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Entrate in una cosca, in un partito o una loggia. E fatevi i soldi… o no?

Entrate in una cosca, in un partito o una loggia. E fatevi i soldi… o no?
Maggio 31
09:21 2016

Cari ragazzi, iscrivetevi a una cosca e a un partito di governo, e meglio ancora di sottogoverno (potrebbe anche bastare una sola firma, in alcuni casi, visto che non sempre è difficile distinguere fra l’una e l’altro); a una cosca, a un partito e a una loggia massonica (“deviata”, mi raccomando; ma non chiedetemi da cosa, perché “deviate” sono se vengono scoperte con il sorcio in bocca). E fatevi i soldi.

La tentazione di farla finita è grande, perché anche la capacità di resistere ai conati di vomito delle prime pagine dei giornali ha un limite. E, forse, è quello che vogliono farci credere: che sono tutti così, che tutto è marcio e uno vale l’altro.

Non è vero; e la buona cittadinanza, il valore della libertà sono nella fatica e nella capacità di continuare a distinguere per scegliere e, soprattutto, di testimoniare e fare.

Ma tocca ripeterselo, più volte, mentre leggi dell’amministratori regionale Pd a cui mantengono seggia e appannaggio, nonostante la carcerazione per traffico internazionale di droga; di “esperti” (nel senso che ne hanno fatte di tutti i colori, a scorrere l’elenco delle imputazioni da cui devono difendersi) parlamentari che si occuperanno delle nuove leggi, anche sulla giustizia; del padrone del governo, Denis Verdini, che va in soccorso del Pd napoletano, per far vincere (?) le comunali alla candidata “di sinistra” che il capo del governo si è portato, in spot elettorale in Prefettura, escludendo tutti gli altri, sindaco De Magistris compreso.

Verdini metterà insieme tutti quelli che il Pd, ufficialmente, non può imbarcare (il presidente regionale del partito è appena finito sotto inchiesta per presunti favori al clan dei casalesi).

Ma non è vero che “il Pd è un partito di merda”; nessun partito è “di merda”: gli onesti sono dappertutto e i disonesti pure. Ma quando, anche per gli onesti, la ragione di partito e il vincere a tutti i costi comincia a diventare l’unica cosa che conta, la loro personale onestà diventa il coperchio del verminaio. Non avere sporchi interessi personali, non approfittare a proprio vantaggio dei poteri che si gestiscono non diminuisce la colpa della complicità.

A che serve che tu non rubi se grazie a te lo fanno altri? Insomma, se siete contenti di vincere con quelli che raccatterà Verdini, mi dite dov’è la differenza fra voi e quegli altri che non potete manco presentare come veri alleati, e vi illudete di farci credere che non sono dei vostri, dicendo: “Non stanno nella maggioranza”? Noooo, non stanno nella maggioranza: ne sono soltanto i padroni, tenendola stretta per le palle.

Ovviamente, se un partito ha in mano il governo, le possibilità di fare porcherie sono immensamente più grandi; come gli appetiti dei disonesti e le responsabilità degli onesti complici di silenzio e “aspettiamo la Cassazione”. Non ve la lavate l’anima per avergliene “dette quattro” e poi votato per loro e con loro.

Verdini ha per suo “punto di riferimento” quel Dell’Utri che era già tanto influente sui governi Berlusconi. È uno che sta in galera per mafia, condannato definitivo. Un errore giudiziario, certo. Poniamo, solo per ipotesi, che Dell’Utri chieda un favore a Verdini. Né l’uno lo farebbe mai, lo sappiamo tutti; né l’altro accetterebbe di favorirlo in cose men che lecite; e fin qui non ci piove. Ma noi una ipotesi per assurdo stiamo facendo, solo per mostrare che alla moglie di Cesare non basta essere al disopra di ogni sospetto, deve pure sembrarlo.

Se uno sospettasse che Dell’Utri (a poche celle di distanza da Riina) chieda qualcosa tramite il suo dichiarato ammiratore Verdini, il governo che si regge grazie a Verdini cosa risponderebbe?

Ovviamente: «Faccio finta di non aver sentito niente. Ora torniamo a lavorare insieme per il bene del Paese, per le energie rinnovabili, il riscatto del Sud, facendo linee ferroviarie, autostrade e premiando le vere “buone” università…», insomma, quel che fanno normalmente, su! Ma la moglie di Cesare “sembrerebbe” insospettabile, oltre che esserlo?

Verdini corre in soccorso alla candidata Pd di Napoli, rastrellando quel che può (non c’è bisogno di lavorare troppo di fantasia: ci sono già nomi e cognomi; senza contare chi potrebbe tornare a piede libero in tempo e proporsi sul mercato dei voti).

Voi non ci crederete, ma uno-uno che si domanda: «In cambio di cosa?», c’è. Ebbene sì. E qualunque cosa sia, per garantire il soccorso, Verdini, e quelli che si muovono spinti dagli stessi ideali, l’hanno avuta. E non parliamo manco più di eventuali desideri (legittimi, non malignate) di Dell’Utri. Mica c’è solo lui.

Tutti noi abbiamo amici, conoscenti che sono nel Pd, che ci stanno magari malissimo; convinti di poter risanare il partito; che pensano sia sbagliato lasciarlo nelle mani di chi lo usa solo come comitato d’affari. Forse, invece di continuare a menarla con il “Sì, però i 5stelle”, bisognerebbe cominciarsi a chiedere se il presunto risanamento del Pd non stia cominciando a diventare, per alcuni, l’alibi per non abbandonare la casa in cui, magari, si è fatta politica con impegno, per una vita e, non si debba uscirne e cercare di ricominciare in un ambiente meno compromesso.
Gli altri non sono generalmente meglio; ma chi più comanda, più è colpevole.

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Pino Aprile

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