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«Vogliono le sorgenti irpine per prendersi il Sud. Adottate il modello Napoli»: Acqua, parla De Magistris

«Vogliono le sorgenti irpine per prendersi il Sud. Adottate il modello Napoli»: Acqua, parla De Magistris
Marzo 06
09:31 2016
De Magistris: «L’unica maniera per vincere questa guerra è mettere in sicurezza le fonti. Perché è chiaro che l’obiettivo è quello di mettere le mani lì per poi puntare non solo alla Campania ma all’intero Meridione. Sono convinto che ad Avellino come altrove andrebbe esportato proprio il modello ABC, ovvero quello dell’Azienda Speciale»

Sindaco De Magistris, qual è il suo giudizio sulla nuova legge regionale per il riordino del ciclo integrato delle acque?

«Il giudizio non può che essere negativo, si tratta di una legge avversa – in linea con il paradigma imposto dal governo nazionale – alle scelte compiute dalla città di Napoli. Scelte che attueremo anche per l’intera città metropolitana. L’intero quadro normativo definisce una strategia di accerchiamento a Napoli, unica realtà nella quale il verdetto referendario di cinque anni fa ha trovato effettiva declinazione. Noi abbiamo dato vita ad ABC, trasformando il vecchio gestore, una S.p.a. con una enorme massa debitoria, in un’Azienda Speciale. Non è stato facile ma lo abbiamo fatto. Alla fine la vera rivoluzione è quella che si fa governando e se quella referendaria è stata una straordinaria vittoria, nel Paese, fatta eccezione per Napoli e qualche altra piccola realtà, è rimasta congelata nelle urne. Una rivoluzione che ha già portato i suoi frutti, ABC non solo è solida ma produce utile. Gestisce l’intero ciclo integrato, possiede l’intero sistema fognario e le condutture. I numeri parlano chiaro, in questi anni abbiamo garantito alla cittadinanza un servizio capillare ed efficiente con risparmi significativi in bolletta e incrementando anche la capacità nell’offerta dei servizi, garantendo anche il controllo di tutto il sistema fognario abbiamo elevato un argine anche rispetto a patologie ed infiltrazioni sul terreno delle gare d’appalto. È chiaro che questo obiettivo è stato raggiunto grazie al coinvolgimento di grandi competenze ed attraverso una ostinata idealità, non abbiamo indietreggiato di un millimetro rispetto all’obiettivo né abbiamo lasciato margini a politiche clientelari o all’ingerenza di interessi particolari. Ora siamo a lavoro per estendere questo modello all’intera città metropolitana, ovvero ai 92 Comuni che gravitano attorno a Napoli. In tal modo ci opporremo allo schema definito dalla giunta regionale, questo è il miglior modo che abbiamo per combattere quella deriva».

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Luigi De Magistris  L’intervista delinea il nascere di una alternativa civile e di sinistra

Una deriva che potrebbe trovare genesi proprio in Irpinia. Come sa in provincia di Avellino ci sono le sorgenti che danno l’acqua a Napoli e a buona parte dell’Italia Meridionale. È venuto a galla che all’insaputa di tutti è stata avviata una mediazione tra i livelli manageriali di Alto Calore Servizi e di Ge.se.sa., soggetto gestore di proprietà di Acea che opera a Benevento ed in pochi altri comuni sanniti. Un pericolo anche per Napoli e per l’intera regione?

«A Napoli abbiamo vinto ma non abbiamo vinto la guerra. L’unica maniera per vincerla è mettere in sicurezza le sorgenti, dunque l’acqua irpina. Perché è chiaro che l’obiettivo è quello di mettere le mani lì per poi puntare non solo alla Campania ma all’intero Meridione. Sono convinto che ad Avellino come altrove andrebbe esportato proprio il modello ABC, ovvero quello dell’Azienda Speciale. Noi ci saremo, ci sarà quest’amministrazione e ci saranno i comitati con i quali non abbiamo mai smesso di lavorare e confrontarci. Già nelle prossime settimane daremo vita, proprio qui a Napoli, ad un forum internazionale sull’acqua pubblica, con il coinvolgimento diretto di esperienze europee per dare forza al fronte a tutela della risorsa idrica come bene comune. Ci sono realtà come Parigi ed altre importanti metropoli del Continente che dopo aver sperimentato la via della privatizzazione, pagandone il prezzo, stanno facendo marcia indietro: anche questo dovrebbe far riflettere».

Da Magistrato considera questa legge regionale incostituzionale?

