chi mandate in giro?!?!?), ieri sera in tv spernacchiava de Magistris, perché eletto dalla maggioranza di appena un terzo degli aventi diritto al voto. E il presunto rimprovero veniva da chi, di quella minoranza, non ha preso nemmeno il poco che bastava per andare al ballottaggio con de Magistris!

Come se buona parte degli assenteisti al voto, a Napoli (e non solo) non fossero proprio del Pdi, schifati dalle porcherie del partito, offesi dall’appropriazione indebita, tramite commissariamento d’ordinanza, dell’area di Bagnoli, da parte del mai eletto capo del governo (sì, la Costituzione non lo prevede; ma alla democrazia non dispiace che chi comanda abbia il consenso dei governati. Dettagli, dettagli…); e, infine, invitati a votare per il centrodestra!

Quanto al resto: il Movimento 5stelle ridicolizza il Pdi ovunque; il Pdi si prende la soddisfazione di ridicolizzare la Lega a casa di Salvini, considerato che Varese è per il partito razzista italiano l’equivalente del Vaticano per i cattolici. E a Milano, il giocatore di tre carte dell’Expo, Giuseppe Sala, passa d’un soffio (quanti cinesi?).

Non voglio insinuare niente, ma se i voti, a Milano, li hanno contati come gli afflussi di visitatori all’Expo (ancora non sappiamo le cifre vere, visto che si sono inclusi fra i visitatori quelli che ci lavoravano e dovevano entrarci per forza, e biglietti regalati a pacchetti e orde di studenti attraverso accordi con il ministero di complemento…), io, fossi Stefano Parisi, lo sconfitto di misura, chiederei il riconteggio. Così…, visto che ci si è ancora riusciti con l’Expo…

Totale: votano in pochi; e quei pochi votano contro: 5stelle e de Magistris, per liberarsi dell’orda di affaristi che si è impadronita del Paese, tramite partiti trasformati in taxi: paghi la corsa e li usi. Il segnale è forte, fortissimo, pure se diranno di no e faran finta di niente (finché si può, si acchiappa). E le tante persone per bene e motivate che ancora sono in quei partiti degenerati a comitati d’affari ed etero-diretti, o non vanno a votare o lo fanno chiedendosi se ha ancora senso onorare una disciplina di partito che risponde a logiche e interessi non più condivisibili e spesso esterne. E se sia meglio tentare dall’interno di risanare un corpo marcio o uscirne e salvare i valori che li inducono alla nobile arte della politica, buttando la scatola in cui li hanno custoditi finora e ridotta a un verminaio.

Fateci sapere.

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