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La banche italiane, la bad bank e i disastri provocati dai liberisti di casa nostra

La banche italiane, la bad bank e i disastri provocati dai liberisti di casa nostra
Gennaio 29
07:57 2016

Il nostro Paese ha privatizzato le banche. Iniziativa che non è servita a nulla. E che, anzi, ha aggravato lo stato delle stesse banche che si ritrovano piane di titoli ‘tossici’ e di ‘sofferenze’. Forse i nostri governati dovrebbero guardare a quello che ha fatto la Germania, che ha mantenuto nelle mani pubbliche una parte importante del proprio sistema creditizio 

In questi giorni si fa un gran parlare della cosiddetta “bad bank”, letteralmente: la banca cattiva, che Matteo Renzi è riuscito ad ottenere nel corso dei suoi colloqui europei. In questa banca, che dovrebbe essere finanziata dall’Europa, dovrebbero essere gettati tutte le ‘sofferenze’ (cioè i soldi prestati, per lo più a grandi gruppi economici che non hanno alcuna intenzione di restituire) che il sistema bancario italiano ha nel proprio portafogli. Quest’operazione viene prospettata come un successo da parte del governo, che ha ‘fatto valere’ il peso dell’Italia in Europa pretendendo di avere uguali diritti della Germania in fatto di intervento pubblico a sostegno del sistema bancario.

Su tutta questa questione è il caso di mettere un po’ d’ordine altrimenti rischiamo di fare la figura dei ‘Pepè’

La Germania nel periodo più acuto della crisi economica, cioè nel quinquennio che va dal 2008 al 2013, ha usufruito di 144 miliardi di euro a sostegno delle proprie banche, di cui 80 miliardi di euro a titolo di asset relief (acquisto titoli tossici) e 64 miliardi – equivalenti al 2,3 per cento del proprio PIL – per aumento di capitale. A tale proposito va ricordato che il 40 per cento delle banche tedesche sono pubbliche, per cui l’azionista pubblico per quella quota di banche non ha fatto altro che aumentare la propria partecipazione al capitale delle banche.

In Italia le banche che erano pubbliche e sono state privatizzate. Nemmeno un soldo di quanto ricavato dalla vendita è andato ad abbattere il debito pubblico, i soldi sono finiti chissà dove ed il debito pubblico è cresciuto in misura gigantesca. Questo è il risultato concreto delle privatizzazioni.

Del fallimento della politica delle privatizzazioni parleremo un’altra volta. Resta il fatto che il sistema bancario italiano è tutto in mano ai privati, ivi compresa la Banca d’Italia. In Germania non solo parte del sistema bancario è in mano pubblica, ma anche gran parte dell’industria è a capitale pubblico. E non è un caso che questa miscela economica pubblico-privato faccia di quel Paese la più grande potenza economica europea ed una delle maggiori potenze economiche mondiali. I liberisti di casa nostra farebbero bene a studiare quel che accade intorno a noi nel mondo per proporre soluzioni meno ideologiche.

Se la Germania, nel periodo appena ricordato, ha potuto compiere in favore del suo sistema bancario, almeno in parte, l’intervento pubblico, cioè il tanto detestato ‘aiuto di Stato’, l’Italia non è stata da meno. Infatti, intorno al 2012 almeno 100 miliardi di titoli di Stato, che le nostre banche non erano in grado di acquistare, perché stavano per esplodere, sono stati acquistati dalla Banca Centrale Europea (BCE), nel mercato secondario, attraverso l’intervento pilotato del Security Markets Programme, più comunemente noto come “Fondo salva Stati”. Tale intervento è stato equivalente al 7 per cento del Prodotto Nazionale Lordo, nonché al 25 per cento di quanto le nostre banche hanno già in loro possesso. Diciamo: un aiutino di tutto rispetto.

L’Italia è messa male perché nelle nostre fila ci sono parecchi liberisti da avanspettacolo, i quali sono buoni a fornire ricette che tolgono diritti ai cittadini in nome dell’austerity e del necessario abbattimento del debito pubblico, che sarebbe la palla al piede della nostra crescita. Sta di fatto che da quando il sistema pubblico dell’economia produttiva è stato privatizzato noi non abbiamo più innovazione tecnologica e sistema economico competitivo.

Un solo esempio, appena accennato: l’ILVA di Taranto, che in mano privata si è ridotta ad una centrale di inquinamento e di morte e per metterla in sicurezza ambientale si è dovuto (si dice provvisoriamente) prenderla ancora una volta in mano pubblica. Se poi pensiamo che tutto lo staff che gira intorno al capo del governo Matteo Renzi è formato da ci opera nel mondo della Finanza, le ragioni della stagnazione è poco utile andarle a cercare in Europa, dove pure in parte risiedono. Sarebbe più utile cercarli in casa nostra, laddove quasi tutti gli asset produttivi sono stati ceduti ad operatori esteri: dalla meccanica al fashion, all’alimentare. E per colmare la misura abbiamo pure inserito nella nostra Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio ed abbiamo aderito senza esitazioni all’imposizione USA di operare l’embargo economico verso la Russia di Putin, recando danni incalcolabile al nostro export agroalimentare.

Questo il quadro dove i liberisti e gli atlantisti ad oltranza hanno posto il futuro economico, politico e strategico italiano. Ma noi non ce la prendiamo con questi apprendisti stregoni, preferiamo prendercela con Angela Merkel che fa soltanto gli interessi del proprio Paese, visto che l’Europa dei Popoli e delle nazioni unite si è completamente eclissata o, peggio, è completamente sparita dall’orizzonte temporale delle cose fattibili. Per dirla con i versi di una canzonetta di qualche anno fa: “E’ rimasta solo un sogno e nulla più”.

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Riccardo Gueci

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