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Il processo Borsellino quater, i depistaggi, l’avvocato Rosalba Di Gregorio e (l’ignorata) pista USA

Il processo Borsellino quater, i depistaggi, l’avvocato Rosalba Di Gregorio e (l’ignorata) pista USA
Dicembre 18
20:38 2015
 L’avvocato penalista Rosalba Di Gregorio sul processo Borsellino quater esprime su facebook un’opinione che riportiamo integralmente perché meritevole di attenzione.

Scrive l’avvocato Rosalba Di Gregorio: “E’ giusto così… la libera stampa ‘taglia alberi’ per informare la gente sui passi, uno per uno di Cuffaro scarcerato, mettendoci pure la foto della mamma (che andava tutelata). Oggi ci sta pure sul tema il pensiero di Ingroia di cui sentivamo la mancanza (o forse No). Poi ci sono le notizie, con decine di pezzi, pure sui giornali nazionali, sui particolari del blitz alla Guadagna (un quartiere di Palermo ndr). Ora la cronaca locale si dedicherà alla donna-nonna del clan Porta Nuova. Giusto, è la cronaca”.

“Al processo Borsellino quater (che è già una vergogna che si sia dovuto fare un quater) – prosegue l’avvocato – sfilano i magistrati dei processi precedenti. Imbarazzanti ‘non ricordo’. Sono passati vent’anni e più… Si capisce. Poi ci sono i contrasti di versione tra l’uno e l’altro, sottili (neanche tanto) rimpalli di ‘responsabilità’ (messo tra virgolette perché davvero nessuno accusa: si sta solo tentando di ricostruire!). Una scena triste… per la giustizia italiana, ma sopratutto imbarazzante”.

“Se ci fu depistaggio – scrive l’avvocato Di Gregorio – se i falsi pentiti furono liberi di calunniare e far condannare innocenti, o se furono ‘aiutati/indotti’ … non gli frega a nessuno. Se applicando le regole del codice (su questo i testi eccellenti concordano tutti: è l’unica cosa su cui concordano) tutti sono stati ingannati da un paio di balordi, elevati, sempre con il codice in mano, a rango di ‘pentiti’ non ci fa niente”.

“Cara libera stampa – prosegue la penalista – glielo vuoi dire ai cittadini, li vuoi informare del fatto che tutti sono in pericolo, se basta uno Scarantino, incolto e rozzo ma capace di pigliare tutti in giro, codice alla mano, per avere rubata la vita?”.

Il riferimento è a Vincenzo Scarantino, il collaboratore di Giustizia che si inventò una ricostruzione dei fatti legati alla strage di via D’Amelio poi risultata falsa. Il problema è che la verità è emersa anni e anni dopo: dopo che persone innocenti avevano scontato anni di galera!

“Glielo vuoi dire, cara libera stampa, ai cittadini? O non sei libera di farlo? Un abbraccio”, conclude Rosalba Di Gregorio.

Fin qui il post dell’avvocato Rosalba Di Gregorio, della quale il gesto di amicizia e di affettuosità conclusivo ci commuove e ci lusinga. Ma che con altrettanta affettuosità ed amicizia vogliamo dire alla cara Rosalba che, a parte la denuncia dell’essere dovuti arrivare al processo quater per non ottenere alcun risultato e l’essersi fatti buggerare da tal Scarantino, non è riuscita a dirci niente di merito, né a prospettare alcuna ipotesi.

Per quel che ci riguarda, le stragi del 1992 sono state commissionate oltre Atlantico a seguito della visita che Giovanni Falcone compì negli Stati Uniti seguendo la sua linea d’indagine: la via del denaro. Negli States Falcone ebbe i suoi abboccamenti dai quali ricavò notizie attraverso canali suoi di riferimento che non erano quelli ufficiali. Notizie che, prima di far ritorno a Palermo, riferì in un incontro riservatissimo nell’isola dell’Asinara a Paolo Borsellino. Da quel momento i due avevano segnato la loro sorte, costasse quel che costasse.

E’ appena sufficiente ricordare un fatto assolutamente marginale qual è il ritrovamento, da parte di un pescatore di Porticello, nel locale porticciolo, di un sacchetto contenente il T4, un esplosivo in dotazione alle forze armate, residuato bellico della guerra di oltre sessantanni prima. Ebbene, il pescatore non si è rivolto agli artificieri dei Carabinieri o dell’esercito. Ha consegnato l’involucro non si sa bene a chi, ma quell’esplosivo è stato usato nell’attentato di via D’Amelio. Chi se non il contro spionaggio americano avrebbe potuto disporre del T4? Ecco perché i depistaggi, le dichiarazioni fasulle di reità e di tutto l’ambaradan organizzato per impedire di risalire alle origini del misfatto.

La domanda da porsi nel corso del processo Borsellino quater è: a chi poteva giovare l’eliminazione dei due unici magistrati della Procura di Palermo che erano in possesso delle informazioni che lo stesso Giovanni Falcone aveva ricavato dalla sua visita negli Usa? Se si trova la risposta si risolve il processo, altrimenti…pippa.

L’avvocato Rosalba Di Gregorio di sicuro è molto giovane e quindi non può ricordare che un altro processo che ha segnato la storia d’Italia ha visto celebrare quattro edizioni e non è mai approdato ad alcuna soluzione. E’ il processo relativo alla Strage di Piazza Fontana a Milano. Ebbene, anche lì, immediatamente dopo l’esplosione delle bombe, sono iniziati i depistaggi e le responsabilità sono state attribuite agli anarchici. Ne hanno fatto le spese, prima il ballerino Pietro Valpreda, arrestato e poi assolto, e poi Giuseppe Pinelli, il quale, ‘vinto’ dalle prove a suo carico, si sarebbe lanciato dalla finestra del quinto piano della Questura di Milano.

Poiché la pista anarchica non portava da nessuna parte ci si orientò verso i fascisti di Ordine Nuovo e li vennero imputati gli editori Franco Freda e Giovanni Ventura, che di questa organizzazione di estrema destra erano animatori. Ma anche quelli vennero assolti a Bari per insufficienza di prove. Tranne poi a scoprire nel memoriale di Aldo Moro, prigioniero delle brigate Rosse, che nella vicenda di piazza Fontana i veri protagonisti erano stati i servizi segreti ‘deviati’. Da chi?

Cara avvocato Rosalba De Gregorio, lo ricordi per il futuro: la Sicilia è di fatto una colonia americana al centro del Mediterraneo, anche se formalmente appartiene al territorio nazionale italiano ed europeo. Qui da noi non si muove foglia senza che Washington non lo voglia. E nel caso dei processi Borsellino ce ne saranno il quinto e seguenti, ma la verità non verrà mai fuori, salvo a non essere capaci di far uscire l’Italia dal Patto Atlantico e dalla Nato, liberare la Sicilia da questa ipoteca ed eliminare tutte le basi NATO e USA sul nostro territorio.

In assenza di questo, “tutto il resto è noia”.

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Riccardo Gueci

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