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Equivoci sull’anarchismo

Equivoci sull’anarchismo
febbraio 05
12:00 2016

Che cosa sarebbe un’esistenza decisamente concentrata sul proprio Io, senza concessioni illusorie e pietistiche a istanze esterne o addirittura superiori (come la volontà di Dio, le leggi dello Stato, l’interesse della società, il bene comune dell’umanità, il progetto del Partito…)? Un taciturno e riservato insegnante tedesco ha dato la sua articolata e argomentata risposta nel 1845 scrivendo L’Unico e la sua proprietà. Il libro ebbe una certa fortuna nell’immediato, ma presto finì  – insieme al suo autore, deceduto non ancora cinquantenne nel 1856 – nel dimenticatoio. Alcuni decenni dopo, un giovane poeta inglese scoprì per caso il volume nella biblioteca del British Museum di Londra, ne rimase folgorato e dedicò molta parte delle sue energie intellettuali a conoscere, e a far conoscere, la figura e l’opera del pensatore tedesco dimenticato. Così nel 1898 John Henry Mackay pubblica il suo Max Stirner. Vita e opere che avrà due successive edizioni nel 1910 e nel 1914: un testo non molto più fortunato del capolavoro del suo protagonista e che sarebbe rimasto ignoto al pubblico italiano se non fosse stato tradotto ed edito (Bibliosofica, Roma 2013, pp. 227, euro 13,00) per precisa volontà di Giovanni Feliciani.  La farraginosità, tipicamente teutonica, dell’originale non è stata certo limata nella versione italiana per cui diversi passaggi si  devono rileggere due volte, talora poi per arrivare alla conclusione che l’autore   – se fosse stato meno analitico e puntiglioso – se li sarebbe potuto risparmiare: comunque la presenza di altre pagine più fruibili e più interessanti giustifica, nel complesso, la lettura del volume.

Da questa lettura si ricava, ad abundantiam, la risposta alla domanda che ci siamo appena posti: cosa sarebbe un’esistenza, rigorosamente e coerentemente, individualistica? “Niente di più e niente di meno della spiegazione di sovranità dell’individuo, la sua unicità e il fatto che sia incomparabile, questo è ciò che Stirner annuncia. […] Ci ha fatto pensare di nuovo ai nostri veri interessi, ai nostri particolari interessi profani, personali, propri e ci ha mostrato come proprio la loro osservanza ci ridarà la gioia di vivere che sembriamo aver perso e non gli interessi idealistici, sacri, degli altri e il fatto di sacrificarci nell’interesse di tutti. Mentre analizza lo Stato dei politici, la società dei socialisti, l’umanità degli umani [o degli umanisti ?] e ce li sottopone come barriere della nostra proprietà, dà il colpo di grazia all’autorità – ha rotto con la volontà dominante della maggioranza, della comunità e anche con i privilegi e, al posto del borghese, del lavoratore, dell’uomo fa il suo ingresso l’Io, al posto dello sterminatore spirituale il creatore in persona”.

Mackay, scrivendo a cavallo fra il XIX e il XX secolo, è talmente entusiasta da preconizzare per Max Stirner una fortuna che in quel lasso di tempo risultava impronosticabile: “Comincia con lui una nuova epoca nella vita del genere umano: l’epoca della libertà! Non abbiamo per essa ancora trovato un nome migliore di quello di anarchia: l’ordine condizionato dall’interesse reciproco, invece della mancanza di ordine del potere esistita fino ad oggi; la sovranità esclusiva dell’individuo sulla sua personalità, invece della sua sottomissione; la responsabilità personale per le sue azioni, invece della sua subordinazione – la sua unicità! […] Questo cambiamento nelle condizioni di vita sarà tanto enorme, e relativamente altrettanto veloce, quanto sicuro e non cruento, che il suo libro immortale eguaglierà soltanto quello della Bibbia in quanto a importanza.  Così come questo libro ‘sacro’ sta all’inizio del calendario cristiano e avrà i suoi effetti devastanti per due millenni quasi fino all’ultimo angolo della Terra abitata dagli uomini, questo egoista cosciente di sé e non sacro, sta all’ingresso della nuova era, all’insegna della quale viviamo, per esercitare un’influenza, altrettanto benefica, quanto è stata deleteria quella del ‘libro dei libri’ ”.

La previsione del biografo di Stirner pone almeno una questione a chi la legge dopo un secolo intero: tale previsione si è avverata? A me la risposta non sembra facile.  Se pensiamo all’anarchia come progetto politico che coniuga inseparabilmente i tre princìpi della Rivoluzione francese (libertà, uguaglianza e fraternità) mi pare che non si sia realizzata. Eppure Stirner sembra suggerire un’interpretazione riduttiva dell’anarchia come egocentrismo, come individualismo esasperato: in questo senso la storia del berlusconismo in Italia, ma tante altre vicende analoghe nel pianeta, sembrano attestare la vittoria netta del particolare sull’universale, del proprio sul comune. Insomma: se, e in quanto, teorico dell’anarco-capitalismo, Stirner ha davvero vinto molto più di quanto l’ignoranza diffusa sulla sua opera lasci supporre.

 

 

 

Sull'Autore

Augusto Cavadi

Augusto Cavadi

Filosofo consulente riconosciuto dall’Associazione “Phronesis”

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