«Assolutamente sì e stiamo lavorando anche su quel terreno proprio insieme ad ABC e ai comitati. Se sarà necessario arriveremo sino alla Corte»

Lei sa che queste multinazionali operano in diversi settori, dall’acqua ai rifiuti passando per l’energia. Non teme che il modello acqua possa estendersi anche agli altri ambiti?

«Ma è chiaro che quella dei servizi è una partita nazionale ed è altrettanto evidente che Napoli si pone in assoluta controtendenza rispetto alle linee definite dal governo. Altrove quelle linee sono state recepite attraverso scelte di chiara matrice liberista poste in essere da giunte regionali e da tanti sindaci. Noi abbiamo riorganizzato l’intero sistema dei servizi sottraendoci alla logica dell’esternalizzazione. Pensiamo a quello che abbiamo fatto con il nostro patrimonio immobiliare, oggi completamente gestito dalla Napoli Servizi, società interamente del Comune, pensiamo alla rivoluzione compiuta sui rifiuti, con un processo di internalizzazione che ha superato la parcellizzazione della filiera gestionale che lasciava spazi di agibilità ad interessi spesso opachi, per usare un eufemismo, restituendo alla cittadinanza un servizio assolutamente efficiente. Stesso discorso sul trasporto pubblico, stesso discorso con la scuola comunale. Tornando alla sua domanda, è del tutto evidente che il canovaccio di questa giunta regionale è quello scritto dal governo nazionale, ed è per questo che siamo molto preoccupati per quello che potrebbe accadere proprio sui rifiuti. Da quel che ho potuto leggere si sta lavorando ad un quadro normativo che guarda al medesimo orizzonte a cui guarda la legge regionale per il ciclo integrato delle acque. Siamo accerchiati ed è per questo che dovremo allargare il fronte dell’opposizione a questo modello costruendo reti sui territori a partire proprio dalle aree interne».

Sindaco, quanto siamo distanti? Insomma, non crede che un dialogo tra fasce costiere e zone interne sarebbe funzionale all’intera Campania, tanto più in ragione della grande partita della riorganizzazione territoriale?

«La riforma Delrio, purtroppo, è stata concepita senza immaginare risorse ed è stata attuata senza un effettivo sostegno. I territori sono rimasti sguarniti, c’è anche molta confusione sul terreno delle funzioni e questo rende tutto molto più complicato. Ciò detto, per quello che ci riguarda, qualora i cittadini napoletani ci daranno il consenso necessario, spenderemo i prossimi cinque anni proprio per costruire un nuovo rapporto tra la città metropolitana e le aree interne, perché è del tutto evidente che la reciprocità è nei fatti, perché in quel rapporto si celano straordinarie potenzialità di progresso e sviluppo per l’intera regione, per Napoli e le fasce costiere come per i territori interni».

Ecco, dopo cinque anni al governo della Capitale del Mediterraneo il bilancio è positivo? La rivoluzione non è ancora compiuta ma De Magistris ci crede ancora?

«Quello che abbiamo compiuto è un miracolo laico, è persino difficile spiegare la situazione che trovammo quando varcammo la soglia di questo Palazzo. I bilanci ereditati non si tenevano, la città era fallita. Noi ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo evitato il fallimento, abbiamo garantito e migliorato l’offerta dei servizi, abbiamo garantito i livelli occupazionali, abbiamo restituito a Napoli un ruolo nazionale ed internazionale. Il sindaco di New York disse che Napoli è la città più difficile del mondo da governare ma noi lo abbiamo fatto capovolgendo ogni schema ed è per questo che ci candidiamo di nuovo, per tenere fede ad un impegno morale con la città. Dobbiamo portare a compimento questo percorso, in questi cinque anni abbiamo innanzitutto restituito dignità ed orgoglio al popolo napoletano ed abbiamo potuto fare tutto questo con competenza, coraggio e soprattutto autonomia. In primo luogo dai partiti e dagli interessi di consorteria».

De Magistris rivendica la sua natura civica?

«Al contrario, De Magistris rivendica la sua natura politica ma con la P maiuscola. Anche in questo abbiamo ribaltato la logica, tutto ciò che è politica viene considerato sporco e deteriore. Io non vengo dalla politica professionale ma questa amministrazione, alla luce di ciò che ha fatto, ha una fortissima connotazione politica».

 

 

 

 

 

Sull'Autore

Marco Staglianò

Marco Staglianò

1 Commento

  1. Lavoro
    Lavoro Marzo 06, 19:55

    Ritengo che De Magistris possa rappresentare una valida alternativa a Renzi. Concreta alternativa.

    Replica al commento.

